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{"id":214380,"date":"2023-07-03T08:00:58","date_gmt":"2023-07-03T06:00:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/?p=214380"},"modified":"2023-07-03T10:24:36","modified_gmt":"2023-07-03T08:24:36","slug":"adozione-internazionale-non-puo-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/adozione-internazionale-non-puo-morire\/","title":{"rendered":"L\u2019Adozione Internazionale non pu\u00f2 e non deve morire\u00a0"},"content":{"rendered":"<h2>Come rafforzare il sistema italiano delle Adozioni Internazionali\u00a0e aprire nuove strade di accoglienza con la cooperazione, gli accordi bilaterali e le forme innovative. L\u2019intervento di Marco Griffini, Presidente Ai.Bi., nel dibattito sul futuro delle adozioni<\/h2>\n<h2 style=\"font-weight: 400;\"><!--more--><\/h2>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il<strong>\u00a0<\/strong>Presidente e Fondatore di Ai.Bi.,\u00a0<strong>Marco Griffini<\/strong>, \u00e8 intervenuto sul portale\u00a0<strong>\u201cVITA\u201d<\/strong>\u00a0all\u2019interno del\u00a0dibattito dedicato al futuro delle\u00a0<strong>Adozioni Internazionali<\/strong>.<br \/>\nDi seguito, riportiamo il suo contributo.<\/p>\n<p><em>\u201cSto seguendo con molto interesse su <strong>VITA<\/strong> il dibattito sul futuro delle <strong>adozioni internazionali<\/strong>. Chi dice che il sistema Italia sia fallito, chi profetizza che oramai l\u2019accoglienza adottiva di un minore straniero appartenga al passato, chi mette il dito sull\u2019eccessivo numero degli enti autorizzati (come se al diminuire del loro numero aumentassero le adozioni! Ricordo che anni fa gli enti autorizzati erano 70 e comunque si realizzavano migliaia di adozioni all\u2019anno), chi sostiene che \u00e8 ormai tempo che gli enti autorizzati facciano altro\u2026 e via di questo passo.<\/em><br \/>\n<em><strong>Tanti bei ragionamenti, anche ben argomentati, che non tengono conto di una verit\u00e0 fondamentale: per noi adulti, che l\u2019adozione internazionale ci sia o non ci sia poco cambia.<\/strong><\/em><br \/>\n<em>Ci sono infatti altri modi, per una coppia sterile, di diventare genitori: la procreazione medicalmente assistita (fra l\u2019altro tutta a carico del sistema sanitario statale!), l\u2019eterologa per chi non ha problemi a vedersi genitore di un figlio non della coppia e, per chi non va troppo per il sottile ed \u00e8 disposto a passare sopra le norme di legge, persino l\u2019utero in affitto. Su quest\u2019ultima questione, poi, \u00e8 interessante notare che se una coppia dovesse fare un&#8217;adozione illegale senza alcun dubbio il bambino le verrebbe tolto e nessuno avrebbe nulla da dire (comprare un bambino? Non si fa!), mentre, chiss\u00e0 perch\u00e9, ci\u00f2 non \u00e8 vero per chi lo compra con l\u2019utero in affitto. Misteri di noi adulti.<\/em><\/p>\n<h3><em>La situazione attuale<\/em><\/h3>\n<p><em>Comunque sia, come si diceva, per noi adulti che l\u2019adozione internazionale ci sia o non ci sia, alla fin fine non \u00e8 un gran problema. Per un bambino abbandonato, invece, il fatto che l&#8217;adozione ci sia o non ci sia&#8230; cambia la sua vita!\u00a0Perch\u00e9 l\u2019adozione \u00e8 l\u2019unica strada possibile, immutata da secoli e secoli, per ri-diventare un vero figlio. Non ce ne sono altre. Se non viene adottato, un bambino abbandonato rester\u00e0 per tutta la vita abbandonato!\u00a0Specie se ha qualche problemino di salute o \u00e8 un po&#8217; avanti con l&#8217;et\u00e0 o ha la &#8220;sfortuna&#8221; di avere qualche fratello. La dimostrazione di quanto sto affermando \u00e8 insita in una realt\u00e0 che ben conoscono tutti gli enti autorizzati: le famose &#8220;neglect list&#8221;.\u00a0Liste interminabili, di centinaia e centinaia di minori di entrambi i sessi dichiarati adottabili e inviate ogni mese da molti paesi del Sud America e dell\u2019Europa dell\u2019Est, nella speranza che qualche ente autorizzato trovi una famiglia che voglia adottare qualcuno di quei minori. Sono le \u201cliste della disperazione\u201d, che mostrano il vero dramma dell\u2019abbandono: l\u2019et\u00e0 di questi minori varia da 12\/13 anni a 16\/17, molti sono fratelli e sorelle e molti hanno seri problemi di salute. Ma ci\u00f2 che lascia veramente attoniti \u00e8 la storia personale di ciascuno di loro: entrati nel sistema nazionale della protezione dell\u2019infanzia del loro Paese (quindi in orfanotrofio o in affido) quando erano piccolissimi, hanno passato tutta l\u2019infanzia e la pre-adolescenza in una situazione di vero limbo. Altro che ritardo psicomotorio o patologie varie! Chi non diventerebbe uno &#8220;special needs&#8221; in queste condizioni di vita? Cos\u00ec, dopo tutto quel tempo &#8220;buttato&#8221;, questi ragazzi e ragazze vengono inseriti nelle neglect list come ultima speranza di poter diventare, un giorno, figli.<\/em><br \/>\n<em>Quindi non si venga a teorizzare che di minori adottabili non ce ne sono pi\u00f9, che quei pochi che ci sono vengono adottati in patria, che i sistemi di protezione minorile dei Paesi di origine hanno fatto enormi progressi\u2026 Chi afferma simili cose non conosce la realt\u00e0 dell\u2019abbandono!<strong>\u00a0<\/strong>Basta avere qualche progetto di cooperazione in Africa e collaborare con i locali servizi sociali dediti alla protezione dell\u2019infanzia per rendersi conto delle enormi proporzioni del fenomeno dell\u2019abbandono minorile in quel continente. Orfanotrofi pieni, strade delle megalopoli straripanti di minori in strada. Certo ci mancano i dati generali del fenomeno dell\u2019abbandono, ma questo \u00e8 un problema arcinoto. Ciascuno pu\u00f2 portare per\u00f2 ci\u00f2 che vede con i propri occhi o con quelli delle proprie famiglie, come le nostre due coppie partite per adottare due minori da un orfanotrofio di un paese dell\u2019Africa orientale, che al loro arrivo ospitava 45 minori abbandonati e che dopo due mesi hanno organizzato una &#8220;festa per la partenza&#8221; insieme a 75 bambini abbandonati: 30 abbandoni in soli due mesi! In un solo orfanotrofio.<\/em><\/p>\n<h3><em>Che cosa fare?<\/em><\/h3>\n<p><em>Cosa fare? Non staremo qui a ripetere ci\u00f2 che diciamo da anni: che \u00e8 un problema culturale, che l\u2019abbandono minorile non viene considerato un&#8217;emergenza umanitaria, che l\u2019Unicef non ha mai redatto un rapporto, che nessuno si straccia le vesti per i Paesi che chiudono le adozioni internazionali privando di fatto migliaia di loro piccoli cittadini della possibilit\u00e0 di avere una famiglia, che pochi ascoltano chi da anni chiede agli Stati ratificanti la Convenzione dell\u2019Aja di lasciarsi aiutare a creare al loro interno un sistema di protezione dell\u2019infanzia.<\/em><br \/>\n<em><strong>Non c\u2019\u00e8 tempo per tutto questo: i bambini abbandonati non hanno pi\u00f9 tempo di aspettare, non se ne fanno niente di proclami e si rivolgono proprio a noi, enti autorizzati, come gli unici, in questo momento, capaci ancora di ascoltare e accogliere il loro grido di abbandono.<\/strong>\u00a0Guai se sparissero gli enti autorizzati, sarebbe la fine della speranza per milioni di bambini abbandonati.<\/em><br \/>\n<em>Cosa possiamo dunque fare per rilanciare l\u2019 adozione internazionale? Tanto! E senza mettere mano a grandi riforme di legge: basta applicare &#8211; finalmente &#8211; le leggi che gi\u00e0 esistono.<\/em><\/p>\n<h3><em>Sul fronte italiano<\/em><\/h3>\n<h3><em>Idoneit\u00e0 in sei mesi<\/em><\/h3>\n<p><em><strong>Sul fronte italiano,<\/strong>\u00a0le famiglie disponibili ci sono sempre state, ci sono e potrebbero essere anche molte di pi\u00f9 se finalmente il governo decidesse una volta per tutte a prendere in mano seriamente la situazione e dare alle proprie articolazioni territoriali l\u2019ordine di applicare totalmente la legge 183\/84, a cominciare dal\u00a0<strong>rendere &#8220;perentorio&#8221; il termine temporale previsto dalla legge per l\u2019ottenimento dell&#8217;idoneit\u00e0<\/strong>: 6 mesi e non un giorno di pi\u00f9! Invece, oggi, quanti anni passano per le nostre povere coppie per ottenere quel sospirato pezzo di carta?<\/em><\/p>\n<h3><em>Gratuit\u00e0 dell&#8217;adozione<\/em><\/h3>\n<p><em>L\u2019altro importante e annoso tema, capace di stravolgere totalmente il quadro, \u00e8\u00a0<strong>la gratuit\u00e0 dell\u2019adozione<\/strong>. \u00c8 una questione di diritto dal punto di vista del bambino: essere figlio non pu\u00f2 essere una condizione legata alle possibilit\u00e0 economiche di una coppia. Vi sono molte coppie infatti che sarebbero ottimi genitori, pur non avendo disponibilit\u00e0 economiche tali da poter affrontare i costi di una adozione internazionale. Non possiamo continuare a far finta di niente e proseguire a investire gran parte dei soldi previsti per il rilancio della natalit\u00e0 sulla promozione della procreazione assistita, a discapito dell\u2019adozione internazionale. Ci siamo mai chiesti quanto costa realmente allo Stato italiano un ciclo di PMA? Sarebbe veramente interessante mettere a confronto quanto costa alla stato un figlio nato con PMA rispetto a quello adottato con l\u2019adozione internazionale! \u00c8 una ricerca che abbiamo iniziato a fare e i primi dati sono strabilianti rispetto alla sproporzione, con un rapporto di 1 (figlio nato con n. cicli di PMA) a 20 (figli adottati con l&#8217;adozione internazionale)!<\/em><\/p>\n<h3><em>No ai decreti di idoneit\u00e0 vincolati<\/em><\/h3>\n<p><em>Poi, se si volesse migliorare la nostra vecchia ma sempre attualissima legge, basterebbe un piccolo emendamento e\u00a0<strong>togliere quell\u2019anacronistico e totalmente inutile passaggio da un Tribunale per i minorenni per ottenere l\u2019idoneit\u00e0<\/strong>. Parliamo tanto di volerci adeguare alle normative europee ma siamo rimasti noi &#8211; e il piccolo Belgio &#8211; gli unici in Europa ad avere ancora questa inutile pratica burocratica, che fa perdere un sacco di tempo alle coppie, ma anche alla stessa magistratura minorile, che avrebbe tanto altro da fare e di ben pi\u00f9 importante che non &#8220;giudicare&#8221; il grado di accoglienza di una coppia, per di pi\u00f9 permettendosi di mettere dei paletti, che tanto fanno indispettire i giudici stranieri, su come deve essere il figlio da adottare: uno solo, che non si deve ammalare in futuro (!), piccolino e via di questo passo. Una visione totalmente anacronistica della realt\u00e0 dell&#8217;adozione internazionale, per non ipotizzare che forse si voglia in realt\u00e0 impedire alla coppia di portare a termine l&#8217;adozione. Anche qui sarebbe meglio applicare la nostra vecchia legge e realizzare, finalmente, in ogni regione, i famosi Protocolli Operativi Coordinati (POC), nei quali i Servizi Territoriali dell\u2019 ente pubblico e i servizi professionali dell\u2019ente autorizzato collaborano per l&#8217;effettiva formazione delle coppie candidate all&#8217;adozione. In sostanza,\u00a0<strong>si passerebbe da una &#8220;idoneit\u00e0 formale&#8221; &#8211; come quella rilasciata oggi dai tribunali &#8211; ad una &#8221; idoneit\u00e0 sostanziale&#8221;<\/strong>, rilasciata da un ente pubblico a una coppia che ha concluso positivamente un comune percorso di accompagnamento.<\/em><br \/>\n<em>Quindi, con pochi ma sostanziali e possibilissimi accorgimenti, non solo le coppie disponibili ci sarebbero sempre, ma aumenterebbero significativamente anche e soprattutto in termini di preparazione e disponibilit\u00e0.\u00a0<strong>Ma i minori da adottare poi ci sarebbero?<\/strong><\/em><\/p>\n<h3><em>Sul fronte estero<\/em><\/h3>\n<p><em>Passiamo quindi sul fronte estero, dove il problema, da 40 anni a oggi, rimane sempre lo stesso: &#8220;Come tirare fuori i minori in stato di abbandono dagli orfanotrofi?&#8221;. Anche qui poche ma importanti proposte connesse, come sopra, a un comune denominatore: la volont\u00e0 del decisore politico.<\/em><\/p>\n<h3><em>Un addetto alle adozioni nelle ambasciate<\/em><\/h3>\n<p><em>La pi\u00f9 interessante \u00e8 l&#8217;istituzione di un\u00a0<strong>funzionario addetto all&#8217;adozione internazionale presso le ambasciate italiane dei Paesi pi\u00f9 rilevanti<\/strong>\u00a0e in prospettiva operativi per la cooperazione e l\u2019adozione internazionale. La nomina di tale nuova figura diplomatica avrebbe un doppio significato politico: per l\u2019Italia, la decisa e definitiva collocazione dell&#8217;adozione internazionale nella politica estera italiana (l\u2019accoglienza di minori stranieri che diventano immediatamente cittadini italiani \u00e8 un &#8220;interesse nazionale&#8221;, importante e da salvaguardare, non pi\u00f9 solo l\u2019interesse personale della coppia di genitori), mentre per il Paese d&#8217;origine del minore adottato sarebbe non solo un segno concreto dell&#8217;attenzione dell\u2019Italia verso la situazione della locale infanzia in difficolt\u00e0 ma &#8211; ben pi\u00f9 importante &#8211; un diretto coinvolgimento nelle politiche di sviluppo attraverso le iniziative di cooperazione internazionale.<\/em><\/p>\n<h3><em>La cooperazione internazionale<\/em><\/h3>\n<p><em>Infatti, la partita del futuro dei minori in stato di abbandono e in grave fragilit\u00e0 familiare si gioca proprio sul piano di una\u00a0<strong>cooperazione internazionale tesa alla sviluppo del sistema di protezione della infanzia<\/strong> (in pratica, la concreta attuazione del dettato fondamentale della tanto declamata &#8220;Convenzione dell\u2019Aja&#8221;): realizzazione di appositi impianti normativi; istituzione (laddove carente) e formazione di magistratura minorile, operatori sociali dedicati, educatori; istituzione e formazione di associazioni di famiglie adottive e affidatarie; ecc. Certamente, come detto sopra, occorre che il nostro governo creda nell&#8217;attuazione dei diritti dei minori abbandonati e predisponga le risorse necessarie, destinando una quota del budget della cooperazione internazionale proprio per queste finalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<h3><em>Accordi bilaterali<\/em><\/h3>\n<p><em>Inserire l\u2019adozione internazionale nella politica estera italiana vorrebbe dire anche tornare alla fortunata era (2008-2011) della proliferazione degli\u00a0<strong>accordi bilaterali,\u00a0<\/strong>delle missioni nei Paesi di origine delle nostra Commissione per le Adozioni Internazionali, dell&#8217;accoglienza frequente e periodica delle Autorit\u00e0 Centrali straniere nel nostro Paese. Non tutti lo sanno, ma l\u2019Italia, grazie a quella stagione felice, rimane tutt\u2019ora il paese di accoglienza che ha sottoscritto il maggior numero di accordi bilaterali in tema di adozione internazionale: accordi non pi\u00f9 rinnovati o fermi da anni presso il Contenzioso del Ministero degli Affari Esteri per problemi legati alla &#8220;privacy&#8221;. Ora ci si presenta una formidabile occasione, almeno stando alle dichiarazioni del nostro Capo di Governo: l\u2019attivazione di un \u201cPiano Mattei per l\u2019Africa\u201d. Saremo capaci di inserire in questo programma, cos\u00ec fondamentale per l\u2019Italia e l\u2019Europa intera, anche un &#8220;sottopiano&#8221; per l\u2019infanzia e la giovent\u00f9 africana in grave difficolt\u00e0 familiare?<\/em><\/p>\n<h3><em>Nuove strade per l&#8217;accoglienza<\/em><\/h3>\n<p><em>Tornando alle proposte di rilancio, in questi ultimi tempi, da pi\u00f9 parti, si sta sollecitando il Governo a dedicare un po\u2019 di attenzione alla possibile apertura di nuove strade per la tutela dei minori abbandonati con le cosiddette &#8220;<strong>accoglienze innovative&#8221;:\u00a0<\/strong>l\u2019affido internazionale, per dare una risposta familiare ai tanti minori stranieri non accompagnati in stato di abbandono, le vacanze preadottive (qui, finalmente, grazie alla determinazione di alcuni enti autorizzati, un progetto operativo \u00e8 in via di finalizzazione con la Colombia); la kafalah, una possibilit\u00e0 per le migliaia di famiglie islamiche presenti in Italia; l\u2019adozione in pancia, la risposta legale e solidale al vergognoso mercimonio dell\u2019utero in affitto.<\/em><\/p>\n<p><em>Infine, ma forse \u00e8 il punto pi\u00f9 importante, occorre avviare delle\u00a0<strong>&#8220;corsie preferenziali&#8221; per l\u2019adozione degli Special Needs<\/strong>, gli ultimi degli ultimi, non solo istituendo percorsi facilitati in termini burocratici e di tempistiche per la loro adozione, ma soprattutto prevedendo, in Italia, appositi percorsi di accompagnamento e assiduit\u00e0 di sostegno per il post-abbandono.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Si tratta di proposte concrete e possibili, che se realizzate potrebbero benissimo rilanciare questo meraviglioso atto di giustizia che \u00e8 l&#8217;adozione internazionale di un minore abbandonato,\u00a0<\/strong>in qualsiasi parte del mondo esso viva. Prima di pensare di decretare la morte dell&#8217;adozione internazionale, inginocchiamoci di fronte a un bambino abbandonato e, guardandolo negli occhi, tentiamo di sentire il suo &#8220;grido&#8221;. Finch\u00e9 ci sar\u00e0 anche un solo bambino abbandonato, anche nel posto pi\u00f9 recondito del mondo, l&#8217;adozione internazionale non pu\u00f2 e non deve morire.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Marco Griffini, Presidente Ai.Bi.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come rafforzare il sistema italiano delle Adozioni Internazionali&nbsp;e aprire nuove strade di accoglienza con la cooperazione, gli accordi bilaterali e le forme innovative. 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