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Strasburgo (1): la Romania conferma la chiusura delle adozioni

3024-300x300Nulla da fare per sbloccare la drammatica condizione di oltre 80mila minori fuori famiglia romeni. Dalla Conferenza di Strasburgo “Challenges in adoption procedures in Europe”, in corso in queste ore al Palais de l’Europe, arriva la conferma della chiusura delle adozioni internazionali da parte delle autorità rumene.

Un segnale forte, che annulla una volta per tutte le speranze nate dalla proposta del numero uno del’Ufficio rumeno per le adozioni (ORA), Bogdan Panait, di riaprire le adozioni internazionali. Panait aveva infatti chiesto, lo scorso ottobre, al Primo Ministro Emil Boc di favorire l’accoglienza di bambini con “bisogni speciali” (minori con più di sette anni, etnia rom, con più fratelli o problemi di salute) attraverso l’adozione internazionale. Purtroppo da Strasburgo è arrivata la conferma del blocco delle adozioni, decisione molto grave se si considera che l’adozione nazionale non è minimamente sviluppata nel Paese.

In tutto il mondo solo due stati hanno di fatto vietato l’adozione internazionale: Birmania e Romania. In entrambi i Paesi è preoccupante la condizione dell’infanzia con alti tassi di abbandono e un sistema di adozione nazionale poco sviluppato e debolmente sostenuto dalle istituzioni locali.

Eppure la situazione della Romania è differente da quella birmana, in quanto come Paese membro dell’Unione Europea, il governo di Bucarest dovrebbe aver assimilato una politica in linea con le strategie europee di protezione dell’infanzia.

A questo punto è lecito domandarsi: l’Italia quale posizione potrebbe assumere per far sì che sia pienamente tutelato il diritto dei minori alla famiglia? In altri termini il nostro Governo dovrebbe farsi carico di azioni di boicottaggio (quali la sospensione degli accordi bilaterali con la Romania, la richiesta all’UE di restringere il trattato di Schengen per chiudere le frontiere ai cittadini romeni o ancora la sospensione delle attività di collaborazione congiunta con le autorità romene) pur di esercitare forme di pressione politica ed economica per far sì che il Governo di Bucarest riveda la sua posizione sul sistema adozioni?

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michela dice:

08-12-09 alle 21:22

Oltre ad un sondaggio (lodevole ma di scarsa efficacia pratica), cominciamo ad esercitare una forte, fortissima pressione SULLA NOSTRA STAMPA per creare una tale corrente di pensiero che NESSUNO DEI NOSTRI POLITICI POSSA EVITARE DI CONOSCERE LA SITUAZIONE. Ai nostri politici DEVE arrivare un chiaro e potente messaggio che li spinga A FARE QUALCOSA DI VERAMENTE CONCRETO, UNA PRESSIONE A CUI LA ROMANIA NON POSSA SOTTRARSI. Ricordiamoci che l’Italia è il primo partner commerciale per la Romania e che in Italia vive la più folta comunità di rumeni all’estero di tutta l’Europa!!! Tutti gli enti autorizzati dalla CAI devono unirsi per uno sforzo comune in tal senso, insieme a tutti quelli che per posizione o possibilità possono sensibilizzare violentemente tutti i nostri Media!!!

Giovanni dice:

30-03-10 alle 01:13

Il condizionale è d’obbligo: il nostro governo dovrebbe … ma questo governo hs una particolare predilezione per mostrarsi forte con i deboli e deboli con i forti sul piano internazionale: fino a che Berlusconi si vanterà dell’amicizia con noti governanti democratici come Putin, Gheddafi e Lukaschenko, non andremo molto avanti su questo fronte.
Giovanni

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