﻿{"id":241355,"date":"2026-11-01T08:00:01","date_gmt":"2026-11-01T07:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/?p=241355"},"modified":"2026-10-30T16:01:30","modified_gmt":"2026-10-30T15:01:30","slug":"vittime-abbandono-trauma-nuovi-diritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/vittime-abbandono-trauma-nuovi-diritti\/","title":{"rendered":"Gli editoriali. Vittime di abbandono: riconoscere il trauma, costruire nuovi diritti"},"content":{"rendered":"<h2>Oltre la retorica dell\u2019adozione: l\u2019abbandono minorile non termina con l\u2019accoglienza in una nuova famiglia. Le sue conseguenze possono accompagnare una persona per tutta la vita e richiedono una responsabilit\u00e0 pubblica in termini di salute, sostegno psicologico, autonomia e tutela sociale<\/h2>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Quando si parla di <strong>abbandono<\/strong> di un minore e di <strong>adozione<\/strong>, la narrazione pubblica tende spesso a concentrarsi sul lieto fine: un bambino che trova una famiglia, dei genitori che lo accolgono, una nuova storia che comincia.<br \/>\n\u00c8 una storia importante. Ma non \u00e8 tutta la storia.<br \/>\nPrima dell\u2019adozione <strong>c\u2019\u00e8 stato un abbandono<\/strong>. Una separazione. Una frattura nella continuit\u00e0 degli affetti e delle origini che, a seconda dell\u2019et\u00e0, delle esperienze vissute e della storia individuale, pu\u00f2 lasciare conseguenze profonde.<br \/>\nL\u2019adozione pu\u00f2 offrire una famiglia, appartenenza, protezione e futuro. <strong>Non pu\u00f2 per\u00f2 cancellare retroattivamente ci\u00f2 che \u00e8 accaduto.<br \/>\n<\/strong>Ed \u00e8 proprio da qui che occorre partire per compiere un nuovo passo culturale e giuridico: riconoscere che esistono <strong>vittime di abbandono minorile<\/strong> e che questa condizione merita di essere presa in considerazione dall\u2019ordinamento anche oltre il momento dell\u2019adozione e oltre il raggiungimento della maggiore et\u00e0.<\/p>\n<h3>L\u2019abbandono non pu\u00f2 essere considerato una vicenda privata<\/h3>\n<p>Le storie che conducono all\u2019abbandono sono diverse e spesso attraversate da povert\u00e0, violenza, dipendenze, fragilit\u00e0, malattia, esclusione sociale, guerre o incapacit\u00e0 dei sistemi di protezione di intervenire tempestivamente.<br \/>\nIl punto, per\u00f2, \u00e8 un altro.<br \/>\n<strong>Un bambino abbandonato non pu\u00f2 essere lasciato solo a sopportare, anche da adulto, tutte le conseguenze di ci\u00f2 che ha sub\u00ecto.<br \/>\n<\/strong>Quando la famiglia originaria non \u00e8 stata in grado di proteggerlo e il sistema pubblico \u00e8 intervenuto per garantirgli una nuova famiglia o un&#8217;altra forma di protezione, nasce una <strong>responsabilit\u00e0 collettiva<\/strong> che non pu\u00f2 terminare con il provvedimento del tribunale o con l&#8217;ingresso nella famiglia adottiva.<br \/>\nLo Stato deve interrogarsi anche sulle conseguenze che quell\u2019esperienza pu\u00f2 produrre nel tempo.<br \/>\n\u00c8 in questo senso che possiamo parlare di una forma di <strong>responsabilit\u00e0 riparativa della collettivit\u00e0<\/strong>: non per individuare un colpevole, ma per evitare che il costo dell\u2019abbandono ricada interamente sulla persona che lo ha sub\u00ecto.<\/p>\n<h3>Da &#8220;adottato&#8221; a &#8220;vittima di abbandono&#8221;<\/h3>\n<p>Occorre anche cambiare le parole.<br \/>\nUna persona adottata viene normalmente identificata attraverso ci\u00f2 che \u00e8 accaduto <strong>dopo<\/strong>: l\u2019adozione.<br \/>\nMa <strong>prima<\/strong> ancora \u00e8 esistito un evento che ha determinato la necessit\u00e0 di quella protezione. L\u2019abbandono.<br \/>\nPer questo \u00e8 necessario introdurre nel dibattito pubblico e, progressivamente, nell\u2019ordinamento, una nuova categoria: <strong>la vittima di abbandono minorile<\/strong>.<br \/>\nNon significa considerare ogni persona adottata fragile, malata o incapace di costruire pienamente la propria vita. Sarebbe altrettanto sbagliato.<br \/>\nSignifica riconoscere un fatto: alcune conseguenze dell\u2019abbandono possono manifestarsi o riemergere anche molti anni dopo e possono riguardare la salute psicologica, le relazioni, l\u2019autonomia personale e persino la possibilit\u00e0 di accedere efficacemente alla prevenzione sanitaria.<br \/>\nLa tutela deve quindi accompagnare la persona quando ne ha bisogno, senza trasformare la sua storia in uno stigma.<\/p>\n<h3>Il diritto alla salute di chi non conosce la propria storia familiare<\/h3>\n<p>Esiste poi una conseguenza dell\u2019abbandono molto concreta e ancora poco considerata: <strong>la perdita dell\u2019anamnesi familiare<\/strong>.<br \/>\nUna parte importante della medicina preventiva utilizza infatti la storia clinica della famiglia per valutare il rischio individuale. Tumori e altre patologie possono presentare componenti ereditarie. In determinate condizioni, la presenza di specifiche patologie tra genitori, fratelli o altri familiari costituisce uno degli elementi utilizzati per indirizzare una persona verso consulenze genetiche, approfondimenti diagnostici o programmi di sorveglianza.<br \/>\nMa cosa accade a chi non conosce i propri genitori biologici?<br \/>\nCome pu\u00f2 dichiarare che sua madre, sua sorella o sua nonna hanno sviluppato determinate patologie?<br \/>\n<strong>L\u2019assenza di una storia familiare non significa assenza di rischio. Significa, semplicemente, impossibilit\u00e0 di conoscerlo attraverso la famiglia.<br \/>\n<\/strong>Ed \u00e8 qui che si produce una disparit\u00e0 che lo Stato deve affrontare.<br \/>\nUna persona non dovrebbe avere minori possibilit\u00e0 di prevenzione sanitaria semplicemente perch\u00e9 \u00e8 stata abbandonata e non dispone delle informazioni biologiche che gli altri cittadini possono utilizzare nella propria anamnesi.<br \/>\nPer questo occorre costruire specifici percorsi di <strong>consulenza genetica, valutazione del rischio e prevenzione<\/strong> per le persone prive, a causa dell\u2019abbandono, di una storia sanitaria familiare attendibile.<br \/>\nNon un privilegio.<br \/>\nUna compensazione di una condizione oggettivamente diversa.<\/p>\n<h3>Il trauma non termina a diciotto anni<\/h3>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro errore che dobbiamo superare: pensare che le conseguenze dell\u2019abbandono appartengano esclusivamente all\u2019infanzia.<br \/>\nNon sempre \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nDomande sull\u2019identit\u00e0, sulle origini, sull\u2019appartenenza e sul perch\u00e9 dell\u2019abbandono possono accompagnare differenti fasi della vita.<br \/>\nPer alcune persone non determineranno particolari difficolt\u00e0. Per altre potranno diventare fonte di sofferenza psicologica o relazionale.<br \/>\nPer questo il sostegno psicologico connesso alla storia di abbandono non dovrebbe dipendere esclusivamente dalle possibilit\u00e0 economiche della persona o della famiglia adottiva.<br \/>\n<strong>Quando esiste un bisogno clinicamente valutato riconducibile alla storia di abbandono, deve esistere la possibilit\u00e0 di accedere a percorsi psicologici e psicoterapeutici appropriati anche attraverso il servizio sanitario pubblico.<br \/>\n<\/strong>E questa possibilit\u00e0 non dovrebbe interrompersi automaticamente con la maggiore et\u00e0.<\/p>\n<h3>Quattro diritti da costruire<\/h3>\n<p>Il riconoscimento della condizione di vittima di abbandono minorile dovrebbe tradursi progressivamente in un sistema organico di tutele.<\/p>\n<p>In particolare:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>diritto alla prevenzione sanitaria<\/strong>, attraverso percorsi specifici di valutazione del rischio e accesso agli approfondimenti genetici appropriati per chi non dispone dell\u2019anamnesi biologico-familiare;<\/li>\n<li><strong>diritto al sostegno psicologico<\/strong>, anche nell\u2019et\u00e0 adulta, quando sia necessario affrontare conseguenze riconducibili alla storia di abbandono;<\/li>\n<li><strong>diritto all\u2019accompagnamento verso l\u2019autonomia<\/strong>, con strumenti educativi, formativi, abitativi e lavorativi rafforzati per le persone che presentino condizioni di particolare vulnerabilit\u00e0;<\/li>\n<li><strong>diritto a misure ulteriori di protezione sociale<\/strong>, nei casi in cui le conseguenze dell\u2019abbandono abbiano prodotto condizioni documentate di fragilit\u00e0 tali da compromettere significativamente l\u2019autonomia della persona.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Su quest\u2019ultimo terreno occorre avere il coraggio di aprire anche una discussione sulla legislazione esistente.<br \/>\nIl collocamento mirato, gli strumenti di accompagnamento all\u2019autonomia, le politiche abitative e le misure di protezione previste per particolari condizioni di vulnerabilit\u00e0 devono essere esaminati per capire se e come possano essere estesi o integrati per rispondere alle specifiche conseguenze dell\u2019abbandono.<br \/>\nNon si tratta di stabilire che ogni persona abbandonata debba automaticamente appartenere a una categoria protetta.<br \/>\nSi tratta di affermare un principio diverso: <strong>quando l\u2019abbandono ha prodotto o produce conseguenze gravi, l\u2019ordinamento deve essere in grado di riconoscerle e di intervenire tempestivamente.<\/strong><\/p>\n<h3>Non privilegi, ma uguaglianza sostanziale<\/h3>\n<p>A questo punto emerge inevitabilmente un\u2019obiezione: perch\u00e9 prevedere diritti specifici per chi \u00e8 stato abbandonato?<br \/>\nLa risposta \u00e8 contenuta nel principio stesso di <strong>uguaglianza sostanziale<\/strong>.<br \/>\nTrattare nello stesso modo persone che partono da condizioni profondamente differenti non produce necessariamente uguaglianza.<br \/>\nChi conosce la propria famiglia biologica pu\u00f2 ricostruire la propria anamnesi.<br \/>\nChi \u00e8 stato abbandonato, spesso, non pu\u00f2 farlo.<br \/>\nChi pu\u00f2 contare su una rete familiare originaria dispone potenzialmente di risorse affettive, economiche e informative che chi ha vissuto l\u2019abbandono pu\u00f2 non avere.<br \/>\nRiconoscere questa differenza non significa concedere un privilegio. Significa <strong>rimuovere, per quanto possibile, gli svantaggi prodotti da un evento che la persona non ha scelto e di cui ha subito le conseguenze.<\/strong><\/p>\n<h3>Una nuova battaglia per i diritti<\/h3>\n<p>Negli ultimi decenni il mondo dell\u2019adozione e dell\u2019accoglienza ha saputo trasformare molte battaglie culturali in diritti. Abbiamo combattuto perch\u00e9 i bambini non crescessero negli istituti. Abbiamo affermato che anche i genitori adottivi dovessero poter disporre di adeguate tutele per accompagnare l\u2019ingresso del figlio nella nuova famiglia. Abbiamo chiesto maggiore trasparenza, strumenti di conoscenza e sistemi capaci di rendere effettivo il diritto di ogni bambino a una famiglia.<br \/>\nOra dobbiamo compiere un passo ulteriore.<br \/>\n<strong>Dobbiamo guardare non soltanto al bambino che \u00e8 stato abbandonato, ma alla persona che quel bambino diventer\u00e0.<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9 l\u2019abbandono non scompare nel momento in cui viene pronunciata un\u2019adozione.<br \/>\nE soprattutto perch\u00e9 l\u2019adozione non pu\u00f2 diventare l\u2019alibi attraverso il quale la societ\u00e0 considera conclusa la propria responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La famiglia adottiva accoglie.<br \/>\nAma.<br \/>\nCura.<br \/>\nAccompagna.<br \/>\nMa non pu\u00f2 essere lasciata sola a riparare tutto.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 che appartiene anche alla comunit\u00e0 e alle istituzioni.<br \/>\nRiconoscere giuridicamente e socialmente le <strong>vittime di abbandono minorile<\/strong> significa assumersi finalmente quella responsabilit\u00e0.<br \/>\nSignifica passare dalla sola protezione del bambino alla tutela della persona lungo il corso della vita.<br \/>\nE significa affermare un principio semplice ma radicale: <strong>chi ha sub\u00ecto l\u2019abbandono non deve essere lasciato solo, una seconda volta, ad affrontarne le conseguenze.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Valentina Griffini<\/em><br \/>\n<em>Amministratore Delegato Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltre la retorica dell&rsquo;adozione: l&rsquo;abbandono minorile non termina con l&rsquo;accoglienza in una nuova famiglia. 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