Bambini in alto mare
<<indietro

Adozioni internazionali. Sono partiti i 45 giorni di tempo per la nomina dei nuovi membri della Cai “Buttiamoci alla spalle 3 anni di stallo e inefficacia. Ora forse è la volta buona”

dellamonicaIeri, 13 febbraio, è scaduto il mandato di Silvia Della Monica, vicepresidente, ma per lungo tempo anche delegata a presidente, della CAI, la commissione adozioni internazionali. Da oggi partono i 45 giorni di tempo per la nomina dei nuovi membri. In questo periodo il mandato è prorogato per legge, ma non ci si aspettano azioni eclatanti, dice il blog “Quarantadue”, come non eclatanti, almeno dal punto di vista delle azioni svolte, sono stati gli ultimi tre anni. Da quando infatti il presidente del consiglio ha nominato Silvia Della Monica, anzi, più esattamente, da quando con una forzatura alla legge e allo statuto, Renzi ha dato alla Della Monica entrambe le responsabilità, di presidenza e vicepresidenza, i lavori della commissione hanno subito un brusco stop, tanto che non ci si ricorda praticamente più a che data risale l’ultimo verbale di riunione dei membri. Sembra che ce ne sia uno ancora da stilare, uno dell’ultima data che ha visto la commissione abbandonata su due piedi dalla vicepresidente, proponendo un aggiornamento di seduta che non ha mai avuto luogo.

Un atteggiamento abbastanza abituale, continua il blog “Quarantadue”, da parte della Silvia Della Monica, tenuto non solo con la commissione e con i suoi membri, ma avuto molto spesso anche con le aspiranti famiglie adottive che hanno rivolto le loro richieste di aiuto direttamente a quegli uffici romani che più di tutti avrebbero dovuto avere a cuore le loro sorti e quelle dei loro futuri figli. Non è solo nei servizi delle “Iene” di Italia1 che si è potuto notare il suo atteggiamento sfuggente, magari comprensibile di fronte a delle telecamere in cerca di scoop e di polemica, ma possiamo riportare il caso di due giovani sposi che si sono rivolti per questioni particolari e personali, alla CAI già nel 2014, a inizio del suo mandato.

La loro vicenda ha dell’incredibile, soprattutto se si tiene conto della particolare condizione, precisa il blog “Quarantadue” in cui si trova una giovane coppia in cerca di dare spazio al suo interno ad un bimbo sfortunato. Dietro ad un regolare appuntamento, invitati ad andare ad approfondire la loro problematica direttamente alla presidenza, si sono visti relegati per ben tre giorni in sala d’aspetto, costretti ogni sera a tornare in albergo per ritornare la mattina dopo letteralmente a sperare di essere ricevuti da una presidente oberatissima di lavoro, almeno secondo le parole della dottoressa Donatella Piazza, unico membro della commissione che si è degnato di rivolgere la parola ai due malcapitati.

Come nelle migliori storie di burocrazia all’italiana, alla fine dei tre giorni, i due sono stati rimandati a casa con tante scuse e neppure un nuovo appuntamento, con tante raccomandazioni di stare tranquilli, ma anche con la amara rassegnazione e la certezza nel cuore che il loro problema non sarebbe mai stato preso in esame.

Potremmo elencare i numerosi casi che hanno messo in cattiva luce le adozioni internazionali e che in un modo o nell’altro hanno richiesto l’intervento della CAI: in Kirghizistan, in Congo, in Etiopia ci sono state situazioni che hanno visto enti diversi alle prese con condizioni internazionali mutevoli e complicate e per le quali non è facile stabilire se la CAI abbia effettivamente fatto tutto quello che era in suo potere, nell’interesse dei minori coinvolti, o abbia messo in atto scelte “oculate” con altri fini. Infatti la materia è particolarmente infida a causa del fatto che i documenti sono secretati, a tutela della privacy dei soggetti, ma questa tutela si tramuta in un ostacolo quando dietro il segreto si insabbiano comportamenti poco chiari. Comunque senza bisogno di evocare irregolarità dove non possiamo controllare, molteplici restano i punti aperti che generano forti perplessità sul comportamento della CAI negli ultimi anni: rapporti statistici, anche di valore, necessari a stilare bilanci europei sulle adozioni, che sono fermi al 2013; accordi bilaterali presi, ma non comunicati agli enti accreditati, come quello famoso con la Cina che il CIAI ha denunciato nel 2016; mancanza di controlli sugli enti, come sui due nella bufera negli ultimi mesi, Airone e Enzo B, che continuavano ad accumulare coppie su paesi dai quali era evidente che non sarebbero mai arrivati tutti quei bambini.

E come non parlare delle ulteriori difficoltà, distribuite dal 2010 a oggi, a pioggia, su tutte le coppie adottive che non hanno ancora visto i rimborsi alle loro contingenti spese adottive? Dove finiscono i soldi stanziati per la CAI? Dal 2007 progressivamente i soldi destinati ai rimborsi sono sempre più stati destinati al mantenimento della struttura, per fare cosa non si è capito, vista anche la scarsità di personale che viene rilevata dagli occhi dei pochi che hanno avuto la fortuna di entrare negli uffici di via di Villa Ruffo. 15 milioni nel 2015 per un’iniezione di fiducia nelle adozioni internazionali; i 20 milioni stanziati nel 2016 per la Boschi dovevano essere un punto di ripartenza; 5 milioni in più nel 2017, ma quest’anno hanno finito le motivazioni fantasiose.

Certo è che tutta una serie di “incidenti” e di malfunzionamenti riguardo ad un così delicato modo di “fare” famiglia, così parallelo e legato a doppio filo ad un governo che la famiglia ha tentato con ogni suo mezzo di distruggerla, puzza un po’. Del tutto strumentale, agli occhi di chi ha seguito un po’ la vicenda, appare la questione di lana caprina sollevata dalla Della Monica riguardo al conflitto di interessi che vedrebbe Simone Pillon come membro fuori luogo, rappresentante del Forum delle Associazioni familiari, che al suo interno vedono Ai.Bi. tra i soci fondatori.

Per stessa ammissione di Pillon, pochi giorni fa in Senato, lui non ha niente a che fare con Ai.Bi., non è neppure padre adottivo, oltre al semplice fatto che è lo statuto stesso della CAI che prevede un membro di quel tipo, proveniente dal Forum, nato con Ai.Bi. al suo interno. Ma forse certi personaggi sono scomodi indipendentemente dal fatto che siano interni o esterni, certe richieste e certe verità gridate da sotto il palazzo disturbano e vanno silenziate, in un modo o nell’altro.

La speranza comunque è che siamo alla fine di una tormentatissima stagione costellata di abusi di potere, inadempienze e disfunzionalità di un istituto che in passato è riuscito a condurre il nostro Paese in cima alle statistiche mondiali riguardo ai successi nel campo delle adozioni internazionali e che oggi, al costo di 20 milioni di euro all’anno, invece non riesce neanche a produrre la documentazione dalla quale si evincerebbe che 7 bambini al giorno non trovano una madre e un padre che li vorrebbero accogliere perché c’è un collo di bottiglia statale che ha per loro altri progetti.

Fonte: quarantadue.ianix.net

 


EMERGENZA SIRIA