La sindrome per la prima volta è stata identificata in Svezia, ad esserne colpiti i bimbi che si erano visti rifiutare il permesso di soggiorno. Oggi a soffrirne, sono soprattutto i piccoli scappati dagli orrori della guerra in Siria

Si chiama sindrome della Rassegnazione o della Bella Addormentata e sembra colpire prevalentemente i bambini e gli adolescenti, figli di migranti.

Improvvisamente un lungo sonno li pervade e li accompagna diverse ore della giornata… come se così non dovessero più pensare… come a lenire le sofferenze della loro vita.  Chiudendo gli occhi possono scappare: dal dolore, dalla sofferenza, dalla guerra degli adulti.

La sindrome per la prima volta è stata identificata in Svezia, ad esserne colpiti i bimbi che si erano visti rifiutare il permesso di soggiorno. Nel 2005, si legge su Vita, furono più di 400 i casi registrati, oggi a soffrirne, riporta il Corriere, sono soprattutto i piccoli scappati dagli orrori della guerra in Siria.

Questi bambini – racconta Giancarlo Cerveri, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Sociosanitaria di Lodi al Corriere.it  –improvvisamente cadono in uno stato di torpore profondissimo, incapaci di rispondere a qualsiasi stimolo e sono costretti a nutrirsi con un sondino. Si tratta di una malattia in cui psiche e soma si fondono, il che non vuole dire affatto sia “inventata” o immaginaria: è un modo per il corpo di esprimere una profonda sofferenza mentale. Ritirarsi dal mondo, rifiutare ogni contatto, diventa paradossalmente una risorsa. È un modo per sottrarsi a una situazione invivibile, una via di fuga”.

Scappare via. Ecco cosa vogliono questi bambini.

Fuggire da un conflitto che da più di 10 anni sconvolge la Siria e che continua a perseguitare i piccoli anche nei sogni, anche se hanno avuto la possibilità di fuggire lontano.

Hanno paura. Paura della guerra. Paura delle bombe. Paura di morire. Paura di perdere i propri cari. Hanno bisogno di pace, di serenità, di ritrovare la tranquillità di un luogo dove fermarsi e chiamare nuovamente casa.

Proprio come Samir, 10 anni, scappato dalla ferocia della guerra in Siria con la sua famiglia ed ora in Italia.

A raccontare la sua storia è la Stampa.

I sogni e i disegni di Samir  che alla sua età dovrebbero essere popolati di mille linee e fiori colorati sono spenti e abitati da mostri spaventosi: “C’erano le bombe che aveva visto squarciare le mura degli edifici, che la sua matita trasformava in lampi, unici bagliori in un mondo di oscurità – riporta la Stampa–  Quando uscivamo per strada incontravamo sangue, piccole scarpe, pezzi di corpi” ricorda Miriam, sua mamma.

Poi, un giorno, Samir ha smesso di parlare e allora i suoi genitori hanno capito che era giunto il momento di andare via.  Così nel 2016, passando per il Libano, grazie ad un corridoio umanitario, Samir e la sua famiglia riescono a raggiungere l’Italia.

Ma il bambino sembra scivolare via… presenta i segnali di un grave disturbo post traumatico da stress: dorme fino a 12 ore al giorno, non mangia, si rifiuta di andare a scuola.

Era apatico – spiega alla Stampa Maria Pontillo, psicoterapeuta dell’età evolutiva che sta seguendo il suo percorso. Il bimbo è in cura all’Ospedale Bambino Gesù di Roma  – estraneo in qualunque luogoQuando la mamma raccontava la loro storia restava impietrito. Non piangeva, non mostrava reazioni emotive né le comunica e mostrava elevati livelli di allerta, con elevata sensibilità ai rumori”.

Poi, finalmente, un giorno Samir ha confessato ciò che il suo cuore custodiva, la paura delle bombe, la  paura di morire e che muoiano i suoi cari.

Ora sta meglio, ma la pandemia non l’ha aiutato.

Samir ha bisogno di pace, di leggerezza, di trovare radici, di un porto sicuro.

La guerra spezza le vite, ma lacera anche le anime… la guerra degli adulti… ma a rimetterci sono anche i sogni dei bambini.

Cosa possiamo fare per aiutare i bambini siriani a superare i traumi causati dalla guerra?

L’Associazione Amici dei Bambini, lotta ogni giorno al fianco dei piccoli siriani resi vulnerabili da violenza e conflitti e sostiene le loro famiglie.

Proprio per aiutare i bambini a superare i traumi e il violento stress causato dalla guerra, assieme al partner locale Kids Paradise, Ai.Bi. ha realizzato tre giardini terapeutici in tre scuole nel territorio di Idlib, nel nord ovest siriano. Il contatto con la natura, stimola infatti importanti benefici terapeutici.

Con una donazione di 25 euro al mese, potrai aiutare Ai.Bi. a supportare il sostegno di questi bambini e delle loro famiglie.

 Potrai seguire ogni mese l’evoluzione del progetto, iniziare a conoscere le storie delle  famiglie e dei loro bambini, condividerne le gioie, le sofferenze, le speranze… insomma diventerà, se lo vorrai, anche “il tuo progetto” e potrai così monitorare da vicino ogni progresso, grazie a costanti aggiornamenti.

Visita la pagina https://www.aibi.it/ita/adozione-a-distanza/

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