La Repubblica democratica del Congo ha registrato 5,2 milioni di sfollati interni. Si tratta del numero più alto in Africa

Guerre, violenze, catastrofi naturali costringono in tutto il mondo milioni di persone a lasciare la propria casa, la propria terra e fuggire. Moltissimi di loro sono sfollati interni.

A differenza dei rifugiati, che per tutelare la propria vita scelgono di superare i confini, gli sfollati interni continuano a rimanere nel proprio Paese. A volte la loro scelta può derivare dal desiderio di non allontanarsi troppo dai propri beni e dai propri affetti, altre volte l’impossibilità di fuggire è data dalla mancanza di risorse fisiche oppure economiche.

Quel che è certo è che i rifugiati interni sono i più vulnerabili, tra i vulnerabili, perché devono essere tutelati dagli stessi governi che spesso ne causano la fuga.

Secondo l’Idmc, il servizio di monitoraggio degli spostamenti interni, al 31 dicembre 2020, ammontava a 55 milioni il numero di rifugiati interni nel mondo. Quarantotto milioni fuggivano da conflitti e violenze, e sette milioni da disastri.

In Africa il numero più alto di sfollati interni si trova in Congo

Secondo quanto riportato dal web magazine Africa “In alcuni Paesi africani l’escalation della violenza e l’espansione dei gruppi estremisti hanno alimentato crisi di sfollamento già in corso. È il caso, sottolinea Idmc, dell’Etiopia, del Burkina Faso e del Mozambico. Anche i conflitti di lunga durata, come quelli nella Repubblica Democratica del Congo, hanno continuato a costringere un gran numero di persone a fuggire”.

Secondo quanto riportato invece dal web magazine Actualite CD, António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, in un nuovo rapporto pubblicato il 18 marzo di quest’anno, ha evidenziato come La Repubblica democratica del Congo abbia registrato ben 5,2 milioni di sfollati interni. Il numero più alto del continente africano e il secondo incremento più elevato del mondo dopo la Siria.

Una situazione davvero complessa, alla quale si va a sommare la recente catastrofe naturale dovuta all’eruzione del vulcano Nyiragongo nella zona nord est della città di Goma nel nord Kivu, dove Ai.Bi. è presente a sostegno di due centri di accoglienza per minori: FED e Sodas, che accolgono in totale 110 bambini.

Cosa possiamo fare per tendere una mano ai bambini di Goma?

L’eruzione lavica ha colpito in particolar modo i piccoli ospiti del centro FED che sono stati costretti a fuggire dalla struttura ubicata in una zona considerata fragile della città ed ancora non hanno potuto farvi ritorno.

Il centro ospita circa 60 minori orfani di guerra o sfollati da Masisi e Ruthuru, tra le regioni del Nord Kivu più colpite dagli scontri armati, e donne della periferia di Goma rimaste vedove e prive del sostegno della comunità d’origine

Anche i bambini del centro Sodas, che non sono stati costretti a lasciare la struttura, sono rimasti molto spaventati dall’eruzione del vulcano e dalle susseguenti scosse di assestamento che ad esso sono seguite. I bambini accolti all’interno del centro sono minori tra i 5 e i 14 anni, Orfani, abbandonati o separati dalle loro famiglie perché sfollati a causa dei conflitti. Arrivano in condizioni di grave malnutrizione e privazione.

In questi giorni c’è davvero bisogno di tutto: dai kit igienici per preservare la salute dei bambini, ad un aiuto in più per l’acquisto di cibo a causa del rincaro nell’aumento dei prezzi.

Chi volesse fornire il proprio contributo può farlo. Leggete come QUI

 

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