Lara e la scopa magica

Le parola di Paola, mamma affidataria

Quando Lara è arrivata da me sembrava non conoscere il dolore, il pianto e la paura.

Se cadeva e si faceva male, semplicemente si rialzava e riprendeva a correre. Non chiedeva aiuto a nessun “grande” perché tanto non le sarebbe arrivato.

Se doveva affrontare qualcosa o qualcuno di nuovo, lo ignorava, lo evitava estraniandosi con lo sguardo e con la mente. Diventava assente per difesa.

Sembrava una bambina adulta in un corpicino di 6 anni.

Poi Lara ha iniziato a sperimentare la magia del “bacino dove ti fa male” ,

ha iniziato  a cercare la mia mano adulta per affrontare il mostro che è convinta che dorma sotto al suo letto,

ha iniziato ad essere felice  di conoscere i miei amici ed i loro figli.

ha finalmente iniziato ad essere bambina.

Lara  ha iniziato finalmente ad essere “figlia”.

Solo quando sei bambino e figlio puoi intraprendere la strada per diventare un adulto.

Ed è questo che sto vivendo con quello “scricciolo” che pesa qualche manciata di chili.

Lara l’altro giorno aveva paura di un mostro in casa.

Le ho detto che i mostri in casa mia li prendo a “scopettate sul culotto puzzone”.

Ho preso la scopa ed ho iniziato ad andare in giro per casa con la scopa, dando scopettate all’aria. Immaginatevi la scena.

Poi ho passato la scopa a Lara che ha fatto la stessa cosa. Provate ad immaginare 104cm di bambina che gira per casa con una scopa due volte più alta di lei.

Dopo cena doveva andare in bagno, ma aveva paura del mostro e mi ha chiesto di accompagnarla.Faccio per alzarmi e mi dice “no, vado io. Prendo la tua scopa”.

Ha preso questa scopa grande due volte lei e l’ha sfoderata come una spada di coraggio, ed è andata in bagno (con la scopa).

L’affido è innamorarsi delle risorse di questi figli, che a volte vediamo solo noi genitori affidatari.

Prima dell’affido Lara era un piccolo essere umano “solo”, ovvero con genitori che non sapevano prendersi bene cura di lei.

Ora è una bambina che impara da me ad essere figlia, e chiede ai suoi genitori le stesse cose che ha imparato da me.

Lara sta facendo diventare i suoi genitori, “papà” e “mamma”.

Il mio affido è part time. Lara non sta sempre con me. La prendo e la riporto alla sua famiglia.

Ho a che fare ogni volta con tutta la sua famiglia.

Potrei dire che è un affido di famiglia. E’ un progetto per tutta la famiglia molto bello, altrettanto complesso ed emozionante.

Ma proprio questa relazione con la famiglia a volte mi crea un conflitto: sono le stesse persone che (per la loro storia) hanno creato e sono i problemi di Lara, eppure vedendo i loro sforzi ed il loro affetto, non posso che mettermi anche io nella tribuna dei tifosi VIP a fare il tifo per ognuno di loro.

In questo conflitto capisco le fatiche della famiglia.

In questo conflitto faccio fatica ad accontentarmi del buono per Lara. Vorrei il meglio per lei.

So che non può avere il meglio come altri bambini/figli, tuttavia non voglio accontentarmi di nulla, voglio inseguire e creare per lei il meglio che può avere, senza sconti.

Avere contatti con i servizi minori che seguono anche la famiglia è importante perché mi fa stare con i piedi per terra e mi fa capire la loro situazione: questo serve a me per rispettare ed aiutare i genitori della piccola, e mi servirà per aiutare Lara a fare pace con la sua storia, quando sarà il momento.

A volte, verso questi genitori, vivo arrabbiatura mescolata ad affetto, vivo delusione, comprensione della loro situazione, leggo i piccoli passi in avanti e tutti quelli all’indietro.

L’affido è questo: vivere l’amore in un continuo contrasto tra il giusto e l’ingiusto; vivere una contaminazione tra la storia del papà e mamma, e l’arrabbiatura verso questi genitori che non vogliono o possono reagire alla loro storia, da cui non sanno proteggere i loro figli innocenti.

L’affido è diventare genitore di un figlio “non tuo”  e di preoccuparti dei genitori naturali di questo figlio, come se fossero figli o fratelli tuoi.

L’affido è vedere le prime lacrime di Lara perché ha imparato riconoscere la tristezza, e sentire la prima volta che canta a squarciagola mentre fa il bagnetto perché ha conosciuto la felicità.

L’affido è sentire per la prima volta una bambina che ti dice: “sei venuta qui per me, grazie” e avere il suo abbraccio che è immenso come il futuro migliore che stiamo costruendo.

L’affido è prendersi cura di un fiore che nasce nel cemento e lavorare per realizzare il sogno che diventi un giardino bellissimo, ed il cemento diventi solo un aspetto di quel giardino.

L’affido in fondo è solo amare un “figlio”, tuo o di altri non importa, è sempre un “figlio”.

Una single, mamma affidataria.