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{"id":92860,"date":"2014-12-19T19:02:23","date_gmt":"2014-12-19T18:02:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/?p=92860"},"modified":"2014-12-22T19:07:45","modified_gmt":"2014-12-22T18:07:45","slug":"lattesa-di-pietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/lattesa-di-pietro\/","title":{"rendered":"L&#8217;attesa di Pietro"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-92861\" style=\"margin: 5px;\" alt=\"bambino ospedale\" src=\"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/bambino-ospedale.jpg\" width=\"200\" height=\"200\" data-id=\"92861\" srcset=\"https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/bambino-ospedale.jpg 200w, https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/bambino-ospedale-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.aibi.it\/ita\/images\/bambino-ospedale-55x55.jpg 55w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><b>Riportiamo di seguito un articolo pubblicato sull\u2019ultimo numero di Tempi \u00a0(19 dicembre) a firma di Laura Borselli in cui si racconta la storia di Pietro.\u00a0<\/b>Dato per spacciato a causa di una malformazione rarissima, ha lottato per mesi con una pancia di Goretex e un paio di organi a spasso. Fino a una guarigione impensabile. La saggezza dei medici, la fede dei genitori, la pazienza di aspettare e osservare. Una vicenda miracolosa molto prima dei lieto fine.<\/strong><\/p>\n<p>PANCIA CONTRO PANCIA. Si dice che sia questo il modo migliore per tenere i bambini appena nati. Cos\u00ec sentono l&#8217;odore della mamma e del latte. I filmati per promuovere l&#8217;allattamento materno mostrano bambini che appoggiati a pancia sotto sulla mamma arrivano spontaneamente al seno. Pietro a pancia in gi\u00f9 non si \u00e8 mai messo. Ha guardato subito il mondo. E anche il mondo lo ha guardato. Il 2 gennaio 2014, quando \u00e8 nato con un cesareo programmato alla clinica Mangiagalli di Milano \u201cha pianto subito fortissimo. Respirava. Era vivo\u201d.<\/p>\n<p>A 12 settimane di gestazione Elisa cd Emmanuele, 33 e 35 anni, sono pronti a festeggiare la fine del periodo critico, quello in cui per pudore e timore ci si vota al silenzio. Dopo due gravidanze interrotte spontaneamente in epoca molto precoce non gli sembra vero. Poi durante l&#8217;ecografia notano la faccia scura della ginecologa che consiglia un esame pi\u00f9 approfondito. L&#8217;accertamento conferma quello che si vedeva fin troppo bene da subito: onfalocele gigante. In quel magma in cui il bimbo \u00e8 piccolo come una virgola e vitale come un girino, Elisa vede un puntino di fronte alla sagoma di suo figlio. \u00c8 la pancia di Pietro. Un bel pezzo della sua pancia, nella fattispecie una porzione di intestino, il fegato, la cistifellea e un pezzo di stomaco non sono posizionati nella cavit\u00e0 addominale ma fuoriescono, come un&#8217;ernia, racchiusi da una membrana sottile. \u00abUna sorta di ombelico, ma molto pi\u00f9 grande, con dentro degli organi\u00bb, spiega Antonio Di Cesare, chirurgo pediatrico ai Policlinico di Milano.<\/p>\n<p>In un centro con trentamila parti all&#8217;anno come la Mangiagalli l&#8217;ultimo caso che si ricorda simile a quello di Pietro risale a circa sette anni fa. Di gravit\u00e0 inferiore se ne operano non pi\u00f9 di due o tre all&#8217;anno.<br \/>\n\u00abCi avevano spiegato che la membrana poteva rompersi da un momento all&#8217;altro e che questa patologia si associa spesso a delle anomalie genetiche\u00bb. Non \u00e8 detto che nasca, non \u00e8 detto che respiri, non \u00e8 detto che sia un bambino sano. Quando il medico ha ancora la sonda sulla sua pancia Elisa \u00e8 tramortita e infuriata. Emmanuele invece fissa lo schermo con un sorriso. \u00abMi sono girata e ho visto che aveva gli occhi da pesce lesso, la faccia da innamorato\u00bb. Stava guardando una cosa bellissima, suo figlio. Elisa ha bisogno degli occhi di suo marito per vederlo. Ogni giorno di gestazione \u00e8 un giorno in cui Pietro cresce e inaspettatamente vive. Esattamente la stessa cosa che accade ai suoi genitori, che in testa hanno le parole su cui stanno lavorando con la comunit\u00e0 di Comunione e liberazione: le circostanze, dicono, ci sono date per la nostra maturazione.<br \/>\nSu consiglio di un&#8217;amica medico decidono di chiedere un secondo parere e cos\u00ec dal Sant&#8217;Orsola di Bologna arrivano al Policlinico di Milano, dove incontrano il dottor Di Cesare. La diagnosi \u00e8 la stessa, i protocolli di intervento non sono univoci. Soprattutto perch\u00e9 i piccoli con malformazioni cos\u00ec gravi che arrivano a nascere, per circostanza casuale o per scelta dei genitori, sono davvero pochi. Emmanuele ed Elisa sono orientati a stare a Bologna, dove vivono e dove la logistica sarebbe pi\u00f9 semplice. \u00c8 ancora la stessa amica a fargli ambiare idea, poche settimane prima del parto. A Milano cercano una casa. Non si sa per quanto tempo, non si sa se potranno mai portarci il loro bambino. Bisogna spettare e stare a vedere, di nuovo.<br \/>\nDopo un Capodanno in ospedale, nasce Pietro: 3,5 kg. Nei due giorni in cui Elisa non pu\u00f2 alzarsi dal letto, Emmanuele un padre con telefono strapieno di fotografie e filmati. Ha l&#8217;attenuante di doverli mostrare a una moglie che non pu\u00f2 muoversi, lo stupore di chi si aspettava di tutto e si scopre padre di un bambino bellissimo. E poi deve mostrare le prove allo stuolo di persone a cui lui ed Elisa hanno chiesto di pregare. \u00abQuando abbiamo saputo della malattia di Pietro un amico ci ha consigliato di chiedere a chiunque di pregare. Lo abbiamo fatto senza pensare a che potenza potesse avere tutto questo\u00bb, raccontano. A poco a poco i mille tubicini a cui Pietro \u00e8 attaccato scompaiono. mangia, va di corpo. \u00abPenso di essere stata l\u2019unica mamma contenta di essere in terapia intensiva, era un traguardo pazzesco\u00bb.<br \/>\nElisa ed Emmanuele imparano a tenere in braccio senza urtare la sua pancia, una sorta di pallone protetto da una garza e costantemente medicato per evitare infezioni. Lui fa ogni giorno la spola in treno da Bologna dove lavora, lei vive praticamente in reparto, sempre aperto per i genitori. D\u00e0 il biberon a Pietro, impara a partecipare alle cure e alle medicazioni con l&#8217;aiuto degli infermieri. \u00c9 una situazione limite, ma stabile. Al punto che vengono rimandati a casa in dimissione protetta dopo circa due mesi.<\/p>\n<p>IL BATTESIMO D\u2019URGENZA<br \/>\n\u00abLa scelta dei nostri chirurghi &#8211; spiega Gloria Cristof\u00f3ri, pediatra della terapia intensiva neonatale del Policlinico &#8211; era di non fare nulla nell&#8217;immediato, ma di cercare di mantenere stabile la situazione fino a che non si fossero create le condizioni per operare\u00bb. \u00abSui piatto &#8211; interviene Di Cesare &#8211; avevamo due elementi. Da un lato la pancia di Pietro, che ovviamente era a costante rischio infezione. Dall&#8217;altra parte il fatto che un&#8217;operazione troppo precoce poteva essere pericolosa e soprattutto rischiavamo di non poter richiudere l&#8217;addome perch\u00e9 non c&#8217;era spazio. Abbiamo scelto di proteggere gli organi isolandoli con medicazioni sterili, avere cura di questa pancia delicata fino a che non si fossero create le condizioni per richiuderla\u00bb. Mesi? Anni? Impossibile dirlo, bisogna aspettare e stare a vedere.<\/p>\n<p>A casa passano tre giorni bellissimi, fino a che Elisa si accorge che qualcosa non va. Pietro viene ricoverato di nuovo. La notte Emmanuele ed Elisa vengono richiamati d&#8217;urgenza: l&#8217;intestino si \u00e8 perforato e la situazione sta precipitando. \u00c8 la notte tra il 28 febbraio e il primo marzo e la pediatra di turno in terapia intensiva pediatrica \u00e8 Gloria Cristofori. Il giorno dopo un amico prete doveva venire a battezzare Pietro ma non c&#8217;\u00e8 tempo: \u00e8 la dottoressa a farlo. \u00abIn un reparto come il nostro capita spesso, abbiamo l&#8217;acqua benedetta e chiunque pu\u00f2 farlo in situazione di pericolo di vita\u00bb. Di turno quella notte c&#8217;\u00e8 anche il dottor Di Cesare, che conosce bene il caso di Pietro. \u00c8 lui a riuscire ad applicare un drenaggio temporaneo per poter andare in sala operatoria con una situazione pi\u00f9 stabile il prima possibile. Il primario di chirurgia pediatrica, Ernesto Leva, si precipita. Torna di corsa dalle vacanze anche il professor Giorgio Rossi, responsabile della chirurgia del fegato e dei trapianti e il giorno dopo Pietro va sotto i ferri. Del delicatissimo passaggio dell&#8217;anestesia si occupa la dottoressa Susanna Terracciano. La membrana naturale dell&#8217;onfalocele non esiste pi\u00f9 e viene sostituita con una placca di Gore-tex. Una parte degli organi viene riposizionata nell&#8217;addome, ma Pietro sviluppa una insufficienza multi organo che sembra la parola fine sulla sua avventura. Quando, dopo due giorni di riposo, la dottoressa Cristofori torna in servizio e chiede notizie di Pietro i colleghi le rispondono che non c&#8217;\u00e8 niente da dire, \u00absi pu\u00f2 solo aspettare\u00bb.<br \/>\nOggi nella cartella immagini del computer di Emmanuele c&#8217;\u00e8 un buco di dieci giorni. Sono i giorni in cui lui ed Elisa vivono attaccati all&#8217;astronave che custod\u00efsce il loro bambino, attraverso un obl\u00f2 gli parlano e gli tengono la mano. Ogni medico del reparto li prende da parte e li prepara al peggio, loro recitano il rosario e pregano il beato Rolando Rivi, seminarista emiliano 14enne ucciso in odio alla fede dai partigiani nel 1945. Al tappezzale del figlio, Emmanuele ed Elisa conoscono i genitori di Mohammed, uno dei compagni di stanza di Pietro. \u00abVedo che pregate, pregate anche per mio figlio, noi preghiamo per il vostro\u00bb.<br \/>\nI giorni passano e Pietro non peggiora. Emmanuele incontra la dottoressa Cristofori: \u00abDottoressa, lei ha battezzato mio figlio, dobbiamo conoscerci\u00bb. E\u2019 un momento spartiacque. Un reparto come quello \u00e8 un posto difficile, violento, dove i genitori naufragano stremati, magari dopo aver inseguito per anni un figlio con ogni mezzo. Si resta inchiodati magari per mesi, anni, a un dolore misterioso e alla vertigine della morte\u00bb. L\u00ec eravamo tutti genitori, persone, un pozzo di desiderio per noi e per i nostri figli che nessun uomo pu\u00f2 risolvere. Abbiamo conosciuto tanta gente diversa da noi, si \u00e8 creato un legame forte. Dal mangiare insieme, al prendere un caff\u00e8. Un giorno ci siamo resi conto che eravamo nel posto giusto perch\u00e9 il Signore ci chiedeva di stare l\u00ec. Ci siamo scoperti ad abbracciare quello che succedeva. E questo ha fatto la differenza a prescindere dalla guarigione di Pietro\u00bb.<br \/>\nPassano le settimane e il \u00absuper eroe\u00bb, cos\u00ec lo chiama oggi la dottoressa Cristofori, ha ancora la sua pancia di Goretex e il fegato a spasso. I chirurghi studiano soluzioni e soprattutto materiali da utilizzare come protesi. Il fatto che a un certo punto entri in campo un prodotto derivato dal maiale fa la felicit\u00e0 di Emmanuele, figlio di un&#8217;Emilia di solide certezze suine.<\/p>\n<p>Sul piatto c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;ipotesi di tagliare un pezzo di fegato per farlo rientrare nella cavit\u00e0 addominale. Intanto Pietro si \u00e8 incredibilmente ripreso. Cresce, mangia, ride, esce ogni tanto dall&#8217;ospedale. Due volte a settimana viene medicato per oltre un&#8217;ora dai chirurghi. Per il primo luglio \u00e8 fissata l&#8217;operazione decisiva. Il week-end precedente Emmanuele ed Elisa, insieme alla dottoressa Cristofori, portano Pietro sul lago di Como. La mattina dell&#8217;intervento, a pre ricovero gi\u00e0 fatto e bimbo gi\u00e0 a digiuno, il primario Leva ha l&#8217;intuizione di fermare tutto. Non \u00e8 convinto, Pietro sta bene, il rischio di destabilizzare una situazione comunque in equilibrio non va corso. Si rimanda tutto. A quando? Chi pu\u00f2 dirlo. Bisogna aspettare e stare a vedere. Passa l&#8217;estate e Pietro viene operato in ottobre. I medici avevano notato che l&#8217;onfalocele si rimpiccioliva man mano che Pietro cresceva. Con tutte le ipotesi e le protesi possibili sul piatto si entra in sala operatoria. L&#8217;equipe dei chirurghi pediatrici chiede l&#8217;assistenza anche del chirurgo epatico e del chirurgo plastico. Escono dopo meno<\/p>\n<p>di due ore con l&#8217;artiglieria pesante inutilizzata. Il chirurgo plastico \u00e8 deluso: \u00abNoioso signora, noioso e banale\u00bb.<br \/>\nLa scelta di aspettare si \u00e8 rivelata giusta, il bambino \u00e8 cresciuto e gli organi hanno trovato posto. Oggi la sua pancia \u00e8 normale. \u00abHa solo un&#8217;ernia inguinale congenita che non c&#8217;entra nulla con l&#8217;onfalocele. In un certo senso quell&#8217;ernia &#8211; osserva Di Cesare &#8211; ci ha aiutato, ha fornito uno &#8220;sfogo&#8221; in quegli spazi ristretti\u00bb.<\/p>\n<p>La settimana scorsa i genitori di Pietro e i due medici hanno raccontato la storia di Pietro durante un incontro organizzato dalla comunit\u00e0 di CI di Modena. \u00abFino alla notte della perforazione intestinale- \u00a0ha detto la dottoressa Cristofori &#8211; io sapevo che erano in reparto, erano forti, avevano diversi amici che venivano a trovarli. Mi sembravano a posto. Quando hanno chiesto la mia amicizia ero in un periodo difficile. Rimproveravo a Dio d\u00ec essersi dimenticato di darmi la vocazione. Loro invece che stavano vivendo una sofferenza fisica vera erano illuminati, erano vicini a Dio. Stando con loro ho imparato a leggere i segni di Dio nella mia vita. &#8220;Perch\u00e9 sono cos\u00ec ricche queste persone?&#8221; mi chiedevo. Allora mi sono messa a leggere la vita di don Giussani e ho scoperto che avete ricevuto una grande ricchezza all&#8217;origine. La ricchezza che avete voi \u00e8 la compagnia che vi fate. Pietro a me ha cambiato la vita, la prima miracolata sono io che ho avuto una compagnia nel mio deserto\u00bb.<\/p>\n<p>All&#8217;et\u00e0 di dieci mesi Pietro ha potuto fare il suo primo bagnetto. La prossima estate, insieme al suo fratellino che \u00e8 in arrivo, andr\u00e0 al mare. L\u00ec potr\u00e0 mostrare a tutti la sua cicatrice lunga tutta la pancia, come quella del lupo di Cappuccetto Rosso. Ma prima dovr\u00e0 presenziare a una cerimonia importante, perch\u00e9 la dottoressa Cristof\u00f2ri e il dottor Di Cesare si sposeranno a maggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo di seguito un articolo pubblicato sull&rsquo;ultimo numero di Tempi &nbsp;(19 dicembre) a firma di Laura Borselli in cui si racconta la storia di Pietro.&nbsp;Dato per spacciato a causa di una malformazione rarissima, ha lottato per mesi con una pancia di Goretex e un paio di organi a spasso. 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