In un periodo in cui le famiglie affidatrie sono sempre meno, il loro valore aumenta sempre di più. Perché una società non può permettersi di girarsi dall’altra parte quando una parte più fragile di essa, i bambini in difficoltà, ha bisogno di un aiuto
Che il numero delle famiglie affidatarie stia diminuendo non è certo una novità né una sorpresa. Lo sanno tutti e, purtroppo, tutti non si fanno problemi a sottolinearlo.
Quello che, però, nessuno dice è che, in maniera inversamente proporzionale, il loro valore sta continuando ad aumentare.
Per vari motivi.
Famiglie affidatarie: persone normali, non supereroi
Da un lato, per una semplice “legge di mercato”: meno offerta c’è, più il valore sale. Ma fosse solo questo, si rischierebbe di ridurre inevitabilmente l’affido a un meccanismo economico che non gli è proprio. La vera crescita di valore, infatti, è data piuttosto dal fatto che i casi che si presentano oggi sono sempre più complessi, le fragilità sono più profonde, le fatiche sono maggiori.
Fare affido, oggi, richiede molto: tempo, energie, disponibilità, capacità di stare dentro situazioni difficili senza scoraggiarsi…
Inoltre, nonostante tutto questo, intorno alle famiglie affidatarie aleggia spesso un clima di sospetto, come se dovessero sempre dimostrare o giustificare qualcosa; forse l’aver fatto una scelta che, per i più, è innaturale: accogliere un bambino come figlio, con l’obiettivo di restituirlo, quando sarà il momento, ai suoi genitori d’origine. Perché questo fa l’affido: offre a un bambino o a una bambina un contesto familiare quando la sua famiglia, temporaneamente, non riesce a garantirglielo.
E la fa attraverso “persone normali”, come tutte noi!
L’enorme valore delle famiglie affidatarie
Certo, sarebbe bello che nel mondo le famiglie affidatarie non servissero. Sarebbe bello che ogni bambino potesse crescere serenamente nella propria casa. Ma così non è! Le fragilità familiari aumentano e i bisogni di sostegno alla genitorialità sono sempre più grandi.
E, allora, quando un bambino, per il suo bene, non può restare nella propria famiglia, cosa facciamo?
Ci sono le comunità educative, certo, che tante volte sono un passaggio necessario e prezioso. Ma non sono la stessa cosa: una comunità non è una famiglia.
Una famiglia affidataria offre qualcosa di unico: una quotidianità condivisa, relazioni stabili, affetto, appartenenza. Offre la possibilità di sperimentare cosa significa sentirsi accolti dentro una casa che apre le porte e fa spazio.
Le famiglie affidatarie sono preziose, insomma. Molto preziose. Eppure diminuiscono.
Il dovere di una società
Ogni volta che ci confrontiamo tra associazioni, cooperative, servizi affido… emerge la stessa preoccupazione: facciamo sempre più fatica a trovare persone disponibili.
Le ragioni, come si diceva, sono anche facili da comprendere e molto “umane”: perché una persona dovrebbe rendersi disponibile all’affido? Chi glielo fa fare di complicarsi la vita? Perché accogliere in casa un bambino che porta con sé una storia difficile, ferite, paure, bisogni? Perché farsi carico di una responsabilità che, in fondo, appartiene a tutta la società? Forse perché ci sono domande che non possono essere lasciate senza risposta. Specie se quella risposta, in fondo, è molto facile: perché quando un bambino ha bisogno di una famiglia, qualcuno deve poter dire: “eccoci!”.
Perché una comunità che lascia soli i propri bambini più fragili è una comunità che rinuncia a una parte di sé.
L’affido non è una scelta facile, non è per tutti, ma continua a essere una delle risposte più umane che una società possa dare ai suoi bambini quando attraversano un momento di difficoltà.
E per questo, oggi, il valore delle famiglie affidatarie è molto più grande del loro numero.







