Aumentano le richieste di divorzio e, “approfittando” dei divieti della pandemia, iniziano ad arrivare alcune sentenze di scioglimento via mail. Una prassi pericolosa da scongiurare per il futuro


“Divorzio a distanza”. Forzando un po’ i confini del linguaggio è questa l’espressione che meglio può far capire il pericolo che, complice la pandemia, rischia di instaurarsi nella giurisprudenza italiana: concedere il divorzio senza convocare un’udienza finale in presenza, ma sostituendola con una comunicazione da firmare per via telematica.

Divorzio breve e pandemia

Ad accendere l’attenzione su questa possibilità è il sito Informazione Cattolica, che a sua volta cita un articolo di Avvenire: la constatazione è che, davanti a numeri in crescita impressionante per quanto riguarda i divorzi, che dal 2015, anno di introduzione del “divorzio breve”, e il 2016 sono passati da 50 a 80 mila, attestandosi, oggi, su cifre intorno a 85 mila, e approfittando delle difficoltà della pandemia, alcuni Tribunali abbiano deciso di arrivare alla sentenza di scioglimento del matrimonio “a distanza”. Una formula rischiosa e insensata per porre fine a un rapporto strettamente personale come nessuno, le cui conseguenze hanno un impatto esistenziale su altre persone e sulla società tutta.
L’articolo di Informazione Cattolica fa il paragone con la Cina che, anche lei duramente colpita dalla pandemia, e anche lei davanti a numeri di divorzi in fortissima crescita (circa 1 milione nel 2020, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente, che in città come Pechino e Shanghai raggiunge, rispettivamente, il + 36% e +53%) ha imposto alle coppie che chiedono il divorzio un tempo di 30 giorni “di riflessione”, per evitare di prendere scelte affrettate.

Imposizioni a parte, sicuramente il fatto di prendere tempo e dedicare a decisioni di questa portata il giusto tempo è il minimo che si possa chiedere: di un matrimonio “usa e getta” (via mail) non se ne sente proprio il bisogno.

 

Tags: ,