Filippo Giusti, ex presidente della Sestese: “Grazie all’affido ho dato a un ragazzo un’opportunità che altrimenti non avrebbe mai avuto”

Christian Kouamé, ha 23 anni e di professione fa il calciatore, ma non uno qualsiasi… è un attaccante della Fiorentina, gioca in serie A… non male per un ragazzino nato a Bingerville, in Costa D’Avorio.

Christian è un esempio, una speranza per tanti minori africani e non, con la luce di un sogno negli occhi, a colorare di fiducia un piatto vuoto e una vita non facile, vissuta sempre con il sorriso sulle labbra, perché quello che colpisce di Kouamé non sono solo le sue qualità dentro al campo, ma sono i suoi occhi, pieni di gioia e pieni di vita.

La sua è una storia di coraggio, di passione, di talento e di solidarietà, perché in Italia, seppur con tanti problemi, quella per fortuna non manca mai e Christian lo sa bene: in Italia ha avuto il sostegno di ben due famiglie ad accoglierlo e nel nostro Paese ha scelto di costruire la sua.

A raccontare la sua avventura è Luce.

Christian Kouamé, ha 4 famiglie – racconta il web magazine-  la prima vive a Bingerville, villaggio a sud della Costa d’Avorio, ed è composta dai genitori naturali e dal fratello Junior. La seconda è la Sestese, la squadra di calcio che nel 2013 lo accoglie in Italia […] La terza famiglia invece si forma a Prato, quando il sogno di diventare un calciatore professionista inizia a prendere forma. […] La quarta famiglia è quella che Christian si è costruito strada facendo. Ne fanno parte la compagna Kaely e il figlio Michael Joah...”.

Dalla Sestese al Prato e poi il salto in serie A: prima il Genoa ed ora la Fiorentina…

Christian, quando è arrivato in Italia, in aereo, in tutta sicurezza, aveva 16 anni e portava con lui solo una valigia piena di sogni.

Filippo Giusti, ex presidente della Sestese, ricorda bene quel giorno: “Era l’8 ottobre del 2013 – racconta Luce – Siamo andati a prendere Christian all’aeroporto di Bologna. L’arrivo era programmato da tempo, lui aveva il visto e il permesso dell’ambasciataNon aveva ancora 16 anni ed era un po’ timido. Mi colpì il sorriso, la sua cordialità. S’intuiva che era un bravo ragazzo”.

Quel ragazzo sceso dall’aereo non aveva nulla. Ecco scattare allora la gara di solidarietà: Filippo Giusti lo prende in affido, dirigenti e gli addetti ai lavori fanno a gara per aiutarlo.

Poi arriva il turno del Prato. Anche in questo caso Christian non è lasciato solo. Una famiglia spalanca al ragazzo le porte della sua casa e del suo cuore:  “Il mio secondo babbo”, ripete sempre Christian.

Non tutti i ragazzi africani che sognano di giocare a pallone in un club italiano di serie A, arrivano però nel nostro Paese a bordo di un aereo di linea. Spesso sfidano il mare e mettono a repentaglio la loro vita su di un barcone pur di realizzare i loro sogni. Chissà quanti di loro non ce l’hanno fatta… Quante speranze sono state inghiottite dal mare…

L’amore delle “sue famiglie”. Ecco la vera forza di Christian

 “Volevo che avesse l’opportunità di continuare a inseguire il suo sogno – racconta  Filippo Giusti  – Mi sono detto: perché un ragazzo che nasce in Africa non può avere le stesse opportunità di chi nasce in Italia? Quando ho deciso di diventarne il tutore non pensavo che potesse arrivare in serie A, l’ho fatto per il suo bene, perché continuasse a giocare a pallone e a essere felice. Oggi rifarei tutto daccapoMa non perché Kouamé ha sfondato come calciatore. Lo rifarei perché umanamente mi sento con la coscienza a posto. Perché grazie all’affido ho dato a un ragazzo un’opportunità che altrimenti non avrebbe mai avuto”.

Foto (web magazine Luce)

 

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