DOMENICA 22 MAGGIO. Sesta domenica di Pasqua. Cristina e Paolo Pellini (della Comunità La Pietra Scartata – Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)
In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».


Il commento di Cristina e Paolo

Terminata l’attività pubblica di Gesù, fatta principalmente di segni e discorsi, inizia l’attività più “privata” del Signore; infatti, nel Vangelo di Giovanni, d’ora in poi gli interlocutori di Gesù saranno solo i suoi discepoli. Giovanni non racconta dell’istituzione dell’eucarestia, ma del gesto della lavanda dei piedi ai 12 e del lungo discorso d’addio di Gesù. Con il discorso d’addio Gesù esplicita ai suoi “amici particolari” la sua condizione, il senso della sua missione e il futuro dei discepoli. In questo modo prepara la sua comunità a vivere nel mondo senza essere del mondo, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo in abbondanza durante il giorno di Pentecoste.
Questo brano è, dunque, inserito nel lungo discorso di commiato, che può essere considerato anche il testamento spirituale di nostro Signore. Questo testamento spirituale si concluderà con la grande preghiera che lui rivolge al Padre, nel capitolo 17.

L’annuncio che qui sembra essere fondamentale è quello dell’invio del Paraclito. Così Gesù definisce lo Spirito Santo: “Paraclito” che significa avvocato, difensore. Di questo avvocato abbiamo bisogno come dell’aria e dell’acqua nella nostra vita nel mondo. Il mondo stesso, infatti, non fa che accusarci in continuazione attraverso la messa alla prova della nostra fede.
Come potremmo vivere senza il Paraclito? Lui, lo Spirito Santo, è lo spirito della consolazione, dell’incoraggiamento, della fiducia, della speranza, della gioia. Senza di lui la nostra vita si ridurrebbe a buia tristezza, a rassegnazione.
Ben lo sanno, ad esempio, le famiglie affidatarie, esposte ad ogni genere di accuse, da parte delle famiglie d’origine (“ci avete portato via nostro figlio ma noi siamo molto meglio di voi”), dei servizi sociali (“siete troppo/troppo poco severi, dovreste essere più dolci/decisi con questo povero bambino che ne ha già passate tante”), di alcuni degli amici e delle persone più vicine (“non andate a cercarvi difficoltà ulteriori con l’affido, la vita è già abbastanza complicata di suo”) e tante altre. Come tante altre sono le provocazioni che i tempi ci presentano e per le quali siamo chiamati spesso a scelte controcorrente, come del resto è l’accoglienza di un figlio nato da altri.
Ma c’è lo Spirito, dentro di noi, lo Spirito che ci ha meritato Gesù con il suo sacrificio, che ci ripete: “non arrenderti, combatti, io sono con te, io ti darò forza, costanza, con me riuscirai a superare ogni difficoltà per l’annuncio della salvezza. Perché io sono forte, io sono testardo e io sarò con te fino alla fine del mondo”.
Per questo Gesù dice agli 11 (Giuda non c’era perché era già uscito dal luogo della cena con in animo l’intenzione di tradirlo) che dovrebbero rallegrarsi sapendo che lui, momentaneamente li lascia, perché questa cosa permetterà a lui di tornare (“vado e tornerò da voi”) come Risorto, poi come Eucarestia e poi nella seconda venuta, e allo Spirito di scendere nei loro cuori. Quindi per sempre.

Preghiamo insieme lo Spirito Santo, questo inestimabile dono che è costato il sangue di Gesù, di scendere in noi in abbondanza e di non smettere mai di bussare alla nostra porta. Di suscitare nelle famiglie e nelle comunità un desiderio di accoglienza dello straniero, dell’abbandonato, del vicino, dei propri figli e dei propri coniugi. Che sia un’accoglienza compassionevole, paziente, fedele e gratuita così come Gesù ci ha insegnato.
Amen.

 

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