Silvana De Mari: “Il bambino che siete convinti di non volere è un dono. O per voi o per un’altra mamma e un altro papà”

“La riproduzione è il più grande dono di Dio”. Lo scrive, su La Verità, Silvana De Mari, medico e opinionista, commentando le polemiche che in questi giorni stanno sorgendo in merito all’aborto, per la decisione della Giunta regionale dell’Umbria di vietare l’interruzione di gravidanza farmacologica (Ru486), in day-hospital. La riproduzione, per la De Mari, che ne parla con una potenza evocativa fuori dal comune, è “il più grande dono di Dio, l’ultimo straordinario dono, il dono dove tutta la gioia esplode, il dono che sconfigge la morte, che la rende accettabile. Nessuno ha paura di morire se il suo letto è circondato da figli e nipoti, la sessualità ci proietta nell’eternità, i nostri figli esistono anche dopo di noi, tra 40 miliardi di anni le loro anime esisteranno ancora”.

Ma allora perché l’aborto? Perché tutto questo parlare di “libera scelta”? Spiega ancora la De Mari: “La riproduzione sessuata è stata presa a calci nel ’68, sciagurato anno in cui è cominciato il disastro di un branco di fighetti figli di papà che si sono sognati di essere rivoluzionari. Il ’68 ha distrutto l’etica e ha distrutto anche il sesso. Non c’è stata nessuna rivoluzione sessuale. La sessualità è un dono magnifico ed è un piacere biologicamente legato alla riproduzione, esattamente come il piacere di mangiare è legato alla sopravvivenza mediante introduzione di calorie. (…) Il sesso nel ’68 ha smesso di essere legato alla riproduzione e quindi ha smesso di essere sesso, ha perso la sua ancestrale potenza, è diventato strofinio per ottenere sensazioni”. Così, “il bimbo che nasce dall’incontro di maschile e femminile diventa un optional”. Un optional che si può anche rifiutare. Uccidendolo. “‘Ama il prossimo tuo come te stesso, il bambino come una creatura prediletta da Dio’ è una legge più carina che ‘fa i comodi tuoi e se per caso questo comporta l’assassinio del bambino, va bene lo stesso'”, scrive ancora la De Mari.

A fronte di questa scelta profondamente egoista, quella dell’aborto, ve n’è però una di segno totalmente opposto: una scelta di vita e di accoglienza. Quella dell’adozione. Che, all’aborto, deve poter essere alternativo. “Un’ultima cosa – conclude la De Mari, rivolgendosi direttamente alle coppie che pensano di abortire – l’universo non è un ammasso casuale di atomi. Tutto ha un senso. C’è un Creatore che ha creato il mondo e ha creato anche la cosina, il grupetto di cellule che voi ora siete convinti di non volere. Non fate sciocchezze. Non buttatelo. Aspettate qualche mese e poi potete sempre darlo in adozione. Anche se non è certo che lo farete. In questi mesi è possibile che cambiate idea. Che vorrete tenervelo con una gioia infinita davanti alle sue manine e agli occhioni. Il piccolino è un dono, o per voi o per un’altra mamma e un altro papà”.

 

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