Anna Bonetti, giovane ragazza di 23 anni, sorda dalla nascita, spiega il suo impegno contro l’aborto, paradosso di una società che si dice inclusiva  ma elimina prima della nascita chi è “diverso”


Un’intervista molto interessante è stata pubblicata sul sito Aleteia.org. È quella di Anna Bonetti che riflette sul diritto della donna di procedere all’aborto anche “grazie” alla diagnosi prenatale.

L’impegno per tutelare il più fondamentale dei diritti umani: il diritto alla vita

Anna Bonetti è una giovane ragazza di 23 anni, sorda dalla nascita, che dall’età di 5 anni porta l’impianto cocleare. Appassionatasi all’età di 20 anni alla lingua dei segni, oggi lavora come assistente per bambini sordi alla scuola Audiofonetica di Brescia.

La sua notorietà è dovuta anche alla grande attività social, Instragram in particolare, dove porta avanti le sue lotte per il mondo pro-life, l’inclusione sociale per le persone sorde e la difesa della vita umana innocente. “Quest’ultima  – afferma nell’intervista – ha rappresentato una vera e propria svolta nella mia esistenza, nonostante sia cresciuta in una famiglia non cattolica e ben lontana dalla consapevolezza di ciò che realmente è l’orrore dell’aborto”.

La spinta verso la difesa di questi temi è abbastanza recente, quando Anna, dopo anni difficili in cui tanto lei quanto la sua famiglia si sono spesso sentiti “diversi” e fuori posto, si è avvicinata alla comunità dei sordi. Qui ha scoperto che molto dei portatori di connessina 26, il gene che, come nel caso di Anna, causa la sordità, si sottopongono all’amniocentesi nel primo trimestre di gravidanza. In sostanza, nonostante i progressi che permettono, oggi, di affrontare meglio la sordità, una gran parte dei bambini “come Anna” non vedono la luce dopo la diagnosi prenatale. Un paradosso inconcepibile, specie per una società che si fa paladina dei diritti di tutti e, poi, elimina prima della nascita chi è “troppo diverso”

“Ho compreso – continua Anna – che era fondamentale lottare per il riconoscimento dei non nati come esseri umani. Non a caso ogni giorno migliaia di campagne contro il bullismo e la discriminazione si battono per l’inclusione delle persone “speciali” come me. Allora perché è permesso ammazzarci nel grembo materno per mezzo della diagnosi prenatale? Credo che non possiamo parlare di “diritti umani” o di tutelare le fasce più deboli se non siamo in grado di assicurare il più fondamentale dei diritti umani: il diritto alla vita”.

Difficoltà di una scelta radicale che richiede impegno costante

Il percorso intrapreso da Anna ha portato qualche immediata conseguenza spiacevole, come il non venire più chiamata a fare da babysitter da genitori che hanno saputo delle sue posizioni. Ma questo non ha scalfito la sua determinazione e il suo impegno all’interno del gruppo degli Universitari per la Vita. Non una scelta facile, ma ripagata da ogni ringraziamento che arriva dalle persone aiutate a riflettere sull’orrore dell’aborto.

Qui vale la pena sottolineare un aspetto: la scelta di Anna non parte da una posizione di credente, in quanto la sua educazione è stata laica. La motivazione parte dall’esperienza personale, dallo sperimentare il dolore che le ferite dell’aborto lasciano sulle persone. “L’aborto – sottolinea Anna – non è un problema esclusivamente di fede, ma è il fallimento della società”.

L’esperienza come ambasciatrice di Live Action

La sua passione e determinazione hanno portato Anna a entrare in contatto con Live Action, il movimento per i diritti umani e la fine dell’aborto fondato da Lila Rosa a soli 15 anni e che conta, oggi, 4 milioni di followers.
È stata
Live Action stessa a iniziare a seguire Anna su Instagram, inviandole successivamente il modulo per candidarsi come ambasciatrice e accettando la sua proposta. In seguito, Anna è stata inserita nel Forum dei loro ambasciatori: un migliaio circa di attivisti che da tutto il mondo si scambiamo informazioni riguardanti le notizie sull’aborto a livello planetario.

La collaborazione ha portato anche a una proposta di lavoro per Anna presso Live Action, ma per accettare avrebbe dovuto trasferirsi in America. Il diniego, però, potrebbe essere solo momentaneo, perché l’idea di solcare l’oceano c’è, anche per approfondire le conoscenze sulla sordità alla Gallaudet University, l’unica università per le persone sorde al mondo che si trova a Washington.

Al momento, l’obiettivo di Anna è sensibilizzare Live Action sull’accessibilità per le persone sorde, aggiungendo almeno i sottotitoli ai loro video.
Nel sua ambito, invece, Anna ha creato un forum di sordi pro-life dove condividere notizie accessibili.
Nel frattempo Anna lavora anche in una scuola, e questo l’ha resa consapevole di come il cambiamento della società debba partire proprio da lì. E il modo per farlo è diffondere le testimonianze di coloro che sono sopravvissuti all’aborto, perché queste possono toccare davvero il cuore in maniera diversa dalle “fredde” considerazioni logiche.

Fondamentale rimane, per Anna, l’esperienza all’interno degli Universitari per la Vita, cominciata a Roma, proseguita a Genova, sua città natale, e, oggi, in rampa di lancia a Brescia, città dove Anna si è trasferita per lavoro.

La lunga intervista si conclude con una domanda sulla felicità. Anna risponde che, per lei, essere felice significa “diffondere con gioia la cultura della vita… Fare il lavoro che amo e aiutare gli altri bambini sordi come me a diventare persone più forti”.
Poi, un domani, Anna spera che felicità possa essere anche “costruire una famiglia che sappia accogliere la vita e amarla in ogni sua forma”.

 

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