Riscaldamento, quando si possono accendere i termosifoni nel 2026

Con l’arrivo dei primi freddi, si guarda già alle date per l’accensione dei riscaldamenti. I primi a partire saranno, dal 15 ottobre, gli oltre 4mila comuni della ”zona E”, la più popolosa d’Italia

Il caldo ha colpito con forza tutta Italia per mesi e ancora riserva giornate miti in questo inizio di autunno, ma l’inverno è comunque ormai alle porte e, specie al nord, la domanda su quando si potranno accendere i riscaldamenti inizia a circolare sulla bocca di molti. Vediamo, allora, di provare a rispondere, nella consapevolezza che, come sempre, non esistono una data e delle modalità uniche valide per tutto il territorio nazionale.

Data di partenza: 15 ottobre

La prima data da segnare è il 15 ottobre 2026, quando potranno essere attivati gli impianti nei Comuni della zona E, che è la fascia più popolata d’Italia e comprende 4.222 comuni dalla Pianura Padana a gran parte delle zone collinari del Centro-Nord, fino ai territorio appenninici e interni del Centro-Sud. Tra le grandi città, rientrano in questa zona Milano, Torino, Venezia, Verona, Trieste, Bergamo, Brescia, Arezzo, Perugia, L’Aquila, Potenza, Campobasso, ecc.
Qui, i riscaldamenti potranno essere accesi per un massimo di 14 ore al giorno, anche non consecutive, ma comprese tra le 5 e le 23, fino al 15 aprile.

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Dalle isole più a sud ai comuni montani

Dovranno aspettare fino al 1° novembre, invece, le città e i comuni della zona D, che comprende Roma, Firenze, Genova e gran parte della Liguria,Ancona e tutta la costa adriatica fino al Gargano, la parte interna della Sicilia nelle province di Enna e Caltanissetta. Qui le ore di accensione consentite sono 12, sempre non consecutive e sempre all’interno della fascia 5 – 23, sempre fino al 15 aprile.
Dopo altri 15 giorni, quindi a partire dal 15 novembre, si potranno accendere i riscaldamenti della zona C, che comprende città come Napoli, Bari e Lecce, gran parte della Puglia, della Sardegna e della Sicilia, escludendo le coste. Per la zona C, le ore di accensione consentite sono 10 e la data prevista per lo spegnimento è quella del 31 marzo.
Stesso spegnimento avrà la zona B, che però accenderà gli impianti (per un massimo di 8 ore al giorno) a partire dal 1° dicembre. Le zone interessate sono quelle costiere della Sicilia e della punta della Calabria, oltre a qualche spicchio di Sardegna. Per la zona A, infine, che è la più mite e comprende Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle, le ore di accensione consentite sono 6 per le settimane che vanno dal 1°dicembre al 15 marzo.
Rimangono da inserire nell’elenco i comuni montani della zona F, la più fredda del territorio italiano, per la quale non sono previsti limiti nazionali.

Autonomia per Regioni e Comuni

Se questo è il quadro generale, bisogna tenere presente che le Regioni e i singoli Comuni possono prendere decisioni autonome in caso di esigenze o condizioni climatiche particolari. È sempre consigliabile, quindi, verificare eventuali ordinanze specifiche del proprio territorio di appartenenza.

Temperature degli edifici

Ultimo aspetto da tenere in considerazione è anche il limite di temperatura imposto per i diversi edifici: nelle case e gli stabili per uso civile non si dovrebbero superare (salvo eccezioni) i 20° C, con una tolleranza di 2 gradi. Per gli edifici industriali e artigianali la temperatura di riferimento sono i 18° C, sempre con una tolleranza di 2 gradi.
In presenza di condizioni climatiche particolarmente rigide, il Comune può autorizzare l’accensione fuori calendario, ma per un periodo giornaliero non superiore alla metà del limite ordinario.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.