Spettabile redazione,

in questo difficile momento che stiamo attraversando, mi sembra di toccare maggiormente con mano il profondo distacco della società, o almeno una sua parte verso la Chiesa. Sono diminuite le persone che ogni domenica seguono le funzioni e vedo che i giovani si dichiarano sempre più spesso senza fede e senza spiritualità,  vivendo immersi in una realtà parallela fatta di agio e futilità.

Cosa  sta capitando alla nostra gioventù? In che cosa la nostra generazione di adulti ha sbagliato?

Stefano

Gentilissimo Stefano,

Pur essendo, l’Italia, un Paese dove, a nostro parere, non manca fede e spiritualità, concordiamo con lei che stiamo purtroppo attraversando un periodo difficile, di allontanamento di molti, in particolare dei giovani dalla Chiesa vista come istituzione.

Per risponderle, vorremmo prendere in prestito alcune frasi di un articolo scritto da Alberto Luppichini e pubblicato sul quotidiano Libero.

Luppichini fa riferimento ad un’ opera scritta da Franco Garelli, intitolata “Gente di poca fede. Il sentimento religioso Nell’Italia incerta di Dio”, edito dal Mulino, nella quale lo scrittore, pur confermando il senso di religiosità degli italiani che coinvolge ben il 70% della popolazione, allo stesso tempo, sottolinea la “crescente disaffezione” verso la Chiesa come istituzione. Distacco che coinvolgerebbe maggiormente i giovani,  tra i 18 e i 34 anni. Tra loro si nasconderebbe infatti, il 35-40% di chi, si dichiara oggi, “senza Dio, senza preghiera, senza culto, senza vita spirituale”.

Una generazione senza – si legge su Libero –  se non fosse che i giovani di oggi appartengono all’epoca del tutto, dove ogni cosa è alla portata, facilmente raggiungibile e acquistabile”.

In tutto questo qual è il ruolo delle famiglie?

“Sempre più immerse nel lavoro, non hanno tempo né voglia di educare i figli ad una vita sana e responsabile, preferendo affidarli alle legge della strada e alle ottuse regole del branco” – divenuto il modello più in auge da imitare, scrive Luppichini, proprio come -“lo stile di vita fumoso dei protagonisti della nostra televisione, che fa apparire la ricchezza a portata di mano, così fiaccando ulteriormente gli animi deboli di una generazione che rifugge il sacrificio e la fatica”.

E la Chiesa“ che un tempo prendeva per mano i giovani e orientava le loro vite, oggi ha perso questa insostituibile funzione… Frate Aquilino Apassiti, cappellano di Papa Giovanni di Bergamo, ama dire: ‘I giovani devono tornare a porsi le domande essenziali: Chi sono? Da Dove vengo? Dove vado? Altrimenti sarà un fallimento!”.

 

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