minore adottato da un solo genitore è orfano dopo le sofferenze subite

Adozione ai single. Griffini (Ai.Bi.): “Meglio un padre e una madre per non rendere il minore adottato orfano di un genitore. In Italia ci sono 5 milioni 430mila coppie sposate senza figli”

Una proposta per cambiare la legge è ferma al Ministero degli Affari Sociali. Lo scalpore per il caso della bambina con sindrome di Down di Napoli adottata da un single dopo il “no” di 7 coppie idonee ha scatenato il dibattito. Ma più che l’apertura a una novità potenzialmente problematica sul piano psicologico, urge l’attivazione di una Banca Dati nazionale che colleghi i minori adottabili alle coppie disponibili all’adozione in Italia

minore adottato da un solo genitore è orfano dopo le sofferenze subiteAdozione ai single sì, adozione ai single no: è uno dei temi che sembra maggiormente in voga, nelle ultime settimane, nel nostro Paese. La legge n. 184 del 1983 a tale proposito è molto chiara: si tratta di una procedura interdetta, salvo che nei casi eccezionali previsti dall’articolo 44: adozione da parenti o persone legate affettivamente a minore orfano di entrambi i genitori, adozione di figlio del coniuge, grave disabilità del minore e impossibilità di un affidamento preadottivo da parte di una coppia.

Proprio questi ultimi sono gli estremi dell’episodio dello scorso ottobre, salito agli onori delle cronache nazionali e che ha visto come protagonista una bambina napoletana con sindrome di Down, che dopo il “no” di 7 coppie potenzialmente idonee all’adozione, è stata accolta da un uomo single. Sul tema è ferma da circa un anno al Ministero degli Affari Sociali la proposta di legge ‘Ravetto’, che mira a uniformare l’Italia ad altri Paesi dell’Unione Europea, come Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania, dove è consentita l’adozione da parte di single che abbiano un’età maggiore dei 30 anni.

Ma è davvero questo il ‘problema’? Che cosa comporterebbe, a livello psicologico, l’istituzionalizzazione di una scelta come questa per un minore che ha già subito nella sua vita traumi importanti a causa dell’assenza forzata di una famiglia? Ai.Bi. ha le idee chiare in merito e le ha espresse proprio qualche giorno fa, in un’intervista al quotidiano online LumsaNews, attraverso la voce del proprio Presidente, Marco Griffini: tenendo al centro la figura del bambino in attesa di adozione, “dal punto di vista psicologico – spiega Griffini – l’Associazione Amici dei Bambini è contraria all’adozione dei single, perché lo renderebbe orfano di una figura genitoriale. Il minore abbandonato, infatti, ha già subito gravi traumi da abbandono e avere un doppio riferimento è meglio che averne solo uno“.

Una considerazione che trae ancora più forza dai dati pubblicati recentemente dal Ministero della Giustizia, secondo cui, sottolinea ancora Griffini, “nel nostro Paese sono 5 milioni 430mila le coppie sposate senza figli“. Nel 2016, nonostante la notevole riduzione degli ultimi anni, sono state oltre 11.500 le coppie disponibili all’adozione nazionale e internazionale, mentre d’altra parte il cumulo di adozioni nazionali e internazionali pronunciate annualmente non supera ormai la cifra di 3mila (stima orientativa in assenza dei dati della CAI delle adozioni internazionali realizzate nel 2016).

Ci sono ancora moltissime coppie adottive in attesa o comunque disponibili all’adozione e per questo, al di là di ogni considerazione psicologica, il diritto fondamentale di ogni bambino di crescere in una famiglia con due genitori può ancora essere garantito in Italia senza necessità di attivare le risorse, pur astrattamente positive, di persone singole. La legge 184/1983 è chiara, del resto, nello stabilire che le famiglie formate da due coniugi, e di preferenza con altri figli, debbano essere preferibili perfino nell’affidamento familiare temporaneo rispetto all’accoglienza presso singoli.

Ai.Bi. – Associazione Amici dei Bambini, piuttosto, rimarca ancora una volta, in riferimento a casi come quello di Napoli, che l’urgenza reale da affrontare, anche a livello mediatico, è quella dell’assenza di una Banca Dati condivisa tra tutti e 29 i Tribunali per i Minorenni presenti sul territorio nazionale, che sia in grado di rendere facilmente disponibili in qualunque delle sedi le informazioni sui bambini in attesa di adozione con le loro specificità, da un lato, e quelle sulle coppie disponibili e idonee all’adozione, dall’altro. Un servizio che la legge ha previsto fin dall’anno 2000, ma che – nonostante la vittoria di un ricorso di Ai.Bi. al Tar del Lazio nel 2012 – pare ancora incredibilmente lontano dal vedere la luce.