DOMENICA 1 MAGGIO. Terza domenica di Pasqua. Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata – Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-14)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-14)
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.


Il commento di Donatella e Stefano

È passato poco tempo dalla morte di Gesù, i discepoli sono segnati dal fallimento: solo il discepolo che Gesù amava è rimasto sotto la croce senza scappare; Pietro non ha la forza di cominciare una nuova vita, decide allora di tornare alla sua attività di pescatore e alcuni altri discepoli lo seguono.
Per tutta la notte la pesca non dà frutti e quando all’alba Pietro e gli altri discepoli rientrano, trovano Gesù che li invita a gettare di nuovo le reti. Loro non l’hanno riconosciuto ma accogliendo quella chiamata raccolgono pesce in abbondanza, la loro obbedienza in quel momento non è consapevole, però decidono di fidarsi di Gesù accettando il rischio sulla sua parola, ed ecco che arriva il dono.
È bella la scena di Pietro che si veste e si getta nell’acqua per raggiungere Gesù, che in modo gioioso li invita a mangiare con lui in segno di perdono. Solo ora Pietro, che prova dolore a vergogna per il suo tradimento, vedendo quanto Gesù lo ama fa una scelta che lo porterà ad abbandonare l’uomo vecchio per il nuovo.
Pietro in questo Vangelo ci fa pensare a come spesso la strada di Gesù, che per noi è stata anche la strada dell’adozione, ci faccia paura, rendendoci titubanti, arrendevoli e, a volte, anche traditori del messaggio evangelico. Spesso nelle diverse tappe della nostra esperienza adottiva ci siamo ritrovati, come Pietro, pieni di paura, di sconforto, soli e incompresi, come quando ci siamo dovuti rapportare con la scuola, con lo sport, con altre famiglie e con il vivere sociale.

Però, in questi frangenti il Signore ci ha fatto sentire sempre la sua voce, ci ha richiamati al nostro dovere, come accadde a Pietro: allora ci siamo resi conto che i muri da abbattere erano spesso frutto del nostro ego, del nostro amor proprio ferito. È stato così necessario ascoltare il richiamo di Gesù che ci diceva di provare a buttare le reti un po’ più in là del nostro egoismo e la pesca sarebbe stata miracolosa. Il miracolo infatti si è compiuto, non solo nel momento iniziale del cammino adottivo, ma anche dopo, quando sul campo abbiamo dovuto dimostrare che la nostra scelta è una scelta d’amore che si rinnoverà ogni giorno, se saremo capaci di essere “uomini nuovi” guidati da Gesù.

 

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