“Una delle più importanti sorgenti di forza per noi è stato guardare negli occhi i nostri due tesori peruviani e vedere in loro -nonostante la loro giovane età- la determinazione ad avere una nuova opportunità di vita, il loro coraggio nell’avere fiducia in due estranei”.

Le riflessioni di una coppia adottiva. La gioia dell’adozione, ma anche le difficoltà incontrate lungo il cammino, in cui la fede e la preghiera sono stati lo strumento per superare i momenti più duri. Con una sola grande sicurezza: “l’amore vince sempre”.

L’ostacolo principale nel nostro percorso è stato “la solitudine del cammino”.

In primo luogo la mancanza di punti di riferimento all’inizio dell’iter adottivo e la conseguente sensazione di smarrimento. Non conoscevamo da vicino famiglie adottive e in tutta la parte burocratica ci siamo sentiti molto soli, finché non siamo approdati in Ai.Bi. I servizi sociali e la psicologa dell’Asl ci sono sempre sembrati molto superficiali e limitati agli adempimenti obbligatori di rito.  Inoltre in questa fase anche gli incontri informativi del Comune sembravano concentrarsi su requisiti, disponibilità dei Paesi, costi dell’adozione e statistiche sui fallimenti, senza prepararci a lasciare il sogno del bambino ideale, nato dal nostro desiderio di coppia, per prepararci ad accogliere un figlio vero. Questa solitudine ci ha portato spesso a dubitare e allo scoraggiamento, anche se poi non abbiamo mai mollato perché la chiamata all’accoglienza era in noi molto forte.

Dal bambino ideale al proprio figlio: l’importanza dei corsi di formazione

Abbiamo cominciato a capire meglio cosa è l’adozione solo con il corso maturativo dell’Associazione Amici dei Bambini e lì, il bambino reale ha iniziato ad abitare i nostri pensieri; i suoi bisogni e i suoi sogni prendevano a poco a poco forma e si mescolavano ai nostri. Non crediamo che gli incontri formativi siano la soluzione definitiva, la crescita della coppia è un cammino personale, ma sicuramente avere dei consigli, essere consapevoli del bisogno di un cammino di crescita è molto importante, come anche conoscere altre coppie che stanno affrontando la stessa “fatica” e gli stessi dubbi, aiuta a rafforzare la propria determinazione.

Al momento dell’abbinamento, nel nostro caso, i dossier dei bambini non erano molto ricchi di notizie e quindi non ci hanno influenzato in modo particolare, è anche vero che probabilmente a quel punto eravamo maturi per l’accoglienza. Mentre invece, i dossier che abbiamo dovuto produrre su di noi e tutta la documentazione annessa ci hanno impegnato per mesi e ci hanno provocato l’impressione di essere più concentrati su timbri e conti, che sulla preparazione per diventare genitori.

E poi l’attesa e il primo viaggio…

Poi una volta finito il dossier siamo entrati in un limbo che ci ha dato la sensazione di stordimento, nel senso che l’attesa sembrava non finire mai.

Forse nel periodo del limbo potrebbe servire un’ affiancamento di coppie che hanno già adottato, oppure partecipare a corsi formativi più pratici.

Un altro aspetto da considerare è il periodo di permanenza all’estero, anche se nel nostro caso si è risolto tutto in modo positivo (noi ci siamo pienamente affidati nelle mani dei referenti in Italia e in loco), ripensandoci ci rendiamo conto che non avevamo idea dell’iter burocratico preciso che ci attendeva.

Nel caso di nostri amici, la mancanza di un passaggio – per errore della referente- ha quasi compromesso il loro rientro a casa e sicuramente minato il rapporto di fiducia con le istituzioni e con l’ente stesso.

Riflettendo in definitiva, crediamo che solo il cammino interiore personale e di coppia può preparare in parte all’incontro tanto desiderato, ma anche così complesso e ricco di ostacoli. Accogliere è come innamorarsi, ma dopo la prima infatuazione occorre lavorare per costruire il rapporto con i figli e con la società che li circonda.

La forza della fede e della preghiera

Un punto fermo per noi è stata la fede e la preghiera, che ci hanno aiutati a superare la solitudine e i momenti difficili, ed abbiamo avuto la sensazione che tutto andasse per la strada giusta, solo quando siamo stati disposti ad accettare ciò che la provvidenza preparava per noi, senza cercare di controllare ciò che è incontrollabile. Ci ha colpito che la regione di provenienza dei nostri figli si chiamasse “Madre di Dios”, che loro siano stati abbandonati in un luogo chiamato le tre Marie, un continuo rimando a  quella madre celeste a cui ci eravamo affidati.

Abbiamo cercato in tutto ciò che abbiamo vissuto di focalizzarci sul positivo– non sempre riuscendoci completamente- convinti che non possiamo cambiare gli eventi, ma possiamo scegliere come viverli.

Una delle più importanti sorgenti di forza per noi è stato guardare negli occhi, i nostri due tesori peruviani e vedere in loro- nonostante la loro giovane età- la determinazione ad avere una nuova opportunità di vita, il loro coraggio nell’avere fiducia in due estranei e il loro spontaneo affidarsi a noi, tendendoci la mano e  chiedendo amore. Angela e Walter al momento della nascita della nostra famiglia, avevano 9 e 6 anni e ripensando alla nostra storia assieme, ci siano resi conto che per noi l’accoglienza è stata reciproca: mentre noi “aprivamo i nostri cuori ai nostri figli, loro ci hanno abbracciati come genitori”.

Vogliamo finire questa riflessione con una delle frasi preferite di nostro figlio Walter, spontanea e vera: “L’amore vince sempre”.

Giaele e Marco Dusti – Gruppo Famiglie Ai.Bi. Toscana 

 

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