Ai.Bi. Amici dei Bambini e il Comune di Quartu Sant’Elena hanno organizzato il convegno “Ti racconto l’Affido”. Un confronto utile tra servizi, operatori e istituzioni
Il convegno “Ti racconto l’affido – Affido familiare: strumenti, esperienze e prospettive”, che si è tenuto lunedì 25 maggio nella Sala Affreschi dell’ex Convento dei Cappuccini a Quartu Sant’Elena (CA), è stato un’occasione importante per far “sedere allo stesso tavolo” istituzioni, autorità giudiziaria, esperti dei servizi sociali e realtà del terzo settore. Tutti attori fondamentali per l’Affido Familiare, un istituto fondamentale per il bene dei bambini e le famiglie in difficoltà, ma che da tempo, in Sardegna, non esprime tutte le sue potenzialità. L’occasione è stata utile per creare uno spazio di dialogo che miri a superare le vecchie linee guida, come ha ben illustrato Carmela Corrias, funzionaria della Direzione generale delle Politiche sociali della Regione
La promozione dell’affido familiare
Il “tavolo”, ha detto Corrias deve essere un luogo di confronto e un “percorso partecipato per ridisegnare gli indirizzi regionali sull’affidamento familiare”. L’obiettivo è “la promozione dell’affido familiare come accoglienza temporanea alternativa all’inserimento in struttura”.
Per la Regione resta centrale “garantire l’omogeneità organizzativa e le pari opportunità di accesso ai servizi su tutto il territorio dell’Isola”, e quindi definire un piano che porti avanti azioni univoche, anche per la raccolta dati – allo stato attuale piuttosto carente -, la mappatura delle competenze istituzionali e individui i margini di miglioramento nell’accompagnamento della famiglia affidataria e nel sostegno alla famiglia d’origine.
Solo 6 famigli disponibili all’affido
Nel corso della conferenza, organizzata da Ai.Bi. Amici dei Bambini, in collaborazione con l’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Quartu Sant’Elena, oltre alle istituzioni, come accennato, erano presenti i servizi e gli operatori del territorio. La Garante regionale per l’Infanzia e l’adolescenza Anna Cau ha sottolineato come l’affido familiare resti la “principale misura di protezione per il minore” che attraversa un momento di fragilità familiare. La chiave di volta è il “consenso” della famiglia d’origine, che permette una gestione non traumatica del rapporto tra il minore, i servizi territoriali e le istituzioni chiamate a esprimersi in un percorso che è di corresponsabilità.
Maria Grazia Cilio, Giudice onoraria del Pool Affidi del Tribunale per i Minorenni di Cagliari, ha messo al centro del discorso il lavoro dei servizi per ciò che riguarda la valutazione dell’idoneità della famiglia affidataria e la provenienza del minore. Da questo punto di vista ha denunciato come i territori siano spesso sprovvisti “di strutture sociali adeguate” e, soprattutto, la scarsità di disponibilità delle famiglie all’affido. “Nel 2025 le famiglie sono state 15 – ha sottolineato l’esperta -, a maggio di quest’anno appena 6”.
Dati da migliorare
Ma durante gli interventi non sono mancati anche gli aspetti positivi, come per esempio quello sottolineato dalle assistenti sociali del comune di Quartu Sant’Elena, Silvia Scarparo e Alessandra Piras, ovvero il grande lavoro compiuto dalle amministrazioni della terza città della Sardegna che ha portato ad avere, oggi, 8 operatrici e operatori in forze ai Servizi sociali, 486 nuclei con minori in carico, 57 genitori che si sono rivolti al servizio per chiedere aiuto.
Sul tema degli affidi, la divisione ha gestito 25 inserimenti in struttura, 30 a tempo parziale diurno e 11 affidi, di cui 7 intrafamiliari – presso parenti – e solo 4 eterofamiliari.
Anche Luisa Roncari, docente del Master Affido “Adozione e nuove sfide par la genitorialità”, ha insistito sull’importanza dell’affido come “massima espressione di generatività sociale” e l’importanza del “rapporto di cura” nel bilanciamento dei percorsi relazionali che portano all’affido e su cui incidono variabili sociali come il mutamento delle strutture familiari (oggi per quasi la metà monopersonali mentre nel 1994 erano il 30 per cento).
Anche sul versante della formazione si è fatto tanto, ma c’è stata una evidente “fatica” delle famiglie ad arrivare in fondo al percorso. Dei 62 partecipanti iniziali agli incontri di sensibilizzazione per le famiglie affidatarie, solo 18 sono passati agli incontri successivi e solo 6 hanno concluso il percorso: una coppia e 5 famiglie monopersonali (single).
Infine, le operatrici di Ai.Bi., l’assistente sociale Rita Gungui e la psicologa Silvia Caredda, hanno raccontato i meriti e le difficoltà del percorso di sensibilizzazione delle famiglie, che vengono preparate anche alla gestione dei casi più delicati.
Importante, in chiusura, la testimonianza di Noemi e Gabriele – 34 anni lei, 35 lui – che hanno dato prova di come la voglia di mettersi in gioco e l’inclinazione alla cultura dell’accoglienza, coltivata anche in altri ambiti della loro vita, possa essere messa al servizio di bambine e bambini bisognosi di continuità affettiva.
Informazioni e richieste sull’affido familiare
Se anche tu vuoi essere una risorsa per un bambino in difficoltà, vuoi approfondire la conoscenza dell’affido familiare e riflettere sulla disponibilità a intraprendere questo percorso, puoi partecipare agli incontri organizzati da Amici dei Bambini
Tutte le informazioni si trovano alla pagina dedicata del sito.







