In “L’ombra del Padre” Dobraczynski si è cimentato nell’impresa di ricostruire la storia di Giuseppe di Nazareth in forma romanzata. Il risultato è, a nostro avviso, un vero capolavoro

Lo scorso 8 dicembre 2020, giorno dell’Immacolata Concezione, Papa Francesco ha pubblicato la bella lettera pastorale intitolata Patris Corde, incentrata sulla cara figura di San Giuseppe, cui l’Associazione La Pietra Scartata è particolarmente devota.

L’occasione era data dal centocinquantesimo anniversario della proclamazione di Giuseppe patrono della Chiesa mondiale, avvenuta appunto l’8 dicembre 1870, anno della Presa di Roma e della conclusione del Concilio Vaticano I, ad opera del Beato Pio IX. È da notare che ciò avveniva esattamente 16 anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, avvenuta l’8 dicembre 1854.

Il Papa ha voluto inoltre dedicare questo anno 2021 che stiamo vivendo alla riflessione sulla figura di Giuseppe, oltre che sulla sua esortazione apostolica Amoris Laetitia, pubblicata nel 2016.

San Giuseppe: “Padre nell’ombra”

Il settimo capitolo della Patris Corde è intitolato “Padre nell’ombra” e si apre con il ricordo, da parte del Papa, del romanzo intitolato “L’ombra del Padre”, scritto dal polacco Jan Dobraczynski nel 1977, (Edizioni Morcelliana) all’epoca del governo comunista in Polonia.

Dobraczynski, nome poco noto in Italia anche per la sua complessità linguistica, è considerato dalla critica letteraria uno dei più grandi romanzieri polacchi del ventesimo secolo. È vissuto tra il 1910 e il 1994 e ha sempre ambientato i suoi romanzi nell’ambito della storia della salvezza narrata dalla Bibbia e nell’ambito della storia della Chiesa, spesso descrivendo le vite dei santi.

In “L’ombra del Padre” si è cimentato nell’impresa di ricostruire la storia di Giuseppe di Nazareth in forma romanzata, attingendo sia alla Sacra Scrittura che al vasto materiale letterario apocrifo disponibile. Il risultato è, a nostro avviso, un vero capolavoro.

Giuseppe è presentato come un vero e affidato credente nel Dio di Israele. Lui è posto improvvisamente di fronte a un’imprevista e imprevedibile chiamata del suo Dio: dovrà essere il marito casto di Maria e il padre terreno del Messia, l’Atteso che dovrà compiere grandi cose, concepito da Maria senza conoscere uomo, per intervento miracoloso di Dio.

Giuseppe: servo fedele di Dio

Per tutta la vita Giuseppe dovrà macerarsi interiormente e combattere una lotta spirituale contro altre voci che si faranno sentire (quelle del nemico) per mantenere fede alla sua scelta positiva iniziale. Un cammino spirituale parallelo a un cammino di vita umana concreta non facile, ma questi percorsi lo vedranno trionfare come servo fedele di Dio, che saprà amare Maria, crescere Gesù e sparire una volta che lo ha reso autonomo, lasciandogli lo spazio per la vita adulta e per il compimento della Sua meravigliosa missione di Figlio di Dio.

Come è affermato nel risvolto di copertina della quindicesima edizione italiana (Morcelliana di Brescia, prima edizione italiana nel 1980), “Giuseppe è il modello del credente che non si lascia irretire dalle tentazioni, dalle manovre oscure del potere, dalla faziosità delle sette. Giuseppe è l’incarnazione del povero di Jahvè, ricco solo della fiducia nella sua promessa”.

Giuseppe. Il romanzo: il primo incontro con Maria

Sono tanti i punti del romanzo che bisognerebbe citare, col rischio di rovinare il gusto della lettura a chi volesse cimentarsi in essa, per spiegare questa affermazione che appunto, trova assolutamente riscontro nel testo.

Coinvolgente per il lettore, è il primo incontro tra Giuseppe e Maria, avvenuto presso il pozzo di Nazareth. Tanti incontri tra uomini e donne nella Bibbia avvengono presso i pozzi, non ultimo quello di Gesù con la Samaritana. Giuseppe è appena emigrato da Betlemme e rimane folgorato dalla bellezza, semplicità, purezza e dalla gioia di Maria. Se ne innamora immediatamente, ma, allo stesso tempo, coglie nei suoi occhi una luce misteriosa che ne fa intuire una maturità interiore inspiegabilmente elevata, come se Maria facesse parte di un’altra categoria umana.

Giuseppe. Il romanzo: Maria e Simeone

Toccante è poi l’episodio in cui Maria è in viaggio con una carovana per raggiungere la casa di Elisabetta e Zaccaria vicino a Gerusalemme. A Gerico, Maria decide di lasciar partire la carovana che va verso Gerusalemme per assistere un vecchio sconosciuto, che vuole anche lui andare a Gerusalemme, ma non è stato accettato dalla carovana perché troppo debole. Maria rischia la vita per accompagnare a piedi, lei, una ragazza sola su vie pericolose, il vecchio claudicante, che si rivelerà essere Simeone, colui che benedirà Gesù al tempio il giorno della Presentazione. Maria sa che non può abbandonare quel vecchio e si fa solidale con l’umanità fragile e sofferente, non l’abbandona, dandoci qui una misura del suo amore per noi tutti e della sua disponibilità. Lo accompagnerà fino a Betania, dove saranno soccorsi proprio dai genitori di Lazzaro, Marta e Maria.

Giuseppe. Il romanzo: la nascita di Gesù

Al ritorno di Maria a Nazareth, dopo essere stata da Elisabetta, Giuseppe è molto inquieto. Maria non gli aveva chiesto il permesso di andare, nonostante avessero già compiuto il primo dei due passi in cui si stabiliva l’accordo matrimoniale. Inoltre, viene a sapere che lei è incinta. In questa fase Dobraczynski tratteggia molto bene i probabili sentimenti contrastanti, i dubbi, i desideri di fuga di Giuseppe, prima del sogno chiarificatore, il primo dei quattro riportati dai Vangeli. È ben descritta anche l’immediata decisione di Giuseppe dopo il sogno di fare la volontà di Dio, accompagnata dalla preghiera di avere la forza di mettere in atto i Suoi propositi.

Bellissima anche la ricostruzione operata dall’autore della nascita del Signore a Betlemme. Giuseppe è in viaggio con Maria e Gesù, devono iscrivere i loro nomi a Betlemme secondo la volontà di Erode il Grande, ma Giuseppe è originario di Betlemme, là vivono i suoi fratelli e cugini, là pensa troverà sicuramente alloggio e conforto dopo un viaggio durissimo dalla Galilea alla Giudea, più di 150 km percorsi a piedi, viaggio che prevedeva tante deviazioni per evitare la Samaria e i difficilissimi ripetuti guadi del fiume Giordano (Erode costruiva superbe costruzioni per tutta la Palestina ma evidentemente non la forniva di modesti ponti sopra un fiume certo non enorme come il Giordano). Ebbene, nel racconto dell’autore polacco, i parenti di Giuseppe si sono messi d’accordo per non ospitare Giuseppe e la sua famiglia, addirittura fingono di non essere in casa per non farsi trovare. È un grande tradimento che mette a rischio la vita dei tre, anche perché Maria è incinta e prossima al parto. È per questo che Giuseppe è costretto a chiedere ospitalità in albergo, dove non ha trovato posto. Ed è per questo che Gesù, il Salvatore, il Redentore, colui che cambierà per sempre il corso della storia umana, verrà alla luce in una grotta, utilizzata normalmente come stalla.

Giuseppe. Il romanzo: Giuseppe di Nazareth e Giuseppe d’Egitto

Giuseppe, rifiutato e messo in pericolo dai fratelli, che avevano paura di Erode (sapevano di far parte della discendenza di Davide e, per questo, di essere tenuti d’occhio dalle spie della casa regnante). È evidente qui l’analogia con Giuseppe d’Egitto, il quale, anche lui, era stato rifiutato e messo in pericolo dai suoi fratelli, i figli che Giacobbe aveva avuto da un’altra donna. Da questa ricostruzione operata dall’autore polacco impariamo quindi che probabilmente non solo i due Giuseppe della Bibbia appartengono alla stessa discendenza, portano lo stesso nome, sono figli di padri con lo stesso nome (Giacobbe), hanno una vita definita in modo determinante dai sogni che fanno, ma anche condividono lo stesso destino di essere traditi proprio dalle persone più vicine, quelle dello stesso sangue, quelle da cui si sarebbero aspettati più vicinanza e conforto. Una difficoltà in più per Giuseppe, il quale, però, fidandosi di Dio e di Maria, ha saputo sempre reagire alle avversità e lasciarsi condurre verso un destino di bene.

Giuseppe, Maria e il loro grande coraggio

Ciò che colpisce maggiormente, leggendo le vicende di questi due ragazzi, vissuti un’ottantina di generazioni fa in Palestina, è il loro grande coraggio. Il coraggio di fare la cosa giusta al momento giusto, che è la volontà di Dio, suggerita dall’angelo a Maria e dai sogni a Giuseppe. Ma Dio può raggiungerli perché loro sono aperti al suo ascolto. Accolgono la sua volontà perché capiscono che dietro all’incomprensibile da un punto di vista umano, c’è un progetto enorme, molto più grande di loro, che tramite loro si può e si deve realizzare. Quindi, nella loro umiltà e semplicità, decidono di accogliere positivamente la volontà di Dio e, con enorme coraggio, decidono di mettere a disposizione di Dio le loro vite, i loro corpi, i loro sogni, i loro destini, tutto di loro stessi perché quanto annunciato si compia. In questo sono e saranno sempre esempi e guide a tutti noi.

Giuseppe: un uomo come noi

Ma c’è un distinguo. Mentre nel caso di Maria sappiamo che lei è una ragazza del tutto speciale, preservata, unica nell’umanità, dalla colpa del peccato originale che, se non corretta, fa tendere naturalmente gli uomini verso il male, nel caso di Giuseppe è evidente che lui è un uomo completamente e totalmente come noi, gravato anche lui di un fardello che lo fa tendere al peccato. Questa realtà, che è più volte descritta del racconto, unitamente al fatto che era contemporaneamente “giusto” (come dice il Vangelo), cioè affidato a Dio, ci invita a guardare a lui, in questo senso più che a Maria, come a un modello sì alto, ma meno irraggiungibile di fedele, con tutti i suoi dubbi, le sue paure, i suoi sensi di inadeguatezza e anche le scelte sbagliate che a volte fa, come si racconta nel romanzo.

Le vicende della coppia prescelta descritte nel libro sottolineano bene la differenza ontologica tra Maria e Giuseppe. Entrambi sono evidentemente umani, ma Maria, rispetto a Giuseppe ha una natura diversa, ha una marcia in più e quindi lui decide di affidarsi totalmente a lei e ai suoi consigli. Giuseppe è consapevole del mistero di Maria ma ha anche un amore, una stima, una fiducia totale in lei. Noi lettori sappiamo, grazie alla Tradizione della Chiesa e al dogma dell’Immacolata Concezione, che Maria non è gravata dal peccato originale e ciò spiega la sua capacità soprannaturale di mantenersi serena e lieta in tutte le circostanze della vita, malgrado tutte le difficoltà che capitano, come si evince dal racconto. Solo una volta la vediamo alterata, ed è quando Gesù dodicenne per tre giorni non si fa trovare a Gerusalemme, intento a confrontarsi con gli esperti della Torah nel tempio. Maria per la prima e unica volta si arrabbia. Non capisce. È il momento dello strappo. Gesù entra nell’adolescenza e si avvia verso l’età adulta. Maria presagisce che è l’inizio di una vicenda che avrà un culmine molto drammatico e che lei dovrà soffrire molto.

Persino lei, nel suo essere così diversa, fa fatica ad accettare questa situazione, apparentemente assurda. Questo la dice lunga sulla problematicità del progetto di Dio, per come lo recepiamo noi uomini. È talmente assurdo, dal nostro punto di vista, che persino Maria, di fronte al suo Gesù, ragazzo, che sparisce per tre giorni dalla sua custodia di madre, stenta a capire.

Giuseppe. Il suo tramonto

Alla fine, Gesù cresce, ha dodici anni, a quell’epoca adolescenza piena. E Giuseppe cosa fa? Giuseppe ha il coraggio di scomparire, come Giovanni il Battista, che dovrà diminuire mentre Gesù dovrà aumentare. Il romanzo fa risalire i primi sintomi della malattia di cuore di Giuseppe, che lo porterà alla morte, proprio nel periodo di Gesù dodicenne. Questo è molto bello e significativo. Mentre Gesù inizia la sua opera redentiva, Giuseppe inizia il suo tramonto, fino ad “addormentarsi” nella morte terrena.

Per tutto il racconto vengono alternate da Dobraczynski le luminose vicende della sacra famiglia con i torbidi odi, intrighi, incesti delle corti dei potenti del tempo. Questo escamotage letterario fa sì che la luce, in contrasto col buio, appaia ancor più luminosa.

Note storiche e naturalistiche

È d’altra parte ributtante notare, come ci permette di fare bene questo libro, come coloro che detenevano il potere in Palestina a cavallo dell’inizio dell’era cristiana non avessero alcun interesse per il benessere dei loro sudditi. Si trattava di Erode, passato alla storia paradossalmente come Erode il Grande, per distinguerlo da Erode Antipa, quello del processo a Gesù, e del re della Perea, le cui corti sono descritte nel romanzo. Essi gettavano solo fumo negli occhi dei loro sudditi, sotto forma ad esempio del bel nuovo tempio in costruzione a Gerusalemme o degli altri begli edifici costruiti nelle città della Palestina, nella speranza di essere benvoluti dal loro popolo nonostante tutto. Naturalmente vediamo come questa speranza non si realizzi. Il popolo odia i suoi sovrani, anche perché li vede asserviti ai dominatori romani e perché si rende conto che il loro livello di moralità è estremamente basso, tra congiure, tradimenti, perversioni sessuali e quant’altro. Ma proprio in questo contesto così negativamente segnato da un mondo politico bruttissimo, viene alla luce, grazie al sacrificio, al coraggio e alla forza di due ragazzi religiosi e innamorati, Colui che è destinato a cambiare il cuore degli uomini e l’avvenire del mondo.

Un’ultima nota di contorno. Abbiamo in “L’ombra del Padre” delle belle descrizioni della natura e della geografia della Palestina. Fatte, con evidenza, da un autore che ha frequentato la Terra Santa e ha assaporato tutta la bellezza e il fascino di quei luoghi. Anche la vita quotidiana, a quei tempi, e in quei luoghi è descritta in modo vivo. Si trattava di una vita molto dura, che naturalmente non conosceva tutte quelle comodità a cui ci siamo abituati oggi in Occidente e che spesso diamo per scontate. Si tratta di due aspetti, quello naturalistico e quello antropologico che ci aiutano molto nel contemplare in questo bel libro la Vicenda delle vicende, quella che ci ha reso gli uomini che siamo.

Paolo Pellini

 

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