DOMENICA 15 MAGGIO. Quinta domenica di Pasqua. Renata, Jussara e Giovanni Solfrizzi (della Comunità La Pietra Scartata – Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-33a.34-35)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-33a.34-35)
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».


Il commento di Renata, Jussara e Giovanni

Il lungo discorso di addio di Gesù ai suoi discepoli – che nel Vangelo di Giovanni è il vero cuore dell’ultima cena, dopo la lavanda dei piedi e l’annuncio del tradimento di Giuda – comincia con queste poche parole che sono il riassunto essenziale, il titolo del testamento (certamente spirituale, ma anche molto pratico e concreto) rivolto a tutta l’umanità (“come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi”).
Per noi, che senza essere teologi e con la sola legittimazione della nostra esperienza accogliente cerchiamo di frequentare e vivere il Vangelo quotidianamente, leggere di questo comandamento nuovo può essere fonte di qualche incertezza o disorientamento. La nuova alleanza tra Dio e gli uomini, suggellata dalla vita e dalla predicazione di Gesù raccontata nei Vangeli, è certamente un elemento di rottura con il passato del Vecchio Testamento, ma certamente vi sono elementi di continuità, come l’insegnamento che, dei dieci comandamenti ricevuti da Mosè, il più importante è il primo (“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”).
A ben vedere – ma lo impariamo compiutamente solo dai Vangeli – il comandamento dell’amore è in effetti il compendio di tutti e dieci: solo nell’amore si ama il prossimo, si onorano il padre e la madre, non si dice il falso, non si ruba, non si commettono atti impuri, non si uccide.

Perché, allora, “che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” è un comandamento nuovo? In che cosa è nuovo?
I teologi potrebbero certamente fornirci una spiegazione articolata e profonda. Ma forse, semplicemente leggendo questo brano possiamo osservare che la novità sta nell’esempio vivente che Gesù ha donato agli apostoli e, attraverso di loro, a tutti noi. “Amatevi gli uni gli altri” “funziona” in ogni situazione della vita, per questo è sempre nuovo e “unico”! È un comandamento che cerchiamo anche di applicare nel nostro scegliere di diventare famiglia attraverso l’accoglienza adottiva, ma vale per tutti i tipi di accoglienza, l’accoglienza dello straniero, del malato, del rifugiato così come dei nostri figli che vengono dall’altra parte del mondo, con il loro carico di amore e di difficoltà che ci permettono di condividere con loro.
Amarsi gli uni gli altri non è più come sul Sinai un comandamento che viene dall’alto, ma una pratica di vita che gli apostoli hanno sperimentato negli anni della vita pubblica di Gesù, culminata nel gesto della lavanda dei piedi, nel mettersi al servizio degli altri, per amore.
Così il Figlio dell’uomo è stato glorificato e Dio è stato glorificato in Lui.
Avere amore gli uni per gli altri è davvero il comandamento nuovo, che riassume tutti gli altri e che, se saremo capaci di praticarlo, sarà il segno distintivo dei suoi discepoli, di chi lo ha conosciuto e vuole impegnarsi sulla sua stessa strada.

 

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