Intervista a Ettorina, la “custode dell’accoglienza” della comunità familiare di Amici dei Bambini e della Cooperativa AIBC “L’albero dei Koala”
“L’albero dei Koala” è una casa molto colorata e nelal quale l’amore lo si respira appena entrando. C’è un muro in particolare, però, che è quello che porta incisi, fisicamente, i segni di tutto le storie che sono passate tra queste mura. È il muro dove sono segnate le altezze dei bambini: una tacca dopo l’altra a testioniare una crescita fisica e non solo.
Disegni colorari
Oltre alle altezze, su un altro muro ci sono decine di disegni fatti da chi in questa comunità di accoglienza ha trovato un luogo sicuro e accogliente dove poter spiccare il volo verso una nuova vita: in una famiglia affidataria, adottiva, o in quella di origine, quando possibile.
A sovrintendere a tutte queste storie c’è Ettorina, una persona che ha imparato da “aprire le porte” fin da quando era bambina: “Mia madre – racconta – mi ha sempre spinta a lavorare per la mia indipendenza ma anche ad avere cura degli altri. Così, il senso del dovere è diventato una parte di me.
Lei, a sua volta, ha condiviso tutto questo con le sue figlie che, oggi, diventate una infermiera e l’altra psicologa, condividono con lei la missione dell’accoglienza.
In questa storia di generosità, un fatto in particolare ha rappresentato una svolta importante: l’accoglienza di un bambino di 8 anni con un disagio cognitivo. Sono state le figlie a dire, senza esitare: “Lo aiutiamo noi”, e, oggi, quel bambino è un giovane di 24 anni, figlio a tutti gli effetti e colonna portante di una casa che non smette di allargarsi.
Una “tappa” della vita che non si dimentica
La comunità familiare “Koala”, infatti, è costituita da una famiglia che accoglie fino a cinque bambini, dai neonati di pochi mesi fino ai cinque anni di età. Insieme agli educatori che supportano quotidianamente le attività, Ettorina vive le fatiche e le gioie di una genitorialità condivisa. Un ruolo delicato e prezioso che deve, da un lato, accompagnare bambine e bambini che già hanno sofferto traumi e separazioni dalle figure adulte di riferimento, dall’altro restare anche, dove è possibile, accanto alle famiglie d’origine per favorire il rientro dei minori.
“Noi siamo una specie di ponte” precisa Ettorina, perché con la famiglia e le operatrici si contribuisce a preparare il terreno per futuri affidi, l’adozione o il rientro a casa, garantendo ai bambini la serenità necessaria per affrontare il domani.
E la bontà di quanto si vive in questa casa è testimoniato dai tanti bambini che, cresiuti, tornano per un saluto. “E la prima cosa che fanno – racconta Ettorina – è correre nella stanza delle altezze per guardare quelle tacche sul muro, o rivedere il proprio disegno appeso nella stanza dei giochi”.
Sono tutti segni concreti di un’accoglienza che non finisce mai. Sono la prova che ogni bambino passato da “L’albero dei Koala” rimarrà per sempre, parte di una grande famiglia che sa guardare al futuro con fiducia.







