Bambini in Alto Mare

 

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Come vivono i figli dei profughi nelle strutture di accoglienza? Miracle, solo 5 anni, ma già “professore” di italiano

misnaNomina sunt consequentia rerum, dicevano i latini. I nomi sono la conseguenza delle cose. Un principio che sembra valere ancora oggi in molte situazioni che si trovano davanti ai nostri occhi. Anche nelle storie di accoglienza di Amici dei Bambini. È il caso, per esempio, di Miracle, un bambino di 5 anni ospite di una delle strutture di accoglienza per famiglie di migranti con figli, gestite da Ai.Bi. nell’ambito della sua campagna Bambini in Alto Mare. Miracle e la sua mamma hanno attraversato il deserto e poi il mare a bordo di un barcone, come migliaia di altre persone provenienti dal cuore dell’Africa, per trovare in Europa un luogo sicuro, lontano dalle guerre e dalla povertà che affliggono la loro terra. Ed è proprio qui in Europa, nella struttura in cui Ai.Bi. lo ha accolto, che Miracle ha realizzato ciò che indica il suo nome: un piccolo “miracolo”. Reso possibile anche grazie alla generosità dei nostri sostenitori.

La sua storia ci riporta all’inizio del 2016, quando Miracle e la sua mamma arrivano nella struttura di accoglienza di Ai.Bi. Il viaggio è stato pieno di sofferenze e lei risente dei gravi traumi patiti durante questa odissea. All’inizio non si fida di nessuno e non riesce a prendersi cura del suo bambino. Grazie all’affiancamento degli operatori di Ai.Bi., inizia quindi un percorso di supporto psicologico che la porta, con il tempo, ad aprirsi e a fidarsi sempre di più di chi la segue sulla strada dell’integrazione. Gli altri ospiti della struttura comprendono che la donna ha bisogno di supporto. L’intera piccola comunità si stringe attorno a lei e la aiuta a superare le sue difficoltà. Oggi, a poco più di un anno di distanza, ha superato il disagio iniziale, frequenta la scuola di italiano e insieme al suo bambino vive serenamente all’interno della struttura.

Miracle, nel frattempo, è diventato per tutti un piccolo eroe. I progressi della mamma e il supporto della comunità e degli operatori lo hanno reso sereno e oggi il suo personale “miracolo” è sotto gli occhi di tutti. Neanche 14 mesi dopo lo sbarco, va regolarmente all’asilo, parla benissimo l’italiano, è sempre curioso e riflessivo. Ama il cibo, i giochi e tutte le abitudini dei suoi coetanei italiani. In più è diventato un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli altri bambini della struttura in cui vive. Per loro è ormai una piccola guida per esplorare insieme il nuovo contesto. E ogni volta che arriva un nuovo piccolo ospite, a fare gli onori di casa è sempre lui.

Tutto questo è avvenuto grazie all’impegno quotidiano dei nostri operatori, volontari e famiglie e dal modello di accoglienza famigliare che facilita l’instaurarsi di rapporti di reciproco aiuto. Una realtà resa possibile solo con il supporto dei nostri sostenitori. Per aiutarci a garantire una giusta accoglienza ai più fragili tra i migranti che sbarcano sulle nostre coste, sostieni anche tu la campagna Bambini in Alto Mare.

 

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