Congedo parentale, una proposta di legge per eliminare una discriminazione dei minori in affido

La proposta di legge ribadisce con forza che “il momento rilevante per il riconoscimento delle tutele di maternità e di genitorialità non è quello del perfezionamento del procedimento giuridico ma quello dell’effettivo ingresso del minore in famiglia”

Ogni bambino che entra a far parte di una nuova famiglia ha bisogno di una dose supplementare di cure, attenzioni, fiducia e amore da parte degli adulti che lo accolgono, fin dal primo momento del proprio ingresso in casa.

La presenza al proprio fianco degli adulti di riferimento è fondamentale e deve valere – imprescindibilmente – per tutti i bambini, senza distinzioni dovute alla natura provvisoria o definitiva del provvedimento che li accompagna, che sia adozione o affidamento, collocamento temporaneo o provvisorio. Ciò che deve prevalere è sempre l’interesse superiore al benessere del minore.

Una proposta di legge per equiparare la durata del congedo parentale

Proprio per garantire a tutti i minori una tutela uniforme e senza distinzioni, è stata presentata nei giorni scorsi alla Camera, dal Coordinamento Care, una proposta di legge che va ad equiparare i mesi di congedo familiare per ogni bambino che entra a far parte di una nuova famiglia, indipendentemente dalla natura del provvedimento che ne dispone l’accoglienza.

La proposta di legge che vede come prima firmataria l’on. Chiara Tenerini, va a modificare l’art. 26 del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità. L’attuale normativa prevede infatti 5 mesi di congedo di maternità – o, nei casi disciplinati dall’articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, di paternità- nei casi di adozione ma tre mesi nei casi di affidamento familiare.

Tale disposizione potrebbe aprire la porta a casi di disparità tra i minori.

Prendiamo il caso di un collocamento temporaneo disposto dal Tribunale nell’ambito di un procedimento di adottabilità.

“Nell’ambito di tali procedimenti – si legge nel testo della proposta – il Tribunale può disporre il collocamento del minore presso una famiglia prima della conclusione definitiva del procedimento di adottabilità e prima dell’eventuale affidamento preadottivo. In molti casi il minore vive stabilmente nella famiglia accogliente per mesi o anni prima che il suo status giuridico venga definitivamente definito. Sulla base dell’interpretazione amministrativa adottata dall’Istituto nazionale per la previdenza sociale, da ultimo confermata con il messaggio n. 3951 del 9 novembre 2023, i casi di collocamento temporaneo disposto dal Tribunale per i minorenni nell’ambito dei procedimenti di adottabilità previsti dall’articolo 10 della citata legge n. 184 del 1983 sono assimilati all’affidamento familiare ordinario e danno diritto soltanto al congedo di tre mesi. Solo alla fine del procedimento di adottabilità, quando il collocamento temporaneo termina e si avvia l’eventuale affidamento preadottivo o viene decretata l’adozione, possono essere fruiti i due mesi integrativi riconosciuti a chi adotta. La disciplina vigente determina così una disparità di trattamento tra minori che, dal punto di vista sostanziale, vivono situazioni analoghe. Dal momento dell’ingresso nella famiglia, infatti, il bambino necessita della medesima presenza genitoriale, delle stesse cure, della stessa disponibilità affettiva e dello stesso accompagnamento educativo e sanitario, indipendentemente dalla qualificazione giuridica del provvedimento che ne ha disposto l’accoglienza”.

Il riconoscimento della tutela deve iniziare dal primo ingresso in famiglia

La proposta di legge ribadisce con forza che “il momento rilevante per il riconoscimento delle tutele di maternità e di genitorialità non è quello del perfezionamento del procedimento giuridico, ma quello dell’effettivo ingresso del minore in famiglia. È infatti da tale momento che sorgono i bisogni di cura, accudimento, costruzione dell’attaccamento e inserimento nel contesto familiare, sanitario, educativo e scolastico”.

L’obiettivo è quello di rafforzare la tutela del superiore interesse del minore garantendo la presenza delle figure adulte di riferimento in un momento delicato e importante come quello dell’inserimento.