Nel primo sabato del mese di luglio si rinnova la preghiera del Santo Rosario dedicata ai bambini abbandonati di tutto il mondo e alle famiglie adottive e affidatarie. Commento e preghiere sono a cura di Giovanni e Renata Solfrizzi (La Pietra Scartata, Comunità della Regione Lombardia)

Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

Il commento

Già molte volte abbiamo commentato e condiviso sulle nostre esperienze di genitori accoglienti le parole di questa preghiera di lode al Signore: la rivelazione non è per i dotti e i sapienti, ma per i piccoli, che sono anzitutto i bambini innocenti e sinceri, umili non per scelta ma per condizione intrinseca.

Per conoscere il Padre non occorre aver studiato e nemmeno avere l’esperienza di vita che ci rende saggi: è sufficiente l’umiltà di riconoscersi figli (“nessuno conosce il Padre se non il Figlio”), la consapevolezza che nulla saremmo senza il Padre, una consapevolezza innata e istintiva in tutti noi, quando siamo venuti al mondo.

Talmente innata e istintiva da essere l’unica forza in grado di tenere viva ogni giorno la speranza di quei bambini abbandonati in ogni parte del mondo – in un istituto piuttosto che davanti ad un videogioco – ai quali è negato il diritto di essere figli, la possibilità di avere una mamma e un papà di cui sentirsi figli, di avere dunque un Padre da conoscere. Ma in questo tempo sospeso, incerto, faticoso e difficile, quanto è bello soffermarsi anche sugli ultimi tre versetti di questo passo: avevamo bisogno di un virus sconosciuto, di una pandemia che

ha svuotato le strade e le città (tutti chiusi in casa) in tutto il mondo per riprendere coscienza della nostra fragilità corporale e materiale, per richiamarci a quell’esercizio di umiltà che ci rende possibile la rivelazione del Padre. Siamo noi coloro ai quali il Figlio vuole far conoscere il Padre.

Ci serviva la stanchezza e l’oppressione del Coronavirus, scandita dalle sirene quotidiane, per ristorare la nostra vita e farci sentire la leggerezza e la dolcezza del giogo che Gesù ci offre ogni giorno, in cambio della mitezza e dell’umiltà innocente e sincera del nostro cuore.

E per ricordarci che in tutto il mondo molti, troppi bambini hanno vissuto e continuano a vivere questo tempo privi dell’abbraccio di mamma e papà.

Preghiamo

Nel primo mistero gaudioso si contempla l’Annunciazione dell’Angelo a Maria.

Signore, solo facendoci anche noi “piccoli” in ascolto, abbiamo imparato ad accogliere i nostri figli. Dacci sempre la grazie di rimanere sempre in ascolto, senza la pretesa di diventare dotti e sapienti, solo così sapremo accogliere e superare le sfide che la vita ci metterà davanti.

Nel secondo mistero gaudioso si contempla la visita di Maria a Santa Elisabetta.

“Tutto è stato dato a me dal Padre mio”. Signore, ci hai dato i nostri figli, ci hai dato quindi “il nostro tutto”! Aiutaci a portare questa buona novella anche alle coppie che non si sono ancora accorte che l’accoglienza di un bambino abbandonato e il farlo diventare figlio riempie la vita della famiglia anche spiritualmente.

Nel terzo mistero gaudioso ricordiamo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.

“Venite a me e vi darò ristoro”. Signore, ricordaci e guidaci sempre, sia nella gioia che nella fatica, a trovare ristoro nella tua Parola. Ci sia sempre il nostro faro che illumina la strada verso l’accoglienza dei più indifesi e piccoli, dei bambini in stato di abbandono, dei ragazzi senza famiglia, dei migranti in fuga.

Nel quarto mistero gaudioso si contempla la presentazione di Gesù al Tempio.

”Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me …”. Signore, non è facile imparare a portare il giogo della vita quotidiana con leggerezza. Spesso cadiamo sotto quel peso ma, rialzandoci, capiamo che senza il tuo aiuto mai saremmo stati in grado di risollevarlo. Aiuta anche i nostri figli che nelle varie fasi della loro vita cadono e per rialzarsi non vogliono farsi aiutare da noi a portare il peso del loro giogo, rendilo tu più leggero per loro, già tanto provati dalla fatica dell’abbandono.

Nel quinto mistero gaudioso si contempla la perdita e il ritrovamento di Gesù fra i Dottori della Legge.

La dura “prova” della pandemia ha colpito tutti, ha colpito il mondo. Signore noi, sebbene duramente colpiti nel corpo, negli affetti o nel lavoro, siamo ancora uniti e ti ringraziamo per questo. Vogliamo però chiedere il tuo aiuto per non chiuderci nel “nostro tutto“, ma ad impegnarci sempre di più per tutti quei bambini e ragazzi che hanno dovuto vivere tutto questo da soli, che devono sopportare le loro malattie in solitudine, senza l’abbraccio ed il conforto di una mamma e un papà.

 

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