Senato. Interrogazione Pillon (Lega) “Polonia: l’ istituzionalizzazione prolungata di un minore è un abuso alla persona. Urge adozione europea “

Atto Senato.  Interrogazione a risposta scritta 4-00135 presentata dal Senatore SIMONE PILLON (Lega)  martedì 29 maggio 2018, seduta n.007. “Dal 1 giugno abbiamo il ministro della famiglia e auspichiamo che possa assumere la presidenza della Commissione dando così impulso politico a questo settore che è stato devastato negli anni passati. Importante anche in termini di rilancio delle politiche per la natalità sostenere il diritto dei bambini fuori dalla famiglia di essere figli di un padre e una madre, definendo anche uno spazio europeo per le adozioni.” ha dichiarato Simone Pillon.

programma elettorale Lega Nord su adozione internazionaleL’interrogazione promossa dal Senatore Pillon (Lega) riprende temi che, ben 7 ani fa, erano stati oggetto di una raccomandazione concreta del Parlamento Europeo che però non ebbe alcun seguito nei Paesi europei. Il 19 gennaio 2011 era stata, infatti,  proposta una risoluzione del Parlamento europeo sull’adozione internazionale nell’Unione Europea che prevedeva di “coordinare, a livello europeo, le strategie relative allo strumento di adozione internazionale” per migliorare “l’assistenza nei servizi di informazione, la preparazione per l’adozione internazionale, il trattamento delle procedure di candidatura all’adozione internazionale e i servizi post-adozione“. Raccomandazione, questa, che sarebbe potuta diventare operativo grazie alla creazione di una sorta di ‘super-Commissione per le Adozioni Internazionali’ europea, quale istituzione di riferimento e di garanzia per le adozioni europee.

Si chiede al nuovo Governo se intenda “promuovere, anche nell’interlocuzione con le istituzioni europee, la consapevolezza del problema dell’abbandono minorile, affinché siano definiti standardminimi nella materia della protezione dell’infanzia e affinché l’istituzionalizzazione prolungata dei minorenni venga considerata anche in sede europea quale abuso sulla persona essendo in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento; se intenda “affrontare il problema principale della mancanza di dati all’interno del nostro Paese e dell’Europa per regolamentare l’adozione europea” e infine “come intenda promuovere e agevolare l’adozione all’interno dell’Unione europea”.

Riferendosi al recente caso “Polonia” l’interrogazione a risposta scritta (4-00135) presentata dal Senatore Simone Pillon (Lega) al Presidente del Consiglio dei ministri,  lo scorso 29 maggio, pone l’accento sul concetto che “gli Stati europei sono tenuti ad “operare un controllo adeguato per evitare il collocamento dei minori in istituzioni e, quando ciò avviene, prevedere riesami della situazione a scadenze regolari” nonché a “limitare l’espansione delle istituzioni di collocamento per i minori sottratti alla cura parentale a vantaggio di altre soluzioni di presa a carico di qualità, in strutture di prossimità o in famiglie di accoglienza, prendendo nella dovuta considerazione il parere dei minori” (raccomandazioni della Commissione europea nel documento 2013/112/UE del 20 febbraio 2013),

E’ evidente, dunque, cheavendo la Polonia – si legge nello dell’interrogazione –  al pari dell’Italia, ha ratificato la “Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale“, fatta a L’Aia il 29 maggio 1993, già dal 1995”  l’istituzionalizzazione prolungata del minore si configura come abuso alla persona.

In data 5 aprile 2018 è stato pubblicato sul sito internet della Commissione per le adozioni internazionali (autorità centrale italiana in materia di adozione di minori stranieri in base alla Convenzione de L’Aia del 1993 e relativa legge di ratifica n. 476 del 1998) un avviso dal titolo “Adozioni in Polonia” con cui veniva reso noto quanto segue: negli ultimi mesi alcune famiglie adottanti instradate in Polonia, e che avevano ricevuto il parere favorevole all’abbinamento con minori polacchi da parte di uno degli enti polacchi autorizzati (Centro adottivo cattolico di Varsavia), dopo diversi mesi di attesa, sono state informate che il Ministero della famiglia e del lavoro e delle politiche sociali, in qualità di autorità centrale polacca, ha negato il proprio consenso al proseguimento delle relative procedure adottive; la vice presidente della Commissione italiana per le adozioni internazionali (CAI) ha scritto due lettere all’autorità centrale polacca per avere spiegazioni in merito ai numerosi dinieghi; nella risposta ricevuta dal Ministero polacco, è stato comunicato all’Italia che il Governo della Repubblica di Polonia ha deciso di restringere le adozioni internazionali, dando priorità alle adozioni nazionali, nella convinzione di trovare in Polonia delle famiglie adottive disponibili o un ambiente familiare sostitutivo; inoltre, il Ministero della famiglia e del lavoro e delle politiche sociali ha informato la CAI di avere richiesto al Centro provinciale adozioni di Varsavia la revoca dell’adozione internazionale per tutti i minori per i quali il Ministero polacco ha rifiutato il consenso; tale situazione ha generato aspettative successivamente deluse nelle famiglie; per tale motivo la CAI ha invitato, in via cautelativa, gli enti autorizzati operanti in Polonia a non accettare nuovi incarichi da parte di coppie che intendono adottare in Polonia e a non depositare nuovi fascicoli;la Polonia, al pari dell’Italia, ha ratificato la “Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale”, fatta a L’Aia il 29 maggio 1993, già dal 1995; pur avendo la CAI in occasione di tale vicenda, e nel riferito comunicato del 5 aprile, già assicurato il proprio attivo interessamento, anche attraverso i canali diplomatici, al fine di “porre in essere le azioni finalizzate ad una possibile soluzione della vicenda nell’interesse primario dei minori in stato di abbandono e delle famiglie italiane che da tempo attendono di realizzare il loro progetto di adozione”, vicende come questa rappresentano una sostanziale interruzione della cooperazione tra Stati prevista dalla Convenzione, affinché l’adozione internazionale possa svolgersi con le migliori garanzie e “offrire l’opportunità di dare una famiglia permanente a quei minori per i quali non può essere trovata una famiglia idonea nel loro Stato di origine”;essendo gli Stati europei pienamente sovrani nella materia del diritto di famiglia e delle misure di protezione dell’infanzia e adolescenza, la comune appartenenza di questi due Paesi all’Unione europea rappresenta un particolare vincolo, in considerazione dei principi generali sanciti in materia di diritti fondamentali della persona e del superiore interesse del minore; ogni minorenne “ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione” (Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e adolescenza, preambolo);

“in tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente” (Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea, art. 24); pur non esistendo dati certi in materia, già da anni le stime parlano di un milione di minorenni fuori famiglia solo in Europa (Eurochild, “Children in alternative care national surveys”, gennaio 2010); non esistono dati univoci neppure sui minori fuori famiglia nei vari Paesi europei, né banche dati che consentano di monitorare per quanto tempo i bambini rimangono fuori dalla famiglia di origine, perché affidati a famiglie o a strutture, né ancora quanti siano i minorenni, tra quelli fuori famiglia, che già abbiano avuto un riconoscimento formale dello status di adottabilità per effetto di accertamento della condizione di abbandono; sui criteri stessi che conducono alla declaratoria di adottabilità o alla revoca o meno delle responsabilità genitoriali, l’instaurazione di un’uniformità o quanto meno armonia tra le legislazioni e prassi dei Paesi membri sarebbe da considerarsi quanto meno opportuna proprio alla luce dell’obiettivo sancito all’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea, in base al quale “l’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore”; da tempo alcuni studi psicosociali hanno dimostrato che per ogni anno passato all’interno di un istituto di assistenza, dunque in un luogo in cui sono assenti le figure genitoriali, un minore accumula un ritardo evolutivo (sia fisico che cognitivo) di circa 3 mesi (aprile 2010, studio agli atti della terza Conferenza internazionale sulle ricerche in materia di adozione, ICAR); gli Stati europei sono tenuti ad “operare un controllo adeguato per evitare il collocamento dei minori in istituzioni e, quando ciò avviene, prevedere riesami della situazione a scadenze regolari” nonché a “limitare l’espansione delle istituzioni di collocamento per i minori sottratti alla cura parentale a vantaggio di altre soluzioni di presa a carico di qualità, in strutture di prossimità o in famiglie di accoglienza, prendendo nella dovuta considerazione il parere dei minori” (raccomandazioni della Commissione europea nel documento 2013/112/UE del 20 febbraio 2013),

si chiede di sapere:

se il Governo intenda promuovere, anche nell’interlocuzione con le istituzioni europee, la consapevolezza del problema dell’abbandono minorile, affinché siano definiti standardminimi nella materia della protezione dell’infanzia e affinché l’istituzionalizzazione prolungata dei minorenni venga considerata anche in sede europea quale abuso sulla persona essendo in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento;

se non ritenga utile creare a tale scopo un tavolo per affrontare il problema principale della mancanza di dati all’interno del nostro Paese e dell’Europa, con l’obiettivo di istituire delle regole comuni, partendo dalla raccolta dei dati sui minorenni fuori famiglia all’interno dell’Unione europea, per regolamentare l’adozione europea;

se e come il Governo intenda promuovere e agevolare l’adozione all’interno dell’Unione europea, considerato che si tratta di uno strumento di presa in carico dei minorenni in stato di abbandono in Europa da parte di famiglie con la medesima cittadinanza.

L’interrogazione è a firma dei senatori PILLON, CENTINAIO, ARRIGONI, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BONFRISCO, BORGHESI, BORGONZONI, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CALDEROLI, CAMPARI, CANDIANI, CANDURA, CANTU’, CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, IWOBI, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, SOLINAS, STEFANI, TESEI, TOSATO, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI –

(4-00135)