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Savona. Processo sulla truffa per le adozioni in Kirghizistan, difensore delle coppie chiede coinvolgimento della CAI: “Non ha vigilato”

Si è riaperto ed è stato subito rinviato al sei novembre prossimo, dal Tribunale di Savona, il processo sulle adozionitruffa in Kirghizistan, che vede sul banco degli imputati la OnlusAirone, alla quale 21 aspiranti genitori adottivi si erano rivolti per ottenere aiuto nelle pratiche per l’adozione internazionale, ma che al termine di un percorso a ostacoli si sono ritrovate senza il figlio tanto sognato e con il portafoglialleggerito. Della ripresa del processo e dello scenario in cui s’inserisce abbiamo già parlato ieri.

A suggerire al collegio giudicante di stoppare subito il procedimento per prendere tempo e valutare il da farsi, la richiesta presentata dal legale di alcune coppie truffate, costituitesi parte civile nel dibattimento. Secondo quanto riportato dalle pagine savonesi del ‘Secolo XIX’, infatti, l’avvocato Pierfrancesco Torrisi, legale di alcune delle famiglie, avrebbe puntato il dito, durante la sessione processuale, sul dovere di vigilanza della Commissione Adozioni Internazionali rispetto alle possibili frodi perpetrabili (e perpetrate) ai danni degli aspiranti genitori dei bambini kirghizi. Un dovere che, secondo il legale, non sarebbe stato assolto.

L’eccezione preliminare per la responsabilità civile della CAI, «documentalmente provata» secondo Torrisi, era stata peraltro già rigettata dal giudice per l’udienza preliminare Meloni.

Al sospiro di sollievo – almeno momentaneo – delle due imputate, Silvia La Scala – presidente di ‘Airone’ – e Inna Troukhan – interprete e collaboratrice della Onlus – ha fatto da contraltare il forte il risentimento e lo sconforto delle famiglie, che oltre al dolore per non aver potuto accogliere il dono di un figlio adottivo tanto sognato, ora temono la beffa: ovvero che, col passare del tempo e il mancato interesse – già finora limitato – degli organi di stampa nazionali sugli esiti del processo, lo scandalo possa finire nel dimenticatoio. E, magari, arrivare fino alla prescrizione per i presunti responsabili. Un’ipotesi che renderebbe ancor più pungente la ferita dello scandalo, resa più cruda con il sale della ‘mancata giustizia’. Con i rappresentanti CAI del tempo sullo sfondo, aleggianti nell’aria come ‘convitati di pietra’

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