In questi ultimi tempi stiamo registrando con una certa frequenza una tendenza particolare: le coppie che accolgono un bambino con l’adozione internazionale scelgono di cambiargli il nome.
In alcuni casi si tratta di una vera e propria esigenza in quanto il nome risulterebbe impronunciabile in italiano e rischierebbe di essere fonte di derisione o difficoltà per il bambino; in altri casi invece è una scelta legata esclusivamente alla volontà dei genitori di poter sceglierne uno tra quelli che hanno sempre desiderato.
Eppure la scelta di decidere il nome del proprio figlio, se in maniera astratta è del tutto legittima, nel caso di un bambino che viene adottato è molto delicata e rischia di creargli una serie di problemi legati alla sua identità. Cambiare nome, infatti, equivale a cancellare con un colpo di spugna il suo passato che, per quanto doloroso e difficile, rappresenta comunque le sue radici. Scegliere un altro nome significa tagliare per sempre il legame con il Paese di origine, calpestare il senso di appartenenza del bambino a quelle tradizioni e a quei vissuti che invece dovrebbero rappresentare un bagaglio prezioso per costruire una nuova vita in Italia, accanto alla sua famiglia.
Le differenze culturali che ogni figlio adottivo vive fin dai primi momenti del suo arrivo in Italia comportano di per sé un notevole sforzo “ricostruttivo” per riordinare la propria identità e la propria vita (passata e futura). Cambiare il suo nome equivale a rendere ancora più complesso questo delicato momento di passaggio e creare incertezze per la vita futura.
E’ per questo che gli esperti in materia di infanzia sono contrari alla decisione di cambiare il nome, a prescindere dall’età del bambino.
Lasciare il suo nome significa rispettare il diritto del minore alla sua identità, accogliere non solo il bambino ma anche la sua cultura e il suo passato.
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penso sia sbagliato cambiare nome,il mio bambino terra il suo nome.
Cambiare il nome è ammissibile solo caso di nomi impronunciabili, come dice la scheda.
Mantenere quello originale (che nel nostro caso è pronunciabilissimo, anche se spesso viene storpiato, sia nella pronuncia che nella scrittura) serve certamente a mantenere l’identità del figlio, ma è anche un modo per noi genitori di entrare, anche per quella porta, nel suo mondo. Nel nostro caso abbiamo sentito l’esigenza (ma c’era un motivo contingente particolare) di aggiungerne un secondo italiano a nostra figlia. Tengo molto a questo secondo nome, e soprattutto nelle occasioni ufficiali pretendo che vengano usati entrambi: ma se dovessi sceglierne uno solo, mille volte quello originale.
credo che la cosa più semplice oltre che “giusta” sia lasciare il nome originario e donare un secondo nome come segno di riconoscimento dell’identità e di accoglienza
E’ UNA VERA E PROPRIA BARBARIA. IL NOME E’ L’UNICA COSA CHE HANNO DALLA NASCITA E DEVE RIMANERE TALE COME A TUTTI!!
Quando il nome è inpronunciabile si può optare per l’aggiunta di un secondo nome, oppure, quando possibile, per la traduzione in italiano
non ho cambiato il nome a mio figlio santiago x lasciargli un minimo di identità anche se aveva solo 6 mesi.x noi è bellissimo e unico come lui e come ogni bimbo adottivo. sta anche a significare, secondo noi, che i figli non si scelgono ma si amano e si accolgono in maniera totale. e se il nostro secondo bimbo dalla bulgaria avrà un nome difficile, cercheremo in utti i modi di impararlo e pronunciarlo al meglio…santiago poi ha lanciato una moda, gia 2 bimbi appena nati si chiamano come lui.NON ABBIATE PAURA DI CHI NON CAPISCE QUESTA SCELTA, LASCIATELI PURE RIDERE O SCHERNIRVI, NOI SIAMO PIU’ FORTI!!!
Credo che si possano fare delle eccezioni, per non complicare troppo la vita di chi viene accolto, magari evitandogli inutili derisioni. Ma principalmente sono per mantenere il nome originale. Ho provato a immaginarmi io chiamata con un altro nome… sarebbe davvero disorientante. Accogliere senza aspettative credo sia la cosa più complicata da farsi. L’accoglienza comprende la totalità della persona, nome compreso.
Sono d’accordo nel caso in cui sia davvero difficile da pronunciare in italiano, trovo ridicolo cambiare un nome latino tipo Carlos a favore di un’altro come Andrea, questo certametne no, ma quando il nome rischia di diventare un’eterno problema e se il bimbo è piccolo e non ci è ancora tanto abituato perche no?
Cambiare il nome…ASSOLUTAMENTE NO!!!Nemmeno italianizzarlo oppure aggiungere un altro,non ha senso…Il nome è la loro identita e non si puo negare.
Molto più semplice imparare a pronunciarlo…
Cambiare il nome può anche voler dire aiutare il bambino a non dover dare spiegazioni a chiunque durante tutta la sua vita o a dover dire a chiunque “ciao, sono xxx e sono stato adottato”.
Sono valutazioni molto personali e, al di là delle dichiarazioni di principio che alla fine lasciano il tempo che trovano, mi piacerebbe conoscere degli studi su questo fatti su casi reali. Ne esistono?
mio figlio santiago sa di essere adottato e non ci trova niente di strano..NON E’ UNA VERGOGNA O UN TABU’ ESSERE UN FIGLIO O UN GENITORE ADOTTIVO… X LUI IO SONO LA SUA MAMMMA E QUELLA BIOLOGICA, COME DICE LUI “E’ SOLO QUELLA CHE MI HA FATTO NASCERE”
non credeo sia una cosa auspicabile, soprattutto per chi adotta bimbi”grandi”, il loro passato e’ loro, la nostra vita di famiglia e’ cominciata dal loro passato
Credo che cambiare il nome sia un’esigenza e non una necessità.
il nome viene già con la persona e, a seconda dell’età del bambino quando l’adozione non è effettuata, poiché non si può cambiare il suo nome in quanto fa già parte della sua personalità, sia legali e morali
Cambiarlo assolutamente no. Il ricordo in Ucraina di una coppia spagnola che chiamava bambino con il “nuovo” nome e lui neanche si girava. Concordo con Sabrina, a volte per evitare inutili derisioni e’ bene tradurlo o itanializzarlo.
Ho 24 anni,sono nata in ungheria. Sono stata adottata all’età di 8 anni. Prima mi chiamavo Melinda, poi ho voluto cambiare nome in Giulia, di mia spontanea volontà perchè avevo voglia di tagliare con il passato e di crearmi una nuova identità, e per fortuna i miei genitori adottivi mi hanno lasciato campo libero e non hanno voluto interferire con tale desiderio;(anche il nome è stato scelto da me, senza consigli di nessuno). Penso che la scelta debba essere fatta dalla persona stessa e non dettata dall’egoismo dei nuovi genitori, la volontà di slacciarsi dal passato e dalle proprie origini deve essere intrapresa dal bambino stesso, e capire chi vuole essere e cominciare a ricostruirsi man mano con l’amore di due persone
Aggiungo un’ultima cosa: ho letto alcuni vostri commenti, e tra questi ho letto la preoccupazione per il bambino di essere deriso per un nome non-italiano. Sono convinta che la derisione tra bambini possa esistere a prescindere dall’adozione (vedi esempio fenomeno del bullismo, favoritismi ingroup ecc..); penso che tocchi ai genitori infondere sicurezza ed incrementare autostima nel bambino, compito non facile sicuramente, ma è quello che dovrebbe fare tutti i genitori adottivi e non
Sono daccordo in parte in quanto vedendosi tornare da scuola vostro figlio in lacrime dicendo che tutti sbagliano il suo nome e che ogni bambino e ogni maestra ha un suo modo di italianizzare il suo nome non è bellissimo. Noi personalmente abbiamo deciso di cambiare il nome di nostro figlio con il corrispondente nome in italiano sostituendo le ultime lettere, la radice rimane. per lui comunque non è stato traumatico in quanto nella sua nazione il suo nome veniva sostituito con un nomignolo molto particolare. Si è spiegato al bimbo che si tratta semplicemente di una traduzione.
Ora lui e contentissimo e quanto gli viene chiesto (molto spesso perchè è un bimbo bellissimo) come si chiama e felicissimo di dire il suo nome senza ripeterlo 3 volte e spiegare che lui è adottato, che viene da un paese straniero ecc. ecc.).
Praticamente è stato lui a chiederci di farlo a noi piaceva moltissimo il suo nome (non il suo nomignolo).
Occhio a giudicare.
Costruire un’identità per chi ha un vuoto, un’angoscia arcaica dentro di se, legata all’abbandono, al rifiuto, non è facile. Non è facile crescere portandosi il peso della diversità dichiarata dal proprio colore della pelle, dai lineamenti del volto. E’ possibile se il genitore adottivo cerca di favorire una continuità tra passato (la storia, il sè del bimbo accolto) e presente. Cambiare il nome equivale ad affermare che questo processo non sia importante che il passato rimarrà tale e che ciò che conta è il presente. E’ un atteggiamento egoistico che risponde al desiderio-bisogno di sentire “proprio” il figlio adottato dimenticando che lui è venuto a nhoi con una sua storia che ha nella pelle, che è parte di lui come il colore dei suoi occhi e dei capelli…
Da bambina adottata a cui è stato cambiato il nome dico NO!
Sono nata in Brasile e sono stata adottata grazie all’a.i.b.i nel 1997 all’eta di 5 anni! La famiglia mi ha cambiato nome perché impronunciabile, non posso che disprezzare questa decisione, mi è stato portato via l’unica cosa che mi era rimasta della mia famiglia natia! La scelta dovrebbe essere lasciata ai bambini adottati più grandicelli che possono essere liberi di portare con se o no un ricordo così grande della loro famiglia.
I miei fratelli di sangue sono stati adottati da una famiglia diversa dalla mia e loro hanno mantenuto e loro nomi e anche i secondi nomi! Io ora la maggior parte delle volte (quando possibile) mi presento con il mio nome brasiliano e spero di poterlo cambiare presto!
simona dice:
29-03-10 alle 21:33SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON QUANTO SCRITTO
SONO FERMAMENTE CONVINTA CHE L’UNICA COSA CHE LASCIA IDENTITA’ AI BAMBINI ACCOLTI IN ADOZIONE SIA PROPRIO IL LORO NOME
ANCHE IN CASI IN CUI SIA DIFFICILE LA PRONUNCIA CREDO SI POSSA MODIFICARE O “ITALIANIZZARE” MA CAMBIARLO CON UN NOME PRETTAMENTE ITALIANO MI PARE UN GESTO EGOISTICO DA PARTE DI CHI LI ACCOGLIE COME PER VOLER CHIUDERE COL LORO PASSATO
IL LORO NOME E’ IL PRIMO SEGNO DELLA LORO IDENTITA’ CHE NON PERDERANNO MAI ED E’ BELLO IMPARARE A CONDIVIDERLA