Anno 2018: i piccoli numeri dell’adozione internazionale. È arrivato il momento di superare la crisi?

Si riaccendono i riflettori sull’adozione internazionale all’indomani della pubblicazione dei primi dati delle adozioni realizzate nel 2018 sul sito della CAI ( Commissione Adozione Internazionale)

Ad aprire il dibattito sui piccoli numeri dell’adozione internazionale oltre la crisi – che proseguirà nei prossimi giorni – Luciano Moia con un approfondimento su Avvenire “Accoglienza in famiglia. Le adozioni internazionali? Piccoli numeri (oltre la crisi)”

Nuovi accordi bilaterali, razionalizzazione del sistema, accorpamento degli enti sono i punti chiave di un percorso che potrebbe consentire di reggere alla trasformazione del quadro internazionale” e rilanciare le adozioni internazionali.

Un gesto d’amore straordinario e responsabile, capace di condensare in sé contenuti profondi di promozione umana e di responsabilità sociale che”-  scrive Luciano Moia in un articolo pubblicato oggi, 11 gennaio, su avvenireAccoglienza in famiglia. Le adozioni internazionali? Piccoli numeri (oltre la crisi)” – appare sempre più limitato ad ambiti ristretti, come i circuiti virtuosi dell’associazionismo familiare, dove l’arrivo di un figlio continua a rappresentare un dono e non un diritto.”

Anno 2018, sono poco più di mille e trecento (1.364) i bambini diventati italiani grazie all’adozione internazionale. Erano stati 1.446 nel 2017. Più che dimezzati rispetto ai 3.154 del 2011, ma anche le coppie disposte ad adottare sono calate di circa 500 l’anno. Oggi, sulla base delle domande pendenti presso gli enti, le coppie in attesa risultano circa 3.700. Più o meno la metà riuscirà, nel giro di un paio d’anni, a regalare una famiglia a un bambino che non ce l’ha.” – è la riflessione di Moia.

“Piccoli numeri, certo rispetto agli oltre 5 milioni di coppie senza figli di cui una buona percentuale potrebbe, almeno sulla carta, essere interessata all’adozione” a fronte di oltre 140 milioni di bambini orfani nel mondo (dati Unicef 2016), più di 100 milioni sono bambini africani.

Ma è inutile stracciarsi le vesti” – dinanzi a questi numeri, provoca Moia – “pochissimi di questi minori arriveranno in futuro nel nostro Paese grazie al sistema dell’adozione internazionale. Sono tanti i motivi – da quelli culturali a quelli di politica internazionale – che sembrano congiurare contro la ripresa delle adozioni, del resto in calo in tutto il mondo, con flessioni ben più rilevanti che non nel nostro Paese. Di fronte a un crollo dell’80 per cento nel mondo occidentale dal 2004 al 2016, in Italia la decrescita si è fermata al 55%. Un calo comunque rilevante.

Piccoli spostamenti nel 2018 nei numeri di adozioni realizzate che “confermano la sostanziale tenuta di una dinamica complessa, che dev’essere costruita e mantenuta efficiente grazie al sistema degli accordi bilaterali. Il prossimo 21 gennaio la CAI accoglierà una delegazione del Senegal che, dopo aver ratificato la convenzione dell’Aja qualche anno fa, ha messo in piedi anche la struttura per attuare pienamente il trattato e potrà quindi rappresentare uno sbocco interessante per i nostri enti autorizzati. Stesso discorso per il Benin.”

Da una parte il calo delle nascite e quello dei matrimoni, dall’altra la ‘concorrenza’ della fecondazione assistita finirà per restringere sempre di più il numero delle coppie disponibili all’adozione.” – conclude Moia nella sua disamina sui piccoli numeri dell’adozione internazionale.

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