Questo grido, che arriva fino al Signore, non è una semplice supplica, ma la querela di chi, minacciato nei suoi diritti e nella sua vita, rivendica il diritto di essere ascoltato, protetto e salvato da Colui che è il supremo garante della giustizia nel mondo


Nel quinto fascicolo della rivista «Lemà sabactàni?» sono pubblicate e disponibili gli studi e gli approfondimenti presentati in occasione della V Giornata di Studio e Confronto per una Spiritualità dell’Adozione, un evento promosso dalle Associazioni Ai.Bi. Amici dei Bambini e La Pietra Scartata, intenzionalmente dedicato alla figura di Maria, con particolare attenzione alle sue relazioni con Dio, con suo figlio Gesù, il Figlio di Dio, nonché con la nascente storia della prima comunità cristiana.

Con “Maria nel mistero dell’abbandono” vengono ripresi, commentati e contemplati alcuni dei tratti peculiari di Maria, del suo essere scelta da Dio, della sua disponibilità a divenire Mamma di Gesù, Madre di Dio, del suo prendersi cura del Salvatore e della salvezza.

I contributi raccolti nel fascicolo accostano alcuni eventi della vita di Maria per raccogliere alcune sue specifiche esperienze in grado di illuminare e far comprendere anche l’esperienza dell’accoglienza familiare e la sua squisita qualità cristiana; la rivista, infatti, ha destinato diversi fascicoli alla raccolta di riflessioni, attenzioni, studi e approfondimenti dedicati ad alcuni dei protagonisti della Storia della Salvezza in virtù della loro vicenda, del ruolo e delle relazioni che li hanno visti in stretta ed intima relazione con Dio, capaci di offrire un ulteriore sguardo all’esperienza dell’abbandono e dell’adozione vissuta secondo il senso cristiano dell’accoglienza.

Delle diverse e preziose prospettive che felicemente consentono di porre lo sguardo sulla maternità singolare di Maria e sulle maternità adottive, attraversando l’annuncio e la vocazione, l’alleanza e la fiducia, prima di giungere alla salvezza possibile e accessibile per tutti, in questa occasione riproponiamo il contributo curato dalla biblista Rita Torti MazziUn grido che sale, la pienezza del tempo. Scelte e chiamate di Dio.

Lo studio, che riproponiamo in 10 distinte tappe, di cui oggi pubblichiamo la prima, esplora alcune delle dinamiche della dialettica chiamata/ascolto – vocazione/risposta nelle vicende di alcuni dei protagonisti del rapporto tra Dio ed Israele, rintracciando alcuni aspetti del decidersi di Dio, del suo rivelarsi nella storia non senza coinvolgere l’uomo: una chiamata che si fa annuncio, un appello che suscita una libera disponibilità.

Concentrando l‘attenzione sull’esperienza di Maria – la sua chiamata, l’annunciazione –, lo studio si propone di affrontare, tra diversi quesiti, un particolare interrogativo: qual è stata l’essenza di Maria, il suo rapporto con Dio, affinché ella abbia potuto sostenere e vivere fino in fondo e in modo giusto ciò che le veniva elargito e ciò che si esigeva da lei?

Seconda tappa

(QUI la prima tappa)

Il grido dell’oppresso e l’intervento di Dio

Quando gli Israeliti, schiavi in Egitto, “gemono” per la loro schiavitù e “gridano”, il loro “grido” sale a Dio, che ascolta il loro “lamento” e si ricorda della sua alleanza con Abramo e Giacobbe (Es 2,23-25).

Ho udito il lamento degli Israeliti asserviti dagli Egiziani – dice il Signore a Mosè – e mi sono ricordato della mia alleanza. Per questo di’ agli Israeliti: “Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai gravami degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi libererò con braccio teso e con grandi castighi. Io vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio, che vi sottrarrà ai gravami degli Egiziani. Vi farò entrare nel paese che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, e ve lo darò in possesso: Io sono il Signore! (Es 6,5-8)

Questo grido, questo lamento*, che arriva fino al Signore non è una semplice supplica, e cioè «l’atto di chi chiede qualcosa ad un altro al di là del diritto o addirittura con la coscienza precisa di non poter rivendicare nulla (come nel caso in cui qualcuno domanda un prestito o una remissione di debito)»**.

È, invece, una querela il “grido” di chi, minacciato nei suoi diritti e nella sua vita, «si rivolge al giudice in quanto giudice, in quanto cioè istanza autorevole di decisione a favore di chi è (nel) giusto»** e «rivendica il diritto di essere ascoltato, protetto e salvato da Colui che, ancora più forte dei forti, è il supremo garante della giustizia nel mondo»***. E Dio ascolta questo grido dell’oppresso, che gli chiede di intervenire.

Dio ascolta e si ricorda. Questo “ricordarsi” non è un semplice richiamare alla memoria, ma è «un comportamento di Dio che conduce Dio stesso a intervenire di nuovo nella realtà storica»****. Ricordandosi della sua alleanza, il Signore entra in azione concedendo ai suoi fedeli salvezza e grazia (cf Gen 8,1; 19,29; 30,22; 1Sam 1,19-20; Sal 115,12; 136,23). Avendo ascoltato il grido degli Israeliti oppressi ed essendosi ricordato della sua alleanza, il Signore sceglie Mosè e lo manda al popolo per liberarlo dall’Egitto e guidarlo verso la terra promessa. Per salvare il suo popolo Dio ha bisogno di Mosè. E all’improvviso Mosè, che sta pascolando il gregge del suocero, vede un roveto che arde nel fuoco, ma non si consuma (Es 3,2). Da quel roveto il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe lo chiama, facendosi sentire nel deserto e nella solitudine:

Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti, conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele… ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me… Ora va’! Io ti mando dal Faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti» (Es 3,7-10).

Proprio quel Mosè che gli Israeliti «avevano rinnegato dicendo: “Chi ti ha costituito capo e giudice?”, proprio lui Dio mandò come capo e salvatore – commenta Stefano in At 7,35-36 – ed «egli li fece uscire, facendo meraviglie e segni in terra d’Egitto, nel Mare Rosso e nel deserto per quarant’anni». Mosè è chiamato da Dio per liberare Israele, quando ormai è in esilio, in terra straniera, lontano dal suo popolo, quando la sua vocazione è stata messa alla prova e ha compreso di non poter fare nulla con le sue forze. Ora è pronto per la missione che Dio gli vuole affidare: è proprio questo il momento di mettersi al servizio di Dio e dei fratelli. È chiamato a servire Israele negli ultimi quarant’anni della sua vita; ma tutto il periodo precedente non è stato altro che una lunga preparazione (cf At 7,20-40).

NOTE
*La serie paradigmatica dei verbi o espressioni che equivalgono all’atto della querela è piuttosto vasta» (P. Bovati, Ristabilire la giustizia. Procedure, vocabolario, orientamenti, PIB, Roma 1997, pp. 289-290). Oltre al verbo “gridare” (cf anche Gen 4,10, 18,21; 19,13; Es 22,26; 1Sam 7,8-9; 8,18, ecc.), si ricorre al vocabolario del gemito, del lamento, del pianto e così via

** ibid., 287.

*** Ibid., 282

**** B. Neunheuser (A. M. Triacca), Memoriale, in D. Sartore – A. M. Triacca – C. Cibien (edd.), Liturgia, I Dizionari San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, p. 1169

 

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