Adozione e ricerca delle origini: un passato che non va dimenticato

«Organizzeremo presto un viaggio in Africa, insieme a lui». Lui è Habtamu, il 13enne di origine etiope scomparso lo scorso 4 gennaio da Pettenasco, sul lago d’Orta, in provincia di Novara, dov’era in vacanza con la sua famiglia adottiva, e ritrovato a Napoli lunedì 9. Loro sono Giulia e Marco Scacchi, i genitori adottivi che l’hanno aspettato per giorni nella casa di Paderno Dugnano insieme a un fratellino, anche lui adottato, con nel cuore una domanda: che cosa sta cercando nostro figlio? Tanti genitori con lo stesso interrogativo: sono quasi 4000 i bambini che dagli anni Ottanta entrano in Italia tramite le adozioni internazionali, figli di guerre, carestie, terremoti, per la maggior parte senza più padre né madre… Eppure il pensiero delle origini fa sempre capolino e i genitori adottivi non sempre capiscono quelle nostalgie.

«Il fatto è che questi bimbi non nascono al momento dell’incontro con la nuova famiglia ma hanno un passato e legami con i luoghi da cui provengono»: così spiega Anna Genni Miliotti, esperta di adozione, che ha scritto di recente Ci vuole un paese. Adozione e ricerca delle origini. Testimonianze e strumenti per u viaggio possibile (edizioni Franco Angeli). «La questione delle origini non viene affrontata in modo adeguato. Da un lato i regolamenti dei Paesi esteri non favoriscono il mantenimento dei contatti con la famiglia d’origine e dall’altro i genitori adottivi trascurano questo bisogno dei figli, temendo di poter fallire nella loro esperienza adottiva. Ma il rischio è esattamente il contrario: perché è proprio l’identità il fattore attorno al quale si costruiscono, crescono, vivono e muoiono le relazioni all’interno della famiglia adottiva».

Insomma, è vero che l’adozione interrompe un’infanzia di privazioni, ma forse non tutto il passato di questi piccoli è da buttare nel cestino. «Nell’adozione la formula vincente è la continuità cioè la possibilità di costruire una nuova esistenza collegata a quella vissuta prima. Spesso la famiglia esplode perché non affronta questo tema e lo gestisce nel modo sbagliato. Ma l’insoddisfazione e a volte la rabbia di questi giovani potrebbe anche rivolgersi contro i genitori adottivi».


(Da L’Avvenire, Paola Molteni, venerdì 13 gennaio 2012)