“Gesù ha avuto paura, angoscia, nell’orto del Getsemani. Lo ammette di aver “tentato” di convincere il Padre a modificare il piano previsto per lui. Da vero uomo, si era “innamorato” della vita terrena”.

Lo ha chiamato, Lo ha invocato; e Gesù si rivolge a Suo Padre.

È il racconto delle ultime traversie, di quanto è accaduto poche ore prima, un ricordo che gli brucia dentro e che vuole, a tutti i costi condividere con il Padre perché ne sia partecipe e possa quindi convalidare l’esito finale della missione salvifica. È un resoconto privo di reticenze: un uomo che non ha nulla da difendere; un figlio che vuole esternare ogni sentimento al Padre; è il libro aperto sulla sua passione affinché il Padre vi apponga la parola fine.

Ha avuto paura, angoscia, nell’orto del Getsemani.

Lo ammette, anche ora, di aver “tentato” di convincere il Padre a modificare il piano previsto per lui. Da vero uomo, si era “innamorato” della vita terrena: quanto è ripugnante, disumano, rivelata la “data” della nostra morte, accettarne il verdetto!

Gesù chiede, per sé – una volta tanto – il “miracolo”: sa che il Padre, se vuole, può farlo. Non si accontenta della prima “richiesta” (e della mancata risposta), nemmeno della seconda. È agitato, nervoso, si sposta in continuazione, da un posto ad un altro, non si dà pace: è alla disperata ricerca di un’“altra soluzione”. Insomma, è sempre Suo Figlio, anzi il Figlio unico!

Insiste, tenacemente: “Se vuoi; lo puoi!” – Gesù è in “lotta”, con Dio, Suo Padre; proprio come ognuno di noi.

Non ha pace: vorrebbe, ma non può. Sa che non ha altra alternativa: deve seguire la volontà del Padre. Il Suo cuore in tumulto, la sua frenesia, le continue domande, l’andare su e giù, contrastano con l’assoluto silenzio, intorno a lui.

E capisce di essere già solo: la sua passione è iniziata!

Gesù si “arrende”: accetta di seguire la volontà del Padre. D’altra parte è stato inviato in terra proprio per questo: “fare la Sua volontà”.

Accetta nonostante il silenzio del Padre, sicuro che il Padre resterà sempre con lui, al suo fianco, senza abbandonarlo mai, nemmeno per un istante. È una condizione non posta, ma ricercata nel proprio intimo: è la convinzione – la fede – che farà scattare la “molla” dell’ adesione: “Mio Padre sarà sempre con me: io non sono solo”.

È il sentirsi Figlio, seguito, accompagnato, amato in definitiva da un padre, da suo Padre. Il suo “Abbà”.

Certo, fin dalla sua infanzia, Gesù è stato cosciente di essere il Figlio di Dio e che quindi il Padre sarebbe stato al suo fianco, anche quando “l’ora sarebbe giunta”, ma all’inizio della grande prova la sua fede ne richiedeva la conferma.

Esce quindi dall’agonia del Getsemani, determinato, convinto, sicuro: “la consapevolezza di essere Figlio è un punto fermo. Il resto si muove: dall’angoscia alla serenità, la coscienza di essere Figlio non si muove”.

“Alzatevi, andiamo”. Gesù è deciso e risoluto e, ben “sveglio e vigile” si lascia travolgere dal vortice della passione che dirompente e impietoso, lo trascina verso l’inevitabile fine.

da “Marco Griffini, ‘...ma Dio tace. Abbandono, speranza, adozione‘.  Ancora, 2012*

* La prima edizione del libro  e la successiva ristampa (2013) sono esaurite, ma è in fase di pubblicazione la seconda edizione, ampiamente riveduta ed integrata, che sarà nelle librerie nel maggio 2021. Per informazioni e/o ordinazioni scrivere a: lapietrascartata@aibi.it

Immagine (La Luce di Maria)

 

Tags: , ,