Dopo la preparazione, l’attesa può sollevare dubbi e impazienza. Ma l’incontro tra un bambino e una famiglia affidataria richiede attenzione alle esigenze di entrambi
“Perché dobbiamo aspettare ancora?”. È una domanda che molte famiglie si pongono dopo aver scelto di aprirsi all’affido familiare. Hanno partecipato agli incontri, approfondito il significato dell’accoglienza e riflettuto sulle proprie disponibilità. Poi, però, può arrivare un periodo in cui non accade nulla di visibile: quello che precede l’abbinamento con un bambino o un ragazzo.
In questa fase è naturale chiedersi se il percorso stia procedendo, se ci siano possibilità concrete o se qualcosa si sia fermato. L’attesa, soprattutto quando il desiderio di accogliere è forte, può portare con sé incertezza e frustrazione.
L’incontro giusto conta più della rapidità
L’affido, tuttavia, non segue una semplice lista di famiglie disponibili. Prima di avviare un’accoglienza, i servizi devono valutare quale contesto familiare possa rispondere ai bisogni di quel particolare minore. Ogni bambino ha una storia, legami e necessità proprie; ogni famiglia porta risorse, caratteristiche e limiti che è importante conoscere e rispettare.
Per questo non basta aver concluso la preparazione per arrivare subito a un inserimento. La valutazione dell’abbinamento serve a costruire un progetto sostenibile, che metta al centro il benessere del bambino e le condizioni necessarie a una relazione di fiducia. Un’attesa prolungata, da sola, non significa che la famiglia sia stata dimenticata o giudicata inadatta.
Come vivere il tempo dell’attesa
Non sapere quando arriverà una proposta può essere faticoso. Restare in dialogo con gli operatori, condividere dubbi e aspettative e continuare a interrogarsi sulle proprie disponibilità aiuta a non vivere questo passaggio come una sospensione senza senso.
Un sostegno importante può arrivare anche dalle reti di famiglie affidatarie. Il confronto con chi ha già accolto un bambino permette di conoscere esperienze diverse, riconoscere le difficoltà e prepararsi con maggiore consapevolezza. La rete non serve soltanto a riempire il tempo: crea relazioni di supporto e rafforza quella collaborazione tra famiglie e servizi che accompagna l’affido.
Un percorso che parte dai bisogni del bambino
Non esiste un tempo di attesa uguale per tutti. L’obiettivo non è accelerare a ogni costo, ma individuare un’accoglienza adeguata alla storia del minore e alle possibilità della famiglia. Anche prima dell’abbinamento, dunque, c’è spazio per continuare a formarsi, ascoltare e costruire legami.
Chi desidera conoscere meglio l’affido familiare e valutare la propria disponibilità può partecipare agli incontri informativi promossi da Ai.Bi. Amici dei Bambini. Le informazioni sono disponibili nella pagina dedicata all’affido sul sito dell’associazione QUI







