Gentile redazione,

vorrei condividere con voi, che siete sempre così attenti ai temi della spiritualità della accoglienza, alcune considerazioni sul tema dell’appartenenza religiosa dei bambini adottati.

Quanti bambini in ogni parte del mondo sono soli, abbandonati o vivono in condizioni di povertà e di disagio? Quanti di loro nel nostro Paese, anche a causa della pandemia, hanno completamente stravolto la loro quotidianità? Moltissimi. Basta aprire le pagine di un giornale per rendersene conto.

Ogni bambino ha il diritto di vivere un’infanzia serena, ha il diritto di potere crescere sostenuto da una famiglia che lo ami. Ha il diritto di poter essere semplicemente un bambino.

Proprio partendo da queste premesse, che so da voi profondamente condivise, vorrei però arrivare ad una successiva considerazione. Io penso che nel volto di un figlio, come in quello di ogni bambino, si possa scorgere si, il volto di  Gesù ma al suo fianco, anche quello di Allah, di Maometto e di Abramo…

La cura, la tutela dei bambini abbandonati, non dovrebbe a mio parere appartenere ad un credo religioso. L’unico  “credo” di cui i bambini hanno veramente bisogno è quello dell’amore incondizionato da parte dei loro genitori. Non  di preghiere, incenso, mirra e dogmi che non servono quanto un abbraccio.

Vedete, a mio modesto parere, per essere considerati una buona mamma o un bravo papà non occorre appartenere ad una particolare confessione religiosa. Ho conosciuto nella mia vita mamme dal cuore grande cattoliche, atee o mussulmane.

Per essere dei buoni genitori, l’unica caratteristica che occorre possedere è quella del rispetto, dell’amore e della bontà d’animo e queste capacità  si possiedono o non si possiedono, indipendentemente dalla propria appartenenza religiosa o meno.

Che ne pensate? Mi piacerebbe conoscere il vostro parere.

Grazie

Massimiliano

 

Gent.mo Massimiliano,

grazie per le interessanti sollecitazioni che volentieri raccogliamo. Rispettiamo le sue considerazioni e ci permettiamo di accompagnarle con alcune sintetiche riflessioni destinate solo a rilanciare, ambiziosamente, il confronto su alcune delle questioni da lei richiamate.

È vero, i bambini abbandonati desiderano amore, affetto, abbracci; e per essere dei buoni genitori non occorre essere necessariamente cristiani, ma “buone persone” capaci di vedere in quel bambino il volto del proprio figlio.

Ciò premesso, segnaliamo tuttavia alcuni dubbi, rischi, nei pensieri che lei propone.

Essere buoni genitori 

In particolare, le sue parole inducono a pensare solo in contrapposizione alcune attenzioni o atteggiamenti che non necessariamente risultano essere alternativi. Nulla infatti impedisce di essere delle “buone persone” e dei “buoni genitori” mentre, ad esempio, si è cristiani e come tali si vive (per rispetto, mi limito solo a tale esperienza di fede). Inoltre, i bambini abbandonati certamente attendono amore, affetto, abbracci, ma non si capisce come tali attenzioni siano necessariamente inconciliabili con un’“identità religiosa”, con “preghiere, incenso, mirra e dogmi” che nell’esperienza cristiana esprimono ben altro da ciò che lei sembra suggerire.

Nei commenti al Vangelo che in questo sito accompagnano la preghiera del Santo Rosario, non troverà mai una simile “religione”, ma la passione di chi incontrando l’“altro” (coniuge, figlio, prossimo …), si pone nella dimensione delle relazioni e del comune cammino, secondo la logica dell’incondizionata dedizione che istruisce l’accoglienza dell’altro e il dono di sé. In queste pagine potrà trovare, senza pretesa di esclusività o prevaricazione, testimonianze e pensieri di coloro i quali sono giunti a tale esperienza di vita grazie all’incontro con il Signore Gesù, così come di altri che hanno incontrato Gesù o si sono interrogati sulla sua identità e volontà proprio grazie all’esperienza vissuta con la persona amata, col figlio desiderato e accolto, magari in adozione.

L’incontro col Risorto

Tutt’altro dall’essere anonima e inutile – che si dia o meno nulla cambierebbe -, l’esperienza religiosa – universale e propria dell’umano- non dovrebbe mai condurre alla morte l’uomo o rappresentare uno strumento per il suo asservimento: infatti, se vissuto con cuore sincero, ragione cristallina e libera volontà, l’incontro col Risorto, per grazia, rivela all’uomo la sua autentica identità e il senso della sua vita che, buona, deve fare i conti nella storia con alterne e ambigue vicende, anche attrezzandosi con “preghiere, incenso, mirra e dogmi” ovvero gesti, parole, oggetti e un pensiero non ingenui. Forse una pretesa, magari una semplice e non riservata ma accessibile opportunità.

Non tutte le relazioni sono equivalenti, non tutti i desideri e non tutte le esperienze sono assimilabili senza possibili e differenti, entusiasmanti o tragici, esiti. In queste pagine non troverà cristiani che adottano per convertire, ma coniugi innamorati che nel nome di Gesù accolgono per amore e per amare: la conversione che vivono e testimoniano è ben altra cosa da una rappresentazione (banale?) delle religioni e del cristianesimo in cui sinceramente fatichiamo nel riconoscerci. Forse ha ragione, i bambini non “hanno” religione, i bambini “esprimono religione”.

Con gratitudine e rispetto.

Gianmario Fogliazza

Centro studi  ” La Pietra Scartata ” 

 

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