Bambini in alto mare
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Savona. Da oggi riprende il processo contro ‘Airone’ per lo scandalo adozioni in Kirghizistan. Sotto i riflettori il ruolo di Silvia Della Monica

Si inizia a fare molto sul serio da oggi, nell’aula del Tribunale di Savona, riprende il  processo sulle adozioni in Kirghizistan che vede coinvolta la Onlus ‘Airone’. Ritenuta, tra le altre cose, molto vicina e ‘amica’ dell’ex-presidente della Commissione Adozioni Internazionali (CAI) e senatrice PD Silvia Della Monica.

Uno scandalo denunciato più volte e in molte sedi, nel corso di questi ultimi 3 anni, innanzitutto dalle famiglie che, a suo tempo, si erano rivolte alla Onlus in questione per adottare un bambino; ma che – stando alle intercettazioni contenute nelle circa 9mila pagine che i Pm savonesi hanno raccolto sul caso – si sarebbero ritrovate truffate proprio dall’ente a cui si erano affidati, fiduciosi di intraprendere un percorso di dono reciproco attraverso un’adozione internazionale. In particolare, secondo i magistrati, una volta revocata l’autorizzazione a operare nel settore, la Onlus avrebbe tentato di aggirare la normativa ‘fondendosi’ con altri enti o utilizzando realtà ‘prestanome’ per continuare condurre procedure adottive.

I fatti sono emersi per la prima volta grazie ad un articolo del Fatto Quotidiano. Proprio qui s’inserirebbe l’omesso controllo delle procedure che sarebbe invece spettato alla CAI, aggravato da intercettazioni secondo le quali – nel cuore della notte del 31 luglio 2014 – qualcosa di irriferibile sarebbe accaduto, negli uffici CAI, ad alcune carte e atti relativi proprio alle attività della Onlus. Fino all’intercettazione telefonica delle ore 3.45, in cui Dalla Monica avrebbe chiamato una collaboratrice ‘fidata’ per informarla che “ci siamo scordati in sacchetto in ufficio”. Con che cosa dentro? “Non hai idea di quello che ricostruivano quelle carte”, è il testo di un’altra intercettazione telefonica tra le due. Per gli inquirenti, c’erano gli atti di una contestazione disciplinare a una dirigente della CAI che avrebbe voluto denunciare quanto oggi è contestato alla sbarra a Savona. Dirigente prontamente rimossa, al tempo, con due denunce penali scritte di proprio pugno dall’ex-vicepresidente.

Da quel giorno, a parte il tentativo di discredito di realtà dell’adozione che non si sono mai prestate a ‘giochi di potere’ e hanno contestato la gestione ‘monarchica’ della CAI – quali Ai.Bi. – nessuna convocazione della Commissione, né alcun riscontro alle centinaia di e-mail inviate da enti e famiglie, rimaste inutilmente in attesa di un cenno di risposta per anni. Fino alla scoperta, con l’avvio dell’era-Laera, che l’indirizzo ufficiale di posta elettronica della Commissione, gestito unicamente da SDM, non era stato mai aperto per quasi un anno.

Forse proprio per questo, la recente riattivazione dell’e-mail e l’avvio del processo rappresentano entrambi, in modo fortemente simbolico, la volontà dell’universo dell’adozione internazionale di guardare finalmente avanti. E tornare nuovamente a regalare speranza e risposte concrete a chi cerca una famiglia e a quanti sognano di ricevere un dono chiamato ‘figlio’.

 

 

 

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