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{"id":199387,"date":"2022-04-23T07:40:15","date_gmt":"2022-04-23T05:40:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/?p=199387"},"modified":"2022-04-23T13:33:20","modified_gmt":"2022-04-23T11:33:20","slug":"moldova-vuoto-lasciato-ferita-orfanotrofio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/moldova-vuoto-lasciato-ferita-orfanotrofio\/","title":{"rendered":"Moldova. Quel vuoto lasciato dalla ferita dell\u2019orfanotrofio non si \u00e8 cicatrizzato mai del tutto"},"content":{"rendered":"<h2><strong>La voce dei bambini degli orfanotrofi moldavi nel racconto di Ivan, adottato da una coppia di italiani: \u00abSe non fossi stato adottato, sarei finito \u2018sotto i cassonetti\u2019\u00bb<\/strong><\/h2>\n<p>Gli Anni \u201990 sono stati, per la Repubblica Moldova, quelli dei primi passi verso l\u2019indipendenza, ma anche di tanta povert\u00e0, tanta violenza e <strong>troppa poca speranza<\/strong>. In questo scenario, i bambini degli orfanotrofi della Repubblica Moldova si trovavano <strong>al limite della sopravvivenza<\/strong>. Quali fossero le condizioni in cui vivevano e che cosa volesse dire essere adottato, oggi possiamo ricostruirlo parlando con chi quei momenti li ha vissuti sulla propria pelle. Come Ivan, ragazzo nato in Moldova che ha conosciuto sia il <strong>trauma dell\u2019abbandono<\/strong> e degli abusi fisici sia la gioia di ritrovare un posto da chiamare finalmente casa, con una nuova famiglia, in Italia.<br \/>\nIvan, che oggi ha 31 anni, ha ancora viva nella memoria l\u2019immagine distinta del giorno del suo ingresso in orfanotrofio: non riusciva a vedere il viso delle persone che lo accompagnavano, ma sperava che fossero i suoi genitori, con cui andava in un posto nuovo e miracoloso. E invece non era cos\u00ec\u2026<br \/>\nLe immagini dei suoi primi anni di vita sono frammentarie: si ricorda, per\u00f2, due persone in divisa. La madre fu incarcerata a causa di alcuni furti minori, mentre lui fu portato in orfanotrofio dove visse quelli che definisce <strong>gli anni \u201c<em>pi\u00f9 traumatizzanti\u201d <\/em>della sua vita.<\/strong><\/p>\n<h3>I giorni dell\u2019abbandono<\/h3>\n<p>L\u00ec, all\u2019orfanotrofio, Ivan scopr\u00ec il bagno austero e sporco, i giocatoli che resteranno, per sempre, dietro alla vetrina dello scafale, dove i bambini non avevano accesso. Scopr\u00ec i letti con i materassi bucati, l\u2019interdizione di entrare nella cucina, il divieto di fare qualsiasi attivit\u00e0 se questa non era prima approvata dalle educatrici. \u201cNon c\u2019era giorno in cui non <strong>pativamo fame o sete<\/strong>. Mangiavamo una volta al giorno, da bere ricevevamo ancora meno. Eravamo, per\u00f2, sistematicamente picchiati e spaventati. Ogni sera, prima di andare a letto, eravamo frustati alle suole dei piedi. Alcuni di noi facevano pip\u00ec insieme al sangue. Altre volte, le signore che avrebbero dovuto prendersi cura di noi si travestivano da streghe e bussavano nelle pareti delle nostre camere, per spaventarci. Si divertivano cos\u00ec\u201d. Per paura, alcuni bambini avevano sviluppato la sensazione di paralisi durante la notte. \u201c<strong>Non c\u2019era un minimo di umanit\u00e0 in tutto l\u2019orfanotrofio<\/strong>, un minimo di controllo. Per la paura di non fare rumore, non ti potevi muovere, non potevi gridare, non potevi fare nulla; era un urlo nel vuoto, senza voce\u201d.<br \/>\nGli abusi sono continuati per anni ma \u201c<em>Oltre a tutto questo <\/em>\u2013 prosegue Ivan &#8211;<em> ci mancava la possibilit\u00e0 di studiare, di svilupparci. Non si faceva nessun tipo di educazione l\u00ec.\u201d<br \/>\n<\/em>I bambini si aiutavano reciprocamente e si raccontavano delle fiabe, per trovare un po\u2019 di <strong>fiducia nel domani<\/strong>, ma quello che mancava di pi\u00f9 era il sostegno e l\u2019amore dei genitori, che venivano molto raramente a visitarli.<\/p>\n<h3>Una vita nuova<\/h3>\n<p>Tra questi bambini, Ivan \u00e8 stato uno dei fortunati che ha trovato una nuova famiglia. Lui, come gli altri, aveva visto tanti genitori di passaggio in orfanotrofio, ma si ricorda che dal primo momento, quando vide quella coppia di italiani, cap\u00ec che \u201c<strong><em>erano l\u00ec per lui<\/em><\/strong><em>\u201d.<br \/>\n<\/em>I due, venuti dall\u2019Italia, erano passati a prenderlo per passare insieme una giornata intera: gli fecero fare una doccia e, per la prima volta, Ivan dorm\u00ec in una cameretta pulita e calda, indossando vestiti nuovi. \u201cEra un sentimento di pace che non avevo mai vissuto: <strong>ero con loro. Ero a casa<\/strong>\u201d.<br \/>\nIl giorno successivo fu, inevitabilmente, molto difficile, con il ritorno in orfanotrofio per \u201ctornare a morire in quel posto\u201d. Ma cos\u00ec non fu, perch\u00e9, nel settembre del 1996, Ivan venne <strong>definitivamente adottato<\/strong>. Aveva 7 anni e, quasi d\u2019improvviso, da una cameretta buia si ritrov\u00f2 trovato davanti al finestrino di un aereo che lo portava verso una nuova vita. Si ricorda che suo padre aveva con s\u00e9 un cappello pieno di dolci e che una delle hostess, vedendolo molto agitato, lo prese con s\u00e9 davanti. Ivan non aveva mai immaginato che il mondo potesse essere cos\u00ec <strong>grande e luminoso<\/strong>!<br \/>\nAppena atterrati, Ivan e i suoi nuovi genitori vennero accolti dallo zio. Poi, una volta a casa, a Napoli, Ivan conobbe anche i vicini di casa, che gli avevano preparato una festa di benvenuto. Tutti gli facevano gli auguri. Ivan teneva in mano un piccolo aereo con delle lucine che faceva vedere a tutti: anche se nessuno capiva quello che stava dicendo, tutti continuavano ad applaudirlo e a sorridere.<\/p>\n<p>In quella casa, in Italia, Ivan ha scoperto per la prima volta <strong>il senso di appartenenza<\/strong>: un letto tutto per lui, i giochi che non ha mai avuto e che stavano l\u00ec, sempre per lui.<br \/>\nNon \u00e8 stato facile, perch\u00e9 gli anni successivi hanno significato, per Ivan, anche fare un grande lavoro con se stesso e con i traumi subiti: \u201cHo cercato di trasformare l\u2019esperienza vissuta in orfanotrofio per <strong>diventare pi\u00f9 empatico e per capire la gente intorno a me<\/strong>. Altro di buono, da l\u00ec, non l\u2019ho preso: non c\u2019era niente da prendere\u201d.<br \/>\nDentro di lui, per\u00f2, la sensazione di abbandono, di essere lasciato, non \u00e8 mai andata via, anche oggi, e Ivan riconosce come la gran parte delle decisioni prese nella vita sia stata influenzata da questa. Senza l\u2019aiuto degli specialisti, \u00e8 convinto, quella depressione lo avrebbe rovinato.<\/p>\n<h3>Il cammino indietro: \u201cMi ricordo tutto\u201d<\/h3>\n<p>Nel 2021, dopo avene parlato con il terapeuta, Ivan si \u00e8 proposto di andare a cercare i genitori biologici. Ha sempre voluto conoscere le proprie origini. Si ricorda la mamma, il pap\u00e0, i fratelli: \u201c<em>Mi ricordo tutto\u201d. <\/em>Tornato alle origini, ha saputo che il padre era deceduto nel 2001 mentre il momento dell\u2019incontro con la madre non \u00e8 stato cos\u00ec speciale come se lo immaginava. \u201cPer\u00f2 mi \u00e8 servito per riconfermare a me stesso alcune cose: per esempio che il padre biologico era violento e che non era tanto quell\u2019ultimo momento di incontro a essere importante, quanto <strong>tutta la strada percorsa per arrivarvi<\/strong>\u201d.<br \/>\nComunque, quel vuoto lasciato dalla ferita del\u2019orfanotrofio non si \u00e8 cicatrizzato mai del tutto: \u201cSo che tanti <strong>altri bambini non hanno la stessa mia fortuna<\/strong> e molto probabilmente la loro strada nella vita non sar\u00e0 la migliore, perch\u00e9 sono talmente traumatizzati e questo vuoto \u00e8 talmente grande che non hanno modo di colmarlo\u201d.<br \/>\nIvan crede che, se non fosse stato adottato, sarebbe finito <em>\u201csotto i cassonetti\u201d.<br \/>\n<\/em>Ivan continua a lavorare con i propri traumi, avendo accanto due genitori che lo sostengono in tutto. Spera di poter tornare ancora in Moldova e, nel frattempo, ha deciso di raccontare la sua storia perch\u00e9 sia fatta giustizia per i bambini abbandonati negli orfanotrofi.<\/p>\n<h3>Adottare oggi in Moldova<\/h3>\n<p>Oggi la situazione dei bambini negli orfanotrofi della Moldova, e non solo, per fortuna \u00e8 migliorata, ma la ferita dell\u2019abbandono \u00e8 sempre uguale, cos\u00ec come la speranza di trovare una nuova famiglia in cui tornare a sentirsi figli. Ai.Bi. lavora da anni con la Moldova, dove diverse famigli italiane hanno portato avanti un\u2019<a href=\"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/attivita\/adozione-internazionale\/#paesi-dove-adottare\">adozione internazionale<\/a> che ha cambiato al vita. 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