20 febbraio 2022. Settima domenica del tempo ordinario. Donatella e Stefano Mazzoli, della Comunità La Pietra Scartata – Regione Emilia Romagna, commentano il passo del vangelo secondo Luca (Lc 6,27-38)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,27-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro. E come volete gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”.


Il commento di Donatella e Stefano

In questo brano del Vangelo di Luca, Gesù ci dà delle precise norme di comportamento da tenere nei confronti del nostro prossimo, rivelandoci il modo di vivere che conduce alla salvezza.
Gesù, inizialmente, annuncia che questa parola è per coloro che si mettono in ascolto, che vogliono un cambiamento, che non seguono la logica di questo mondo ma quella di Dio. Una logica che capovolge la scala dei valori dell’uomo, che ci invita ad amare indistintamente, perché se amiamo chi ci ama che merito ne abbiamo?
Gesù ci chiede di metterci in gioco, di non adeguarci alla mentalità del nostro tempo, ma di usare una strategia diversa che ci porti a guardare l’altro con occhi misericordiosi, a essere dentro un cammino comune in cui ci troviamo a portare gli uni i pesi degli altri.
La conclusione del brano del vangelo: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il padre vostro” deve essere il punto di partenza di ogni nostra azione: là dove abbiamo incontrato la nostra miseria, da lì è necessario partire per poter incontrare Dio, perché è solo diventando umili, compassionevoli, che riusciremo a vedere l’altro, a volergli bene accettandolo così com’è, senza aspettarci un contraccambio. Gesù ci chiede di fare del bene e di amare senza aspettarci un ritorno e noi questo atteggiamento dobbiamo averlo soprattutto nei confronti dei nostri figli.

Noi genitori se vogliamo condividere i loro problemi, oltre alle loro gioie, è necessario che andiamo alla radice delle loro preoccupazioni, senza offrire subito delle soluzioni, che spesso sono il risultato del nostro modo di pensare e non di quello condiviso. E se talvolta i nostri figli ci mettono alla prova, anche noi per prima cosa dobbiamo fermarci e dialogare con loro per comprendere le motivazioni delle loro provocazioni, come ha fatto Gesù, che, quando una guardia del tempio lo ha schiaffeggiato in pieno volto, ha chiesto la ragione del gesto dicendo: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18), .

 

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