Madre va in discoteca e viene denunciata per abbandono di minori: le tolgono i figli ma, a rimetterci, è il padre separato

Una vicenda grottesca su Avvenire. Il tribunale rifiuta l’affidamento ai nonni, che sono benestanti e inseriti nel loro contesto sociale e manda i bambini in comunità

La vita di Giorgio, un padre separato con due figli, è estremamente complicata. La sua vicenda la ha raccontata, sul quotidiano Avvenire, il giornalista Luciano Moia, nell’ambito della sua inchiesta a puntate sul mondo dei bambini tolti alle famiglie d’origine. Origini sarde, Giorgio, figlio di due genitori benestanti e inseriti nel contesto sociale di appartenenza (lui diacono pemanente, lei catechista) si è laureato in Ingegneria elettronica al Politecnico di Torino. Dopo la laurea arriva il lavoro, in un importante gruppo multinazionale. A quel punto Giorgio decide di inseguire il suo sogno di vivere in un paese caldo, con il mare. Si trasferisce in America centrale e qui conosce una ragazza di cui si innamora. I due si sposano e, nel gennaio del 2012, tornano in Italia.

Madre denunciata? Via i figli al padre separato

Tutto, in quel momento, sembra andare per il meglio. Giorgio trova un nuovo lavoro come programmatore specializzato e, dall’unione con la moglie, nascono due figli. Qualcosa però, a quel punto, va storto. “È soprattutto la scarsa attenzione verso i figli mostrata dalla donna – racconta Moia – che preoccupa il padre. La moglie evidenzia ‘trascuratezze’ che potrebbero rivelarsi pericolose per l`incolumità dei bambini. Lui le fa notare, lei si infastidisce. Il malessere cresce. In casa ci sono alcune telecamere per il controllo da remoto, piazzate da Giorgio fin dai tempi in cui era studente, dopo un furto subito. Quando lui è al lavoro, lei si rivolge ai servizi sociali riferendo di un ‘marito-padrone’ che la controlla in ogni istante“. Così “senza possibilità di contraddittorio, le accuse della moglie si cristallizzano come verità assoluta. La donna viene consigliata – come lei stessa riferisce in una dichiarazione che è agli atti – di sporgere due denunce che, secondo i suoi legali, dovrebbero risultare ‘propedeutiche per avere l`affidamento dei figli’. E la situazione va sempre peggiorando. Scrive ancora Giorgio al presidente del Tribunale per i minorenni: ‘Nel gennaio 2016 il giudice mette in comunità protetta mia moglie e i figli solo perché riceve un`istanza urgente secondo la quale io continuavo a tenere le telecamere accese. Il giudice, senza neanche verificare la veridicità dell`istanza, con un colpo di penna polverizza la mia famiglia’. Su quali base? Non c`è nessuna prova di maltrattamento verso la madre e i figli: nessun certificato medico di percosse, nessuna foto di lividi, nessun audio di insulti, nessuna testimonianza, niente di niente. Nel giugno del 2016 la competenza passa dal Tribunale dei minori al Tribunale civile, perché la donna chiede la separazione. E tutto si complica ancora di più, i tempi delle udienze si allungano, la difficoltà per Giorgio di vedere i figli si amplificano”.

Questo nonostante, in seguito, le denunce per maltrattamento vengano archiviate, perché il fatto non sussiste. Giorgio non molla. “Pur di non perdere il diritto a quell`incontro settimanale – prosegue Moia – nonostante abbia perso il lavoro a causa del malessere psico -fisico di cui è vittima conseguente alla pesantissima situazione, decide di fare la spola ogni sette giorni tra la Sardegna e Torino. Eppure, ‘nel settembre del 2017 con il bene stare dei servizi sociali ottengo la liberalizzazione degli incontri. Unico vincolo era mettermi d`accordo con la madre. In questo periodo ho anche un riavvicinamento ‘affettivo’ con la madre e comunque la situazione si era completamente rasserenata”.

Poi, però, il colpo di scena. La moglie una sera esce in discoteca, lasciando i figli a casa. Completamente soli. I piccoli si svegliano a vanno a cercare la madre, per strada. Il risultato? La donna è denunciata per abbandono di minori. Il procuratore non ha dubbi: i due bambini devono andare in comunità. Anche se hanno dei nonni che non hanno alcun problema economico o sociale (oltre ad avere quattro figli tutti laureati) e anche se la legge dice chiaramente che quando i figli vengono allontanati dalla famiglia d`origine, va innanzi tutto verificata la possibilità di affido ai parenti più prossimi. Niente da fare. E, per Giorgio, l’incubo peggiora: ora vedere i suoi figli diventa impossibile. Figli che, come scrive il padre “subiscono l`ennesimo trauma, separati di nuovo da me e, questa volta, anche dalla madre, passati da una comunità ad una famiglia affidataria. Eppure i nonni, che hanno sempre tenuto i contatti con i nipoti, potevano essere destinatari di un affidamento temporaneo”.

Così, ora, sono proprio i nonni ad aver sporto ricorso. Ma, come scrive ancora Moia, anche qualora riescano ad avere ragione di questa situazione assurda, “chi ripagherà la famiglia di tanta sofferenza?“.

In casi come quello raccontato, Ai.Bi. – Amici dei Bambini da tempo richiede di prevedere la figura dell’avvocato del minore. Chissà che, in tempi di commissione d’inchiesta sull’affido e le comunità, non sia la volta buona.