Educatore professionale. Che cosa comporta la divisione tra socio-sanitario e socio-educativo?

Con le nuove “Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali” si configura una separazione nella figura dell’educatore professionale, tra ruolo socio-sanitario e quello socio-educativo. Una decisione che ha suscitato critiche e ha spinto anche all’apertura di una petizione

La recente approvazione del ddl 788 ha segnato un momento significativo per la professione educativa in Italia.
Ma c’è chi critica la decisione di mantenere separati i profili socio-sanitario e socio-educativo dell’educatore professionale, una scelta che potrebbe portare inevitabilmente a contenziosi futuri.

L’appello degli educatori

Recentemente, Francesco Crisafulli, educatore professionale, ideatore e curatore del sito www.educatoreprofessionale.it, ha aperto su change.org l’Appello per le Educatrici e gli Educatori Professionali, campagna sostenuta da oltre 1.700 firme raccolte.
L’iniziativa propone un’unica figura professionale che unisca competenze sociali e sanitarie, evitando così la frammentazione del settore.

La separazione dei profili

Il dibattito si è acceso in seguito alla seduta del Senato del 9 aprile, dove sono state espresse parole di stima verso la pedagogia e l’educazione professionale. Tuttavia, nonostante il consenso quasi unanime ottenuto dal ddl, Crisafulli prevede che la separazione dei profili creerà più problemi che benefici, portando a confusione tra i professionisti e complicazioni legali.
La legge, che mira a definire meglio i profili dell’educatore professionale e del pedagogista, non sembra tenere conto delle implicazioni pratiche di tale divisione.
Crisafulli teme che la professione ne esca indebolita, con un aumento dei contenziosi e un disorientamento dei servizi pubblici e del Terzo Settore nella scelta degli educatori professionali.
Inoltre, la questione della formazione e dell’iscrizione agli Albi professionali rimane aperta, con la possibilità che gli educatori debbano iscriversi a più registri per poter operare in diversi ambiti. Questa situazione potrebbe portare a un contenzioso tra i due livelli professionali del nuovo Ordine e, in ultima analisi, a una riduzione dell’educazione professionale a favore di altre professionalità.

L’importanza di una figura unica

Crisafulli sottolinea l’importanza di una figura unica di educatore professionale che possa rispondere in modo integrato ai bisogni delle persone. Invoca l’attenzione sui numeri dei professionisti EP in Italia, spesso citati senza una base verificabile, e auspica l’introduzione di una proposta di legge che definisca chiaramente questa figura unica, uscendo così dal caos normativo attuale.

[Fonte: Vita.it]