Adottare un bambino grande? E’ un gioco da ragazzi!

Oggi raccontiamo la storia di Sergio e Maria Fiammetta, diventati genitori di Robinson e David attraverso un viaggio che li ha portati in Colombia per due mesi. A raccontarcela è Sergio, neo-papà orgoglioso e felice.

1) Com’è iniziata la vostra storia di adozione?

La nostra storia ha un inizio comune a quella di molte altre coppie. Ci siamo innamorati, ci siamo sposati e abbiamo subito desiderato un figlio, che tardava ad arrivare. Abbiamo preso in considerazione l’adozione, preferendola ad altri metodi alternativi di procreazione. Abbiamo conosciuto Ai.Bi,, attraverso un incontro informativo a Milano, con una coppia di genitori adottivi: la loro storia di successo ci ha dato la conferma che la scelta di intraprendere questo percorso era la giusta decisione. Abbiamo letto libri sul tema, frequentato un corso propedeutico a Pavia, la nostra città, e presentato una formale domanda di adozione. 11 colloqui non ci hanno affatto scoraggiato: sono stati passi indispensabili e ci hanno anzi confermato la serietà del percorso d’adozione, che non è una scelta di ripiego ma una precisa “vocazione”.


2) Perché avete scelto Ai.Bi.?

Per la filosofia, che rispondeva perfettamente alle nostre aspettative, ai nostri valori. Ci siamo immediatamente affidati ad Ai.Bi., mettendoci a disposizione per l’adozione di figli che, nella nostra mente, non avevano un’età o una nazionalità in particolare. Nei nostri cuori, sapevamo che da qualche parte i nostri figli ci stavano già aspettando e così è stato: ben presto, dopo un colloquio psicologico di coppia, siamo stati indirizzati verso la Colombia, dove avremmo trovato ad attenderci i nostri figli Robinson, di 11 anni, e David, di 4.

3) Cosa ricorda del momento dell’incontro?

Non sono mai stato bravo con le parole e mi riesce davvero difficile descrivere il momento più emozionante della mia vita, preceduto da grande ansia com’è comprensibile. E’ stato un incontro che definirei surreale: io e Maria Fiammetta stavamo parlando con l’avvocato ed eravamo di spalle, quando a un certo punto si è spalancata una porta. Ci siamo voltati e non abbiamo avuto nemmeno il tempo di vederli, i nostri figli. Robinson, il più grandicello, ci è corso incontro abbracciandoci e lasciandoci senza fiato. Non c’è stato tempo per commuoverci o per piangere di gioia: abbiamo iniziato a giocare con loro, abbiamo fatto merenda e poi, siamo andati a casa…come una “vera” famiglia.

4) Com’è stato il rientro in Italia, sia per voi sia per i vostri figli?

All’aeroporto, abbiamo versato le lacrime di gioia che in Colombia non avevamo avuto il tempo di versare! E’ stato come assistere di nuovo alla nascita della nostra famiglia: un momento toccante e molto divertente. Mia moglie e io stavamo trasportando i bagagli e i nostri figli sui carrellini: quando i bambini hanno intravisto i nonni e la zia (che erano lì ad attenderci e sino ad allora avevano visto solo su Skype), Robinson si è voltato chiedendo alla mamma “Posso correre da loro?”. Sono seguiti abbracci, sorrisi e pianti di gioia. Un tripudio di emozioni che ha coinvolto -anzi travolto!- tutti noi.

Una volta a casa, ogni piccola cosa è stata una scoperta: i bambini hanno mostrato una curiosità verso la nuova vita che ci sorprende ogni giorno. Cucina, sapori, ritmi: pian piano stiamo costruendo insieme nuove abitudini. Insomma, stiamo costruendo la nostra famiglia, tutti insieme.

5) Consiglierebbe l’adozione a un’altra coppia?

Senza dubbio. La nostra esperienza è stata ed è talmente positiva da aver cancellato con un colpo di spugna tutte le difficoltà, psicologiche e burocratiche, di questi ultimi anni. La gioia di aver portato a casa i nostri figli ci ha ampiamente ripagato delle ansie, dei timori, dei sacrifici fatti (non ultimo, il soggiorno di due mesi in Colombia).

6) C’è un consiglio in particolare che si sente di dare a una coppia che ha appena intrapreso il percorso dell’adozione internazionale?

Affrontare con serietà il percorso di adozione. E’ un’esperienza meravigliosa, ma che necessita di impegno e consapevolezza. Questo è l’unico “dettaglio” da non trascurare, per vivere al meglio un’esperienza come questa. Ma per una coppia unita che si appresta ad accogliere un figlio, è un gioco da ragazzi!