Bambini in Alto Mare

 

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Accoglienza minori stranieri non accompagnati. Le famiglie ci sono, ma le istituzioni non le vogliono. Moretti (Ai.Bi.): “Solidarietà sprecata”

famiglia-vinciRicordate il caso della piccola Favour, la bambina di pochi mesi che, nel viaggio dal Nord Africa all’Italia a bordo di un barcone, perse la sua mamma? La sua storia commosse il nostro Paese e centinaia di famiglie si offrirono di prendersi cura della piccola. Che però finì in una comunità. Quello di Favour, purtroppo, è tutt’altro che un caso isolato. Nonostante migliaia di famiglie abbiamo dato la propria disponibilità ad accogliere i piccoli migranti che sbarcano senza genitori, questi quasi sempre finiscono in comunità o nei grandi centri di accoglienza. Amici dei Bambini, nell’ambito del suo progetto Bambini in Alto Mare, ha raccolto la disponibilità di circa 2.300 famiglie di tutta Italia, 300 solo in Sicilia. “Ma le istituzioni non rispondono e questo slancio di solidarietà viene sprecato”, commenta Diego Moretti, responsabile nazionale del progetto, in un’intervista rilasciata a “la Repubblica” giovedì 2 febbraio.

Una scelta, quella delle istituzioni, che non trova spiegazioni neppure in qualche motivo economico. L’affido famigliare dei minori stranieri non accompagnati, infatti, costerebbe meno del loro collocamento in comunità. Un minore in un centro costa 1.200 euro al mese, se collocato in famiglia invece non più di 800. “Precisamente alla coppia accogliente vanno 400 euro per il mantenimento del ragazzino – spiega ancora Moretti -, la parte restante va alla formazione che le viene fatta e ai professionisti che l’assistono”.

Fatto sta che sono solo poche decine i minori migranti soli che, dopo lo sbarco, sono stati affidate alle famiglie. Di queste, 17 sono a Messina e poche altre a Lampedusa. Dove il sindaco Giusi Nicolini crede fermamente nel progetto. “E’ una potenzialità che non viene sfruttata – dice il primo cittadino dell’isola -. La responsabilità per i minori che arrivano qui è del direttore del centro d’accoglienza. Spingo molto per camminare su questa strada perché la nostra comunità sarebbe ancora più protagonista e dimostrerebbe ancora di più la sua umanità”. Come hanno fatto Piera e Lillo Maggiore a Lampedusa e Caterina e Antonino Vinci a Messina, solo per citarne alcuni: testimoni di come l’accoglienza regali speranza ai giovanissimi migranti. O come attendono ancora di poter fare Grazia e Vincenzo Riso, che a suo tempo avevano già preparato le copertine per Favour, prima di vederla dirigersi altrove, nonostante abbiamo dato disponibilità all’affido fin dal 2011, anno del grande flusso migratorio seguito alle Primavere Arabe.

Le istituzioni sembrano non credere in questa forma di accoglienza – commenta con amarezza Dinah Caminiti, referente di Ai.Bi. in Sicilia -. Quasi sempre preferiscono ricorrere a strutture non adeguate a ospitare dei minori. Questo anche a fronte dell’aumento vertiginoso dei minori stranieri non accompagnati sbarcati in Italia – da 12.360 del 2015 a 25.700 del 2016 – e alla loro età media che, dai 15-17 anni, si va progressivamente abbassando.

Ai.Bi. comunque non si ferma e continua a promuovere l’affido dei giovanissimi migranti soli. E, anzi, rafforza il suo impegno per chi fugge da guerre, violenze e persecuzioni. Amici dei Bambini lancia infatti un appello a tutti i cittadini italiani proprietari di appartamenti al momento inutilizzati a metterli a disposizione per la realizzazione di piccole strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati e famiglie di migranti con figli, i più fragili tra i fragili tra chi arriva sui barconi. Per maggiori informazioni e disponibilità è possibile contattare Diego Moretti all’indirizzo e-mail diego.moretti@aibi.it o chiamare al numero 02.988221.

 

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