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{"id":85289,"date":"2014-09-03T11:06:53","date_gmt":"2014-09-03T09:06:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/?p=85289"},"modified":"2014-09-08T18:39:22","modified_gmt":"2014-09-08T16:39:22","slug":"la-bambina-che-odiava-il-cielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/la-bambina-che-odiava-il-cielo\/","title":{"rendered":"La bambina che odiava il cielo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/la-bambina-che-odiava-il-cielo\/bimba-e-albero\/\" rel=\"attachment wp-att-85304\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-85304 alignleft\" style=\"margin: 5px;\" alt=\"bimba e albero\" src=\"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/bimba-e-albero.jpg\" width=\"200\" height=\"200\" data-id=\"85304\" srcset=\"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/bimba-e-albero.jpg 200w, https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/bimba-e-albero-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/bimba-e-albero-55x55.jpg 55w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>L&#8217;orfanotrofio, l&#8217; internamento in un istituto per disabili, la temuta &#8220;Destinazione finale&#8221;<\/strong>. La fame, i soprusi, le compagne morte. Fino all&#8217; irrompere del miracolo . <strong>Ecco la storia della piccola Zeb\u00f2 (raccontata su Tempi)<\/strong>, una bambina russa che dopo anni di maltrattamenti e violenze subite in un orfanotrofio dell\u2019Uzbekistan, <strong>in Dio ha trovato la forza per guarire le ferite del cuore<\/strong>.<\/p>\n<p>Forse non crederete a quanto sto per raccontarvi. Ma ogni parola che leggerete \u00e8 vera. Non ricordo tutto della mia infanzia, e con questo non intendo dire che sia stata tutta terribile. Fino ai 6 anni ho vissuto in un <b>orfanotrofio per bambini piccoli<\/b>. Poi mi hanno trasferito a Fergan, una citt\u00e0 dell&#8217; Uzbekistan orientale, in un altro istituto per bambini abbandonati e disabili. Qui sono stata molto bene; bench\u00e9 fossi ancora piccola, capivo tutto quello che mi succedeva intorno. Mi sembrava di essere gi\u00e0 grande, adulta. Non mangiavamo dolci n\u00e9 avevamo i giocattoli come gli altri bambini, ma sapevo costruire le casette con i rametti e mangiavo i frutti che trovavo sugli alberi. Anche le pistole o le spade le facevo con i rami degli alberi. Ma all&#8217; et\u00e0 di 9 anni una nube nera oscur\u00f2 il mio cielo azzurro. Assistetti alla morte delle persone a me pi\u00f9 vicine.<\/p>\n<p><b>Due bambine in particolare morirono in modo terribile<\/b>: furono violentate e oltraggiate; i loro corpi furono ritrovati due settimane dopo sul tetto. Dopo questo fatto, tutto mi sembr\u00f2 violento e crudele. Cominciai <b>a vedere solo il male<\/b>. E quando uno guarda solo il male, senza accorgersene diventa malvagio anche lui. Tutto quello che sognavo e desideravo, tutto fu oscurato da quella nube. <b>Benvenuta all&#8217; inferno<\/b>. A 11 anni mi portarono in un internato per invalidi chiamato <b>&#8220;Destinazione finale&#8221;,<\/b> perch\u00e9 <b>chi non aveva parenti era destinato a vivere l\u00ec fino alla fine dei propri giorni<\/b>. Di solito le persone hanno paura della morte, ma gli abitanti di quell&#8217; istituto, donne, ragazze e bambine di ogni et\u00e0, al contrario <b>la desideravano<\/b>. Mi portarono l\u00ec con l&#8217;inganno, dicendomi che andavamo al ristorante a festeggiare la mia vittoria (avevo ottenuto il primo premio in un concorso di pittura per alunni delle scuole elementari). Mi fecero una puntura di Aminazin2, un potente sedativo. Quando mi caricarono in macchina capii dove stavamo andando, perch\u00e9 fin da piccolissimi ci avevano minacciati e spaventati raccontando storie terribili su quel luogo. Sebbene fossi sedata, riconobbi il mio direttore e gridai: <b>\u00abPerch\u00e9 mi avete ingannato?\u00bb<\/b> . Lui mi guard\u00f2, ma non disse nulla. Poi sal\u00ec in macchina e se ne and\u00f2. Sul pulmino che ci trasportava eravamo in dieci. Ogni anno infatti trasferivano l\u00ec dieci bambini dell&#8217; orfanotrofio, fra quelli che raggiungevano la maggior et\u00e0. Non so perch\u00e9 capitai in quel gruppo, forse semplicemente perch\u00e9 doveva essere raggiunto il numero di dieci stabilito dal regolamento, forse perch\u00e9 venivano scelti i pi\u00f9 irrequieti. Fra queste dieci infatti io ero l&#8217; unica in grado di camminare, le altre erano invalide. Quando arrivammo, non riuscivo a reggermi in piedi e neanche a sedermi, a causa della puntura.<\/p>\n<p><b>Sapevo che esisteva &#8220;il Signore&#8221;, sapevo che Lui ci aveva creati<\/b>. Ho quindi guardato fuori dalla finestra e ho giurato: \u00abIo non so cosa significhi credere. Ma far\u00f2 tutto quello che a Te non piace. Tu sarai per me un nemico\u00bb. Quando riaprii gli occhi, ero circondata da facce estranee, in un luogo completamente sconosciuto. Mi dissero che avevo dormito per cinque giorni. Poi riconobbi delle ragazze che erano state portate qualche anno prima di me, provenienti dal mio stesso orfanotrofio. Quando si avvicinarono per salutarmi mi parve che dicessero: Benvenuta all&#8217; inferno\u00bb. Nell&#8217; istituto c&#8217;erano delle educatrici, che mi guardavano come se provassero pena per me. Appartenevo al quarto gruppo. I <b>gruppi venivano formati pi\u00f9 o meno secondo il tipo di malattia<\/b>: i disabili, i tubercolotici, i malati mentali, quelli autosufficienti. In ogni gruppo di solito c&#8217; erano persone di et\u00e0 compresa fra i 18 e i 90 anni. Eravamo in settanta nel mio gruppo e io ero la pi\u00f9 piccola. Non ci chiamavano &#8220;bambini &#8220;, bens\u00ec &#8220;<b>malati<\/b>&#8221; (in uzbeko &#8221; kashelar&#8221;). Le ragazze arrivate negli anni precedenti iniziarono ad aiutarmi. Ma io avevo paura a vivere l\u00ec: c&#8217;erano solo adulti, e tutti mi sembravano grandi e spaventosi. Il secondo giorno decisero di farmi uno scherzo, ma io presi molto male la cosa. C&#8217; era una stanza in cui tutti dovevano radunarsi dopo la sveglia. Mi ci portarono e chiusero a chiave la porta. Mi spaventai cos\u00ec tanto che cominciai a gridare, a piangere e dar calci alla porta perch\u00e9 mi aprissero. Mi sembra di aver perso mezza vita l\u00e0 dentro. Quando finalmente aprirono, fuggii, ma non sapevo dove andare; mi rifugiai nel cortile posteriore dell&#8217; internato e da l\u00ec vidi un&#8217; immensa prateria, con un solo albero. Corsi verso di esso, mi sedetti e <b>cominciai a piangere<\/b>. Dopo innumerevoli lacrime, all&#8217; improvviso smisi di piangere. Sembrava che Lui mi stesse dicendo: <b>\u00abTu non puoi essere mia nemica<\/b>\u00bb . E io risposi: \u00abTu non sei nessuno per me! Io diventer\u00f2 una persona che nessuno finora ha avuto il coraggio di essere\u00bb. Vivere l\u00e0 fu molto difficile. C&#8217; era una ragazzina che conoscevo fin dall&#8217; orfanotrofio, si chiamava Elena. La chiamavamo &#8220;la piccola Elena&#8221; perch\u00e9 era molto minuta, qualcuno addirittura la chiamava &#8220;lillipuziana&#8221;. Una mattina, appena alzata, le chiesi se c&#8217;era la colazione . \u00abNon contare su quello che ti daranno qui\u00bb rispose, spiegandomi che mangiare l\u00ec significava raccogliere con la lingua briciole dal piatto. Vedendo che si stava preparando ad uscire, le chiesi dove andava . \u00abA lavorare\u00bb, rispose. \u00abSe vuoi mangiare abbastanza, devi lavorare\u00bb . Le chiesi con insistenza di portarmi con lei. Mi avvert\u00ec : \u00abPer\u00f2 poi non ti lamentare e non chiedermi di tornare indietro, perch\u00e9 torneremo solo stasera\u00bb. Cos\u00ec andammo a lavorare per le educatrici, nei campi. In parole povere, <b>eravamo diventate delle schiave<\/b>.<\/p>\n<p>Lavoravamo per poter mangiare, comprarci le medicine o le scarpe. In cambio\u00a0 ricevevamo cibo avanzato da uno o due giorni , o pane ammuffito. Ma eravamo contente. A qualcuno, ogni tanto, davano anche dei soldi. La mia vita \u00e8 andata avanti cos\u00ec. D&#8217; estate potevamo raccogliere la frutta e mangiare bene e a sufficienza. D&#8217; inverno era pi\u00f9 dura. Quello che ci davano da mangiare non si poteva chiamare <b>cibo, non lo si sarebbe potuto dare nemmeno ai cani<\/b>. Ed io, giorno dopo giorno, diventavo sempre peggiore. Andavo contro tutti, contro la legge, <b>contro la natura e contro Dio.<\/b> Spesso mancava l&#8217; elettricit\u00e0. Anzi, molto spesso praticamente vivevamo senza. Non avevamo neanche il gas . D&#8217;inverno c&#8217;era un&#8217;unica stufa, nella stanza comune, e ce ne stavamo tutti assembrati l\u00ec intorno per scaldarci. <b>A volte mi sembrava di non avere pi\u00f9 le forze per sopravvivere<\/b>. La prima volta che mi hanno picchiata avevo forse 13 o 14 anni . Volevo raccogliere legna per la stufa, non sapevo che non si poteva toccare quell&#8217;albero secco. Il direttore mi vide dalla finestra, mentre lo segavo, ordin\u00f2 alle educatrici di portarmi da lui, e mi picchi\u00f2 l\u00ec, nel suo studio. Poi un&#8217; educatrice mi port\u00f2 in camera, mi spogliarono, mi legarono al letto e mi fecero un &#8220;impacco&#8221; : mi misero un lenzuolo in testa, presero dell&#8217;acqua da una vaschetta, mi tapparono il naso e mi costrinsero a bere due vaschette intere, poi mi picchiarono fino a lasciarmi mezza morta. Mi lasciarono cos\u00ec fino al giorno dopo! Quando al mattino seguente le altre ragazze mi slegarono, pensavano che non avrei avuto le forze per alzarmi; io invece mi alzai e uscii fuori. Tutto quello che vedevo &#8211; non importa se albero o uomo o natura &#8211; mi appariva nemico. Ed io facevo di tutto per far male ad ogni cosa viva. Anche se sapevo , o almeno qualcosa me lo suggeriva, che il mio comportamento era sbagliato. Pass\u00f2? il tempo e vennero meno le gambe,<b> non riuscivo pi\u00f9 ad alzarmi dal letto ; mi dissero che quella era la punizione che Dio<\/b> mi mandava per i miei peccati. Un giorno volevo andare a guardare la tv, l &#8216;infermiera mi vide e mi picchi\u00f2 urlando: \u00abPerch\u00e9 sei uscita?\u00bb . Proprio quella sera mor\u00ec la mia compagna di stanza, una ragazzina ammalata di epatite virale. Era un giorno festivo e non c&#8217; era nessuno al lavoro, cos\u00ec trascorsi tutta la notte dormendo accanto a un cadavere. <b>Non avevo paura della morte, ma quel giorno provai dolore, un dolore acuto al petto<\/b>. Mi trascinai fino al tetto e gridai : \u00abPerch\u00e9 mi punisci? Perch\u00e9 ti comporti cos\u00ec con me? Se sei Dio, restituiscimi le mie gambe\u00bb. In quel momento cominci\u00f2 a piovere forte, con tuoni e lampi. Trascorso un po&#8217; di tempo, nel nostro istituto tutto cominci\u00f2 a cambiare. Qualcuno scrisse una lettera all&#8217; ufficio di competenza per il controllo delle condizioni in cui vivevano i disabili . cominci\u00f2 a controllare tutto. Terminato il controllo, si insedi\u00f2 un nuovo direttore, che rimase molto sorpreso nell&#8217; apprendere che io una volta potevo camminare. E, fatto assolutamente insolito, fin dal primo giorno si mise d&#8217; impegno per curarmi.<\/p>\n<p>Tutti si stupirono: era come se quell&#8217; uomo fosse stato mandato l\u00ec apposta per me, perch\u00e9 io potessi ancora camminare. Mi port\u00f2 in varie citt\u00e0 e ospedali, alcuni perfino a pagamento, e sebbene tutti i medici confermassero la diagnosi di invalidit\u00e0 permanente, lui per due anni cerc\u00f2 di guarirmi. Non dimenticher\u00f2 mai quello che mi disse un giorno : \u00ab Zeb\u00f2, io ho fatto di tutto per te , ma sei tu che devi voler guarire, ritrovare le forze e alzarti in piedi. <b>Non aver paura di cadere, ti tengo io<\/b>\u00bb. Persino in quell&#8217; occasione io pensai al male : \u00abVa bene, mi rimetter\u00f2 in piedi e continuer\u00f2 a vendicarmi contro di Te\u00bb. Ripresi a camminare, e tutti, compresi i medici, dissero che si trattava di un miracolo. Continuai a vivere come prima. Bench\u00e9 mi avesse restituito l&#8217; uso delle gambe, continuai a percorrere le strade pi\u00f9 oscure. <b>Spesso nella mia vita accadevano dei miracoli,<\/b> ma io non li volevo riconoscere. Fino al giorno in cui, come un uccellino, venni liberata da quella gabbia. Tutti dissero che era stato un miracolo . E allora fui costretta a riconoscere &#8220;qualcosa&#8221;. Nonostante avessi maltrattato o offeso molti di loro, vennero tutti a salutarmi alla partenza. Anche quelli che non potevano camminare. <b>Fui adottata da una donna<\/b> solo perch\u00e9 potessi diventare il bastone della sua vecchiaia. All&#8217; inizio non voleva nemmeno farmi entrare in casa sua; mi fece entrare solo perch\u00e9 la legge la obbligava. Quando mi trasferii da lei stavo male perch\u00e9 sapevo che non era una mia parente, ma ancora peggio sono stata per come si rivolgeva a me : mi resi conto che per quella donna non ero nessuno e non le servivo a nulla. Le dissi allora: \u00abPrestami i soldi per andare in Russia; quando avr\u00f2 lavorato un po&#8217; laggi\u00f9 , ti restituir\u00f2 tutto \u00bb . All&#8217; inizio non voleva darmeli, ma poi, non so se per calcolo o per quale altra ragione, decise di prestarmi i soldi necessari. Dopo cinque giorni di autobus, arrivai in Russia. Non conoscevo nulla di quel paese, ero come un coniglietto ferito, non sapevo dove andare, n\u00e9 a chi chiedere aiuto. La donna che mi aveva adottata, per\u00f2 , siccome non si fidava di me e non credeva che sarei riuscita a restituirle i soldi, mi aveva dato l&#8217; indirizzo di sua sorella, che viveva l\u00ec. La vita non smetteva di mettermi alla prova. L&#8217; incontro che ha cambiato tutto. Poi un giorno, uscendo da un mini-autobus qualcosa dentro di me si svegli\u00f2 e cominci\u00f2 a parlarmi . Allora io dissi<b>: \u00abSignore, indicami il sentiero giusto, perch\u00e9 io smetta di sbagliare\u00bb.<\/b><\/p>\n<p>E dopo qualche tempo la incontrai. La persona che mi ha permesso di riconoscere chi sono veramente: una ragazza che, afferrandomi e tirandomi fuori da un buco nero<b>, mi ha mostrato il vero amore di Dio<\/b>. Da quel momento la mia vita ha cominciato a cambiare. Attraverso quella ragazza ho incontrato altri amici, che aiutavano lei a <b>mostrarmi la verit\u00e0<\/b>. Non mi sembravano nemmeno persone, ma angeli in corpi umani . Quello che avevo perso all&#8217; et\u00e0 di 9 anni <b>&#8211; quel cielo azzurro &#8211; si \u00e8 riaperto in quel momento<\/b>. Sono tornata ad essere felice. Felice come lo ero stata prima di vedere la morte. Quello che vi ho raccontato \u00e8 la pura verit\u00e0 . Se sei ferito nel corpo , ti puoi curare anche da solo . <b>Ma quando ad essere ferito \u00e8 il cuore, senza l\u2019 aiuto di altre persone non ti puoi curare, non ne esci da solo. <\/b>Attraverso l&#8217; aiuto di queste persone che io chiamo amici, <b>il Signore stesso mi ha guarita<\/b>. Se un tempo ho combattuto contro di Lui, ora invece desidero stare con Lui. <b>Imparare ad amare come ama Lui. Credere a Lui, come Lui crede in noi . Voglio questo . Lo voglio infinitamente .<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte: (Tempi)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>L&#8217; orfanotrofio, l&#8217; internamento in un istituto per disabili, la temuta &#8220;Destinazione finale&#8221;<\/strong>. La fame, i soprusi, le compagne morte. 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