Vai al sito di Amici dei Bambini

Le Storie dei bambini fantasma

Leggi  le storie dei bambini fantasma di Kenya e Congo. Aiutiamoli a ritrovare l’identità perduta.

.
.

Kevin, un bambino fantasma del Congo

Kevin
Kevin Matondo è un ragazzo di 12 anni, cieco dall’occhio destro.
Abbandonato da piccolo nell’area di un mercato, vive dell’elemosina dei venditori e dei passanti, che lo chiamano “Balosa”.
Dopo 3 anni di vita di strada viene accolto da un centro di accoglienza in cui gli viene cambiato il nome in Mapasi.

A 5 anni scappa e si ritrova nuovamente in strada, fino a quando viene portato in un centro di vocazione Cristiana Protestante, dove viene battezzato col nome di Kevin Matondo. Kevin dice di sentirsi come un oggetto che chiunque può manipolare o spostare. Ha perduto la stima in se stesso e si sente come un fantasma, vittima dell’ingiustizia sociale.

Non è registrato all’anagrafe e quindi non è riconosciuto come cittadino del suo Paese. A causa di questa instabilità, Kevin non sta bene da nessuna parte e fugge continuamente dal Centro nella speranza di trovare il suo posto nel mondo. Ma quello che ha trovato fino ad oggi è solo la strada.

J, un ex bambino fantasma del Kenya

J
J. ha 23 anni e per 10 anni ha vissuto in un istituto della città di Nairobi.

La sua testimonianza:

“Non avere un certificato di nascita ed una carta d’identità e’ come vivere in un’isola da solo, significa non esistere, non contare per qualcuno e non essere riconosciuto come membro della società… Non avere un nome significa non conoscere il giorno della tua nascita, non spegnere mai le candeline del tuo compleanno perché nessuno ha mai pensato di farti una torta o un regalo per una ricorrenza tanto amata dai bambini normali. Un bambino senza nome non ha passato, non conosce la propria storia e non sa che faccia hanno i propri genitori e se anche avesse il desiderio di conoscerli non può farlo perché non dispone dei mezzi per farlo. Poi ci sono tanti altri problemi da affrontare… a me è capitato di perdere delle opportunità lavorative perché non disponevo dei documenti necessari o anche di non poter frequentare un corso professionale. Per chi non ha i documenti diventa difficile viaggiare all’estero o anche all’interno del Kenya… anche una passeggiata diventa pericolosa perché puoi essere arrestato e non hai possibilità di provare alla polizia chi sei…”.

  • Facebook
  • email
  • Twitter