﻿{"id":13635,"date":"2010-06-04T12:45:26","date_gmt":"2010-06-04T11:45:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/?p=13635"},"modified":"2010-06-04T14:49:38","modified_gmt":"2010-06-04T13:49:38","slug":"la-morte-inaspettata-dell%e2%80%99africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/la-morte-inaspettata-dell%e2%80%99africa\/","title":{"rendered":"La morte inaspettata dell\u2019Africa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/Bambini-africani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8657\" style=\"margin: 5px;\" title=\"Bambini africani\" src=\"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/Bambini-africani.jpg\" alt=\"Bambini africani\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Arriva da Elena Magoni, volontaria espatriata di Ai.Bi.  Nairobi (Kenya), la testimonianza di una perdita inaspettata: quella di un\u2019amica e collega che come altre persone in Kenya, molti dei quali bambini, non hanno la possibilit\u00e0 di essere curati per mancanza di strutture e risorse adeguate.<\/p>\n<p>Con la sua lettera aperta <strong>Elena Magoni vuole squarciare un velo di indifferenza e noncuranza per far sapere a tutti chi era Mildred.<\/strong> Non solo una giovane collega, gi\u00e0 membro del Consiglio di Amministrazione di Ai.Bi. Kenya, ma una donna piena di entusiasmo per la vita e il suo lavoro.<\/p>\n<p><em>\u201cMildred la prima persona che ho conosciuta in Kenya, una delle migliori amiche, una ragazza piena di vita, con un bellissimo sorriso e con tanti sogni, sogni di una ragazza di 31 anni di trovare un ragazzo, sposarsi, avere una famiglia, terminare i propri studi, venire con me in Italia in vacanza un giorno. Ci siamo incontrate a novembre del 2008 dopo due mesi che ero arrivata in Kenya e grazie a lei ho trovato subito delle amiche e una persona pronta ad ascoltarmi e condividere le difficolt\u00e0 del mio lavoro. Abbiamo fatto cosi tante cose insieme, le uscite serali a ballare la musica africana, i pranzi veloci in town durante la pausa di lavoro, le cene e le gite\u2026. Mombasa, Naivasha due mesi fa, il Tharaka a Pasqua che ci eravamo ripromesse di vedere insieme\u2026. E le notti insieme a chiacchierare davanti a una tazza di tisana, le risate, le corse alla mattina per andare a messa ma ieri 2 giugno alle 2030 di sera tutto si \u00e8 fermato. La vita terrena si \u00e8 fermata per Mildred. Dio se l\u2019\u00e8 presa. Il pensiero di tutte le cose sognate e non fatte, i ricordi, le foto insieme, le parole\u2026.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019altro ieri tu che mi dicevi \u201cElena questa non sono io\u201d e chiedevi di chiamare il dottore perch\u00e9 stavi male\u2026 Non scrivo tanto per raccontare la sofferenza della mia amica keniota e il bene che le volevo, ma per denunciare l\u2019inoperativit\u00e0 del sistema sanitario pubblico in questo paese e come una persona possa deperire e morire in un mese senza che le sia nemmeno stata diagnosticata la malattia. E\u2019 stata ricoverata nell\u2019ospedale pubblico di Nairobi il 4 maggio per dissenteria e malessere generale. Per ammetterla in ospedale ci sono voluti due giorni poi finalmente \u00e8 stata ricoverata.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel giro di tre settimane ha cambiato almeno stanza 4 volte. Le stanze sono composte da un minimo di 12 persone, persone con ogni tipo di malattie, non esistono reparti specifici secondo il tipo di malattia, persone di ogni et\u00e0 tra cui anche ragazzini o bambini. Il cibo viene portato in ospedale dai parenti e dagli amici cosi come il th\u00e9 e l\u2019acqua calda. Durante le 3 settimane in cui \u00e8 stata ricoverata in questo piano ne abbiamo viste di tutti i colori. Lei stessa mi raccontava di persone che morivano sole e senza nessuno al fianco. Un giorno mentre parlavo con lei mi son girata e la signora del letto accanto era morta. Mildred ha perso molti chili in ospedale, sembrava malnutrita potevamo vedere le sue ossa, la pelle si asciugava, il volto diventata sempre pi\u00f9 scavato, il sorriso \u00e8 lentamente scomparso dalle sue labbra e i suoi occhi era spenti e pieni di paura.<\/em><\/p>\n<p><em>Durante queste tre settimana anche per i parenti non \u00e8 quasi mai stato possibile parlare con un dottore. Nemmeno gli infermieri erano capaci di dare informazioni coerenti sugli esami che le venivano fatti. Hanno ripetuto spesso esami gi\u00e0 fatti, poi un giorno hanno iniziato a darle le medicine per la tubercolosi senza nemmeno essere sicuri che fosse quella. Solo un esame che ha fatto \u00e8 risultato positivo alla TB e cosi hanno pensato visto che non capivano cosa avesse di darle questa cura. Poi le hanno anche fatto l\u2019esame del midollo osseo per vedere se aveva la leucemia, un esame dolorosissimo estraendo il midollo osseo dal petto e ci hanno detto che i risultati sarebbero arrivati in tre giorni. Abbiamo aspettato pi\u00f9 di una settimana per scoprire che il midollo che avevano estratto non era sufficiente a mostrare dei risultati e ci hanno detto che l\u2019avrebbero ripetuto. Questo esame fino a ieri non \u00e8 pi\u00f9 stato ripetuto nonostante le nostre continue richieste.<\/em><\/p>\n<p><em>Spesso andavo in ospedale e Mildred aveva il letto tutto in disordine, una volta \u00e8 rimasta per tre giorni senza lenzuola perch\u00e9 le lenzuola erano finite. Quando ha iniziato a non camminare pi\u00f9 e la vedevo sempre pi\u00f9 magra ho pensato che avrebbe potuto morire. Io non volevo che morisse cos\u00ec in quella stanza d\u2019ospedale con altre 12 persone sola e che magari la paziente accanto a lei si accorgesse che fosse morta. Avevamo pensato di trasferirla in un ospedale privato ma quelli dell\u2019ospedale pubblico ci hanno detto che era contro il loro parere e che non ci avrebbero rilasciato nessuna informazione sugli esami fatti e sulla sua cartella clinica. All\u2019interno dell\u2019ospedale pubblico esiste un reparto privato a pagamento e cosi abbiamo sudato e pagato caro per trasferirla. Una giornata e mezza spesa in ospedale solo per trasferirla dall\u2019ottavo al nono piano. Quando la stavamo portando con la barella al piano superiore l\u2019infermiera si \u00e8 messa a risistemarle il letto come per mostrare la loro perfezione. Io le ho detto che non bisogna mostrare le cose diverse da quelle che sono e lei ha sottolineato quanto si fossero presi cura di lei. Io non ho mai visto una volta un\u2019infermiera darle da bere o da mangiare se non c\u2019eravamo noi sarebbe morta anche di sete. Mercoled\u00ec scorso l\u2019abbiamo trasferita in questo reparto e abbiamo trovato un dottore per seguirla. Ora almeno aveva un ambiente dignitoso, una camera singola e infermieri che sembravano pi\u00f9 attenti. Il dottore ha detto venerd\u00ec scorso che secondo lui stava migliorando e che non aveva ancora idea di quale fosse la diagnosi. Sabato sono andata a trovarla e secondo me stava peggiorando. La sua mente era confusa e non mangiava pi\u00f9. Mi chiedeva delle cose assurde, ma ancora mi riconosceva. Aspettavamo che ripetessero quell\u2019esame del midollo osseo ma il dottore ha detto che non lo potevano fare perch\u00e9 i valori del sangue erano troppo bassi. Tutte le persone che ho incontrato, i parenti, gli amici, i medici, nessuno ha mai avuto il coraggio di dire che sarebbe potuta morire. Io l\u2019ho detto, l\u2019ho pensato, vedevo che andava verso la fine\u2026 La rabbia \u00e8 troppo perch\u00e9 soprattutto un medico deve dire ai parenti, agli amici, al paziente che c\u2019\u00e8 un rischio\u2026.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutti dicevano \u201cVedrai che migliorer\u00e0\u201d. Tante bugie, una storia di ospedale fatta di bugie, di disinteresse di parenti, di false speranze. Lunedi ho chiamato il dottore e gli ho chiesto \u201cma allora cosa state facendo\u201d e lui mi ha detto che vedeva dei miglioramenti\u2026 dopo due giorni \u00e8 morta. Il dottore ieri ha detto che \u00e8 morta di leucemia ma non lo sanno perch\u00e9 quell\u2019esame non l\u2019hanno fatto \u00e8 solo perch\u00e9 bisogna trovare una diagnosi quando una persona \u00e8 morta, ma quando \u00e8 viva nessuno che lotta per tenerla in vita. Io ancora non ci credo che \u00e8 morta cosi e sono convinta che la sua morte \u00e8 stata accelerata dall\u2019incompetenza dell\u2019ospedale, dalla poca pressione dei parenti, dalla speranza che Dio l\u2019avrebbe salvata.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho scritto questa lettera aperta per denunciare la situazione in cui vive la popolazione africana, in cui vive la popolazione keniota. Tutto il sistema sanitario a pagamento, un ospedale pubblico nazionale in tutto il paese quello dove la mia amica \u00e8 morta. La gente non ha diritto a farsi curare, non ha diritto alla verit\u00e0, non ha diritto alla vita. Siamo a Nairobi la capitale del Kenya. Immaginiamo cosa succede nella zona rurale. Alzo la mia voce in nome di Mildred e di tutti quelli che ogni giorno muoiono come lei per cause non note e per l\u2019indifferenza e la mancata assistenza. Scrivo per farvi capire quanto \u00e8 importante quello che abbiamo, quanto siamo ricchi, cosa vuol dire andare in un ospedale ed essere ricoverato in una stanza con due, tre massimo 4 persone. Avere le infermiere che si prendono cura di te, che portano il th\u00e8, avere i medici che sembra abbiamo ancora un\u2019etica professionale. La vita \u00e8 troppo preziosa per mettersi a piangere sul latte versato, dei tagli di stipendio, degli aumenti dei pullman o dei treni. Non ci rendiamo nemmeno conto quanto sia prezioso svegliarsi la mattina, vedere la luce del sole, respirare aria pura, siamo presi dalle nostre mille cose ma fermiamoci un attimo. Io mi sono fermata ieri, ho odiato questa Africa che amo tanto, questa terra che si \u00e8 presa la mia amica, questi diritti negati, questa rassegnazione. <\/em><em>Non so perch\u00e9 Dio se l\u2019\u00e8 presa. Sono stanca di vedere famiglie spezzate dalla morte, bambini senza genitori, fratelli senza sorelle, mogli senza mariti, mariti senza mogli, amici senza amici\u2026.<\/em><\/p>\n<p><em><\/em><em>Pregate per la nostra sorella africana affinch\u00e9 questa storia non diventi ordinaria amministrazione, ma un episodio a s\u00e9 stante.<\/em><\/p>\n<p><em><\/em><em>Parlate affinch\u00e9 questa gente abbia diritto alla vita e alla salute.<\/em><\/p>\n<p><em>Lottate affinch\u00e9 non ci siano pi\u00f9 morti inaspettate.<\/em><\/p>\n<p><em>Ricordate affinch\u00e9 le persone morte rivivano tra noi.<\/em><\/p>\n<p><em>Sorridete perch\u00e9 la vita \u00e8 corta e preziosa ed ogni giorno vissuto \u00e8 una grazia.<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arriva da Elena Magoni, volontaria espatriata di Ai.Bi. 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