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Migranti, viaggio nell’inferno dei bambini: l’odissea dei minori stranieri non accompagnati vittime dei trafficanti. E in Italia una legge sull’accoglienza è ancora ferma

Men and boys, part of some 340 illegal migrants who were rescued by the Libyan navy off the coast of the western town of Sabratha when their boat began to take on water, sit at a shelter on May 12, 2014 in the coastal town of Zawiya, west of Tripoli. The rescue came on the same day Italy's navy said at least 14 migrants had died when their boat sank between Libya and Italy, the latest in a string of shipwreck tragedies to hit the Mediterranean. Libya has long been a springboard for Africans seeking a better life in Europe, and the number of illegal departures from its shores is rising. AFP PHOTO / MAHMUD TURKIA

L’inferno dei bambini è in Africa settentrionale. Lungo la rotta che dal Sahara porta al Mediterraneo e da lì all’Europa. Una rotta che però, quasi sempre, si ferma in Libia per molti mesi: una prigione di mille chilometri  fatti di violenze fisiche, psicologiche e sessuali. E che vede ogni anno centinaia, forse migliaia di giovanissimi migranti non farcela.

È questo il drammatico destino di tanti minori stranieri non accompagnati, spesso poco più che bambini, che lasciano la propria terra, i propri genitori e affetti in preda a guerre, fame, persecuzioni e povertà. Lo fanno caricandosi sulle spalle le speranze della loro famiglia per una vita migliore. Ma troppo spesso, il loro viaggio della speranza diventa un’odissea fatta di sofferenze, soprusi e morte.

“Un viaggio mortale per i bambini” è, non a caso, il titolo che Unicef ha dato al suo rapporto sulla situazione di minori stranieri non accompagnati che dall’Africa – in particolare Eritrea, Nigeria, Mali, Sudan e Costa d’Avorio, arrivano in Europa.

Innanzitutto i numeri. Dei 181.436 migranti sbarcati in Italia nel 2016, il 16% – pari a 28.223 – erano minori. Di questi, il 90% – 25.843 – è arrivato da solo, senza genitori o adulti di riferimento. A questi bisogna aggiungere quelli che non sono riusciti a toccare terra sani e salvi. Su 4.579 migranti morti durante la traversata, circa 700 erano minori.

Ma l’emergenza non è soltanto in mare. Perché se nel Mediterraneo si muore, sulla terraferma non è detto che si riesca a sopravvivere. In particolare in Libia, dove i centri di detenzione, la metà dei quali illegali, gestiti dalle milizie armate, “ospitano” centinaia di persone ammassate, senza cibo e acqua, in condizioni disumane e sottoposti al ricatto del “pay per go”, “pagare per partire”. Li chiamano “buchi infernali”: luoghi in cui il lavoro in catene e la tortura sono la norma. Da anni, ormai, la Libia è una polveriera, con milizie contrapposte che combattono tra loro e vanno a caccia di migranti per sfruttarli. La loro rotta è per la maggior parte controllata da trafficanti che vedono donne e bambini disperati come prede. Attualmente nel Paese nordafricano ci sarebbero 256mila migranti, di cui 30mila donne e 23mila bambini, un terzo dei quali non accompagnato. Stando ai dati ufficiali. Perché quelli reali, secondo l’Organizzazione internazionale della migrazione, sarebbero almeno il triplo.

La xenofobia e il razzismo, come denunciato dal rapporto Unicef, favoriscono violenze, abusi e sfruttamento di ogni tipo sui minori provenienti dall’Africa sub sahariana, che spesso finiscono nei centri di detenzione senza alcuna supervisione, sono costretti a elemosinare per procurarsi il cibo e non hanno accesso ad assistenza sanitaria.

Secondo i dati raccolti, 3 quarti dei bambini migranti dichiara di aver subito violenze, molestie e aggressioni durante il viaggio da parte di adulti e circa la metà delle donne e dei minori ha subito abusi sessuali, che vengono praticati sistematicamente alle frontiere e ai check-point.

Per coloro che riescono a superare le mille sofferenze del viaggio, purtroppo, neppure l’arrivo in Italia rappresenta un approdo sicuro. Non è un caso, infatti, se, al 31 dicembre 2016, 6.561 minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia risultavano irreperibili. Una grande emergenza che dovrebbe essere regolamentata da una nuova legge, votata alla Camera, ma ferma al Senato. Una legge che dovrebbe finalmente dare il via libera anche all’affido famigliare per i giovanissimi migranti, che Amici dei Bambini sostiene da sempre. Fin dal 2013, infatti, Ai.Bi. è attiva con la sua campagna Bambini in Alto Mare nel garantire un’accoglienza giusta ai migranti più fragili: minori soli, donne con bambini, famiglie con figli piccoli. Un impegno che è sempre più urgente rafforzare, soprattutto alla luce del fatto che gli arrivi di migranti in Italia in questo inizio di 2017 ha fatto segnare un aumento rispetto allo stesso periodo del 2016: nei primi 2 mesi, infatti, tra uomini, donne e bambini sono sbarcate 485 persone, contro le 425 di gennaio e febbraio dell’anno precedente.

Fonti: Corriere della Sera, Avvenire, La Stampa, Il Fatto Quotidiano

 

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