La rivista di spiritualità Lemà Sabactani? dedica un intero numero all’episodio paradigmatico dei “discepoli di Emmaus”, al fine di avviare un’ulteriore esplorazione del brano e della sua capacità di essere istruttivo, educativo ed evocativo, anche per l’esperienza adottiva e affidataria”


Il Vangelo proposto dalla liturgia per questa domenica (III di Pasqua) è il brano dell’evangelista Luca immediatamente successivo a quello che vede coprotagonisti i cosiddetti discepoli di Emmaus: il noto racconto del cammino e del percorso compiuto da due persone che, mentre si allontanano tristi, deluse e disorientate dalla comunità di Gerusalemme, incontrano uno sconosciuto viandante che si unisce a loro lungo la via e col quale avviano un itinerario, una ripresa degli avvenimenti e una loro ricomprensione che, progressivamente, li condurrà a riconoscere in quella persona Gesù

Oltre al commento di Carla e Luca al vangelo (Lc 24,35-48) che viene proposto sul nostro sito, in questa occasione segnaliamo il n. 14 della rivista “Lemà sabactàni?, un fascicolo interamente dedicato all’episodio paradigmatico dei “discepoli di Emmaus”, pubblicato con l’intento di evidenziare e approfondire il suo prezioso contributo anche per l’accoglienza adottiva e affidataria.

Il fascicolo della rivista è quindi dedicato al percorso e alla trama di relazioni vissute dai due discepoli incamminati verso Emmaus, i quali lasciano Gerusalemme delusi, col cuore triste, “svuotati” dall’incomprensione, ma vi faranno ritorno “ricolmi” di entusiasmo per annunciare il loro incontro col Signore Gesù.

Sono davvero molte le letture e tantissimi i commenti che hanno richiamato ed evidenziato la preziosità di questo brano del vangelo: quasi un’icona quella scritta dalle parole di Luca che ci consente di sintetizzare nitidamente movimenti, attese, incontri, sguardi, parole, nostalgie, delusioni, atteggiamenti, speranze, conversioni, gioia, svelamenti, … propri dell’esperienza cristiana, proiettata verso l’annuncio e l’evangelizzazione.

Questo brano è stato letto, riletto, contemplato, meditato e studiato sotto diverse prospettive: quella propriamente biblica, quella catechetica, quella spirituale, quella liturgica… Anche la spiritualità dell’accoglienza ha inteso mettersi all’ascolto di questo vangelo, leggendolo, meditandolo, contemplandolo, sino a raccoglierne la struttura fondamentale e paradigmatica, peraltro riconoscibile e iscritta anche nelle dinamiche proprie dell’adozione e dell’affido.

In effetti la spiritualità dell’accoglienza familiare, adottiva e affidataria, nasce in ragione di esperienze (abbandono, perdita di dignità, sterilità, relazioni interrotte, rapporti ritenuti conclusi, attese smentite, desideri disattesi, accoglienza, adozione, affido…) vissute e ricomprese alla luce del Vangelo, sentieri e luoghi della propria vita che diventano “strada” dove incontrare il Risorto, pur senza riconoscerlo immediatamente, e dimore dove ospitarlo e ascoltarlo: accade così che, tra parole e gesti, il volto di Gesù risorto torna familiare e non più anonimo, estraneo.

Sono le dinamiche che consentono di trasformare abbandono, tristezza, smarrimento e perdita di senso, in progressivo riconoscimento del senso della propria storia, radicale conversione delle condizioni in cui si sta realizzando, della efficace presenza del Risorto che rende possibile – non automatico – il riscatto dalla delusione: restituisce identità, speranza e suscita l’annuncio, urgente e carico di entusiasmo.

Le famiglie del movimento Amici dei Bambini e dell’associazione La Pietra Scartata hanno così dedicato diversi appuntamenti per una rilettura del brano del Vangelo di Luca secondo un itinerario che è poi stato condiviso nel numero della Rivista. Il fascicolo rende disponibili sia il commento al brano proposto da don Maurizio Chiodi in occasione di una “Lectio divina” (Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi…?), sia i testi delle riflessioni di alcune famiglie (Meditando sui discepoli di Emmaus), ispirate dalla Lectio in rapporto alla propria storia/esperienza di accoglienza adottiva e/o affidataria.

Insieme ai testi del cammino compiuto dalle famiglie, la rivista propone inoltre approfondimenti e studi per avviare un’ulteriore esplorazione del brano e della sua capacità di essere istruttivo, educativo ed evocativo, anche per l’esperienza adottiva e affidataria: alla riflessione sul tema proposta da Marco Griffini (Il paradigma di Emmaus), seguono lo studio del biblista Pasquale Pezzoli (Il racconto di Emmaus) e i contributi dei teologi Saulo Monti (Il viaggio della memoria e del ricordo: dall’abbandono al riconoscimento testimoniale), Antonella Fraccaro (Da Gerusalemme a Emmaus: Il viaggio paradigmatico e le tappe dell’adozione) e Maurizio Chiodi (Emmaus: paradigma per comprendere l’adozione e l’affido).

Il fascicolo è, infine, impreziosito dalla riproduzione delle opere dell’artista Arcabas (pseudonimo di Jean Marie Pirot), dedicate all’incontro di Emmaus: sono dipinti in grado – secondo Pezzoli – di “tradurre molto bene quello che è il senso di quell’episodio”.

Le opere di Arcabas sono custodite nella Chiesa della Resurrezione presso il Pitturello a Torre de’ Roveri (BG); le immagini che le riproducono – accompagnate da un commento loro dedicato dal teologo Ezio Bolis – sono pubblicate grazie alla cortese e preziosa autorizzazione dell’Artista.

Gianmario Fogliazza
Centro Studi La Pietra Scartata

 

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