Nello spazio di un attimo, Gesù viene proiettato nell’amara realtà di una morte inutile, di una vita che è finita, di un nulla immanente, di un niente per sempre: Dio, il suo Dio, lo ha abbandonato


Gesù per la prima volta, nella sua vita, “sente” esplodere nel profondo del cuore un grido per un nome a cui mai, in passato, aveva associato, per sé, un significato relazionale: per la prima volta si rivolge a Dio, chiamandolo Dio, non più Padre, Padre mio, Papà (Abbà). “Prima in nessun luogo Gesù ha mai pregato Dio con il termine Dio”

È il grido di uomo che sta scivolando nel baratro della disperazione: di un uomo che sprofonda nell’angoscia del nulla. È stato troppo unito a quel Padre, lo ha amato con tale intensità che ora lo “strazio” della lontananza, della non presenza, “profondo”, immenso, dilaga nel vuoto dell’anima.

Nel suo cuore, arato da una mente non più presente, ristagnano incomprensione, sconforto, delusione, tradimento, amarezza, strazio, sconfitta … angoscia …

È il vuoto dell’abbandono, la porta d’ingresso alla disperazione; Gesù entra nella solitudine della solitudine: l’esperienza dell’assenza di Dio.

In quel tremendo grido si “agita” la non accettazione del suo destino, un tentativo non più celato di ribellione: Gesù è un uomo che ha sempre creduto di essere nel giusto, di aver speso la vita nel difendere i poveri, gli umili, i derelitti. Di stare, insomma, “dalla parte di Dio”. Viene, viceversa, messo a morte come un bestemmiatore, uno che è contro Dio, contro la legge data da Dio.

Ora non più figlio di Dio, non più il Salvatore dell’umanità, il Messia tanto atteso non sa dare un significato alla sua esistenza e alla sua sofferenza.

“Perché ho vissuto, per che cosa muoio se non sono tuo figlio?”

Non è quel grido una preghiera: è viceversa il riflesso di un uomo a cui è “crollato il mondo addosso”, nel veloce battere di un ciglio. Sta sperimentando, nel profondo, l’amarezza della “ingiustizia” subita: il suo animo non sembra avere – ora – appigli a cui attaccarsi per non precipitare nel baratro della disperazione.
È la condizione di un uomo, angosciato di fronte a una morte inspiegabile rispetto a una vita condotta nella ricerca e nella pratica dell’amore di Dio. In tale situazione non c’è, umanamente, spazio per sentimenti di preghiera, di apertura, di dialogo…

No, non è una preghiera, Gesù non sta recitando un salmo!

Il senso dell’ingiustizia, della non gratitudine ha bruciato, in un attimo, tutto quanto poteva costituire, nel suo animo, fiducia, speranza; sopravvive, viceversa, rancore, risentimento, senso di impotenza, incredulità (sentimenti ben noti a chiunque abbia sofferto un’ingiustizia, anche minima).

No, Gesù non è nella condizione di recitare un salmo. La sera precedente, nell’orto del Getsemani, nell’intimità e nella solitudine della notte, avrebbe ben potuto farlo. Preferì viceversa rivolgersi al Padre in termini diretti, mirati, coinvolgenti. Ora, in presenza, dello svelarsi di una situazione di abbandono, reale e vero, l’angoscia si tinge di terrore: è urlo!

Gesù è sull’orlo del precipizio: una sofferenza indicibile, il corpo vacillante, la vista annebbiata; sotto di lui, “si spalanca la voragine della morte”, “il baratro vertiginoso del nulla”.

Gesù sta “affrontando la morte nel più grande tormento”, completamente abbandonato, gli si sta spalancando l’inferno della disperazione “che consiste non soltanto nella perdita integrale della vita (anima e corpo), ma anche nella perdita di Dio!”; la negazione della speranza, la negazione dell’esistenza stessa di Dio! Gesù sulla croce, un momento prima della morte, è arrivato fin lì, a sperimentare la “non esistenza di Dio”.

Gesù, in questo esatto momento, è a-teo, è senza Dio.

Più in basso di così non sarebbe potuto scendere: il Figlio di Dio è ora senza Dio!
In quell’attimo, mentre le tenebre scendono sempre più fitte intorno alla croce…
In quell’attimo, in quell’ultimo momento di lucidità che la morte, malignamente, lascia all’uomo …
In quell’attimo, dalla gioia e dal desiderio del ricongiungimento, tanto atteso, con il Padre; dalla soddisfazione della missione compiuta con il sacrificio della propria vita; dalla certezza di una eternità “nella gloria” infinita alla destra del Padre, Dio Onnipotente …
Nello spazio di quell’attimo, Gesù viene proiettato nell’amara realtà di una morte inutile, di una vita che è finita, di un nulla immanente, di un niente per sempre: Dio, il suo Dio lo ha abbandonato.

da Marco Griffini, “…ma Dio tace. Abbandono, speranza, adozione”. Ancora, 2012*

*La prima edizione del libro  e la successiva ristampa (2013) sono esaurite, ma è in fase di pubblicazione la seconda edizione, ampiamente riveduta ed integrata, che sarà nelle librerie nel maggio 2021. Per informazioni e/o ordinazioni scrivere a: lapietrascartata@aibi.it

 

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