L’aver realizzato una prima adozione e, quindi, avere già accolto e amato un figlio, anziché un punto di forza era di fatto diventato un impedimento alla realizzazione di un secondo progetto adottivo


Donatella e Stefano Mazzoli sono i coordinatori regionali del Gruppo Famiglie Ai.Bi. della regione Emilia Romagna: l’esperienza vissuta sulla loro pelle, e il racconto che ne fanno, offrono uno spunto di riflessione importante su alcune criticità e storture di un sistema che, proprio a partire dall’ascolto delle famiglie, potrebbe trovare un arricchimento decisivo e importante per tutti. Tenendo sempre fermo l’obiettivo primario: quello di mettere al primo posto i diritti dei minori abbandonati ad avere una famiglia.

Ecco il racconto di Donatella e Stefano:
“Pensando alla nostra esperienza adottiva e a quanto emerso in questi ultimi anni dalla condivisione delle esperienze con le famiglie che hanno adottato un bambino tramite l’adozione nazionale e internazionale, così come dal confronto con le coppie conosciute agli incontri informativi, il principale “cortocircuito” che abbiamo riscontrato in Emilia Romagna, e in particolare a Bologna, è il limite all’adozione di un solo minore, quasi sempre disposto dal decreto del Tribunale dei minorenni.
Nella nostra zona non abbiamo mai avuto notizie di decreti rilasciati dal Tribunale con vincoli riferiti all’età massima dei bambini (salvo, naturalmente, i casi di seconda adozione) o legati alla razza o alla provenienza del bambino. Abbiamo tuttavia riscontrato, da parte dei servizi sociali, e di conseguenza del tribunale, una forma di chiusura alla possibilità di adottare due o più fratelli.
La scelta è evidentemente motivata dalla volontà di ridurre i fallimenti adottivi, tuttavia, anche se l’adozione di fratrie comporta maggiori difficoltà, queste non possono essere considerate insuperabili e non portano necessariamente ad un fallimento.

Se da una parte limitare l’accoglienza a un solo figlio può essere un modo per ridurre le difficoltà familiari, dall’altra non si può non tener conto del fatto che, in alcuni paesi, è frequente la necessità di trovare una famiglia per due o più fratelli. Il paradosso è che se tutti i decreti prevedessero il limite di un solo minore, per un bambino che fa parte di una fratria non ci sarebbe la possibilità di essere accolto assieme ai suoi fratelli.
Bisognerebbe quindi valorizzare e non ostacolare coloro che mostrano una maggiore disponibilità all’accoglienza e accompagnare le famiglie che si sentono pronte anche all’adozione di più fratelli, perché rispondono a un effettivo bisogno di questi bambini.

Abbiamo riscontrato che questa limitazione è molto sentita dalle coppie che iniziano il percorso con le associazioni e cominciano a conoscere la realtà dei bambini abbandonati e dei paesi di provenienza.
Per quanto riguarda la nostra esperienza personale, nel nostro primo percorso adottivo il rapporto con i servizi sociali e col tribunale è stato molto positivo e ci siamo sentiti accolti e accompagnati. Il nostro decreto prevedeva l’adozione di un solo minore, ma noi stessi non avevamo allora maturato l’idea dell’adozione di più bambini.

Il limite all’adozione di un solo bambino noi l’abbiamo tuttavia provato direttamente qualche anno dopo l’arrivo di nostra figlia, quando abbiamo iniziato il percorso per la seconda adozione. In quell’occasione, fin dal primo incontro, i servizi sociali si sono mostrati ostili all’idea, considerando il fatto di avere già adottato una bambina vicina all’adolescenza, periodo in cui il rischio del fallimento adottivo si doveva ritenere maggiore, come un ostacolo insormontabile.
In sostanza, l’aver realizzato una prima adozione e, quindi, avere già accolto e amato un figlio, anziché un punto di forza era, di fatto, diventato un impedimento alla realizzazione di un secondo progetto adottivo.

Chi volesse maggiori informazioni sull’Adozione Internazionale, può visitare la pagina dedicata di Ai.Bi. Amici dei Bambini.

 

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