Adozione internazionale: crollano anche decreti d’idoneità e disponibilità delle coppie. La salvezza dell’adozione passa per una nuova fiducia da restituire alle famiglie

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Il crollo del numero dei minori adottati nel nostro Paese, che si manifesta anno dopo anno in tutta la sua drammaticità, è solo la punta dell’iceberg contro il quale sta andando pericolosamente a sbattere il Titanic del sistema-adozioni italiano. Che ha ormai davvero poco tempo per salvarsi dal completo naufragio. Sotto le onde dell’oceano che stanno rapidamente travolgendo l’accoglienza adottiva in Italia si cela infatti una serie di altri elementi che, analizzati sia singolarmente che nelle loro relazioni reciproche, testimoniano l’estrema gravità del fenomeno che, generalmente, definiamo crisi dell’adozione internazionale.

I minori adottati, come tante volte Amici dei Bambini ha denunciato, sono sempre meno. Dopo il picco toccato negli anni 2010 e 2011, rispettivamente con 4.130 e 4.022 bambini stranieri accolti, i dati sono crollati fino a raggiungere i 2.825 del 2013 e non riuscire neppure a toccare quota 2mila nel 2014, secondo le proiezioni effettuate. Insomma, nell’anno appena terminato, si è registrato un calo del 30% rispetto all’anno precedente e del 50% in relazione al 2010.


Ma questi numeri non sono certo isolati. Sono anzi figli di una situazione generale di disaffezione e di sfiducia nei confronti della realtà delle adozioni. Sono pochi i bambini adottati perché sono sempre meno, innanzitutto, le coppie che desiderano adottare. Come rileva il rapporto “Dati statistici relativi all’adozione negli anni 2000-2013”, elaborato dal dipartimento di Giustizia Minorile del ministero della Giustizia, negli ultimi tempi si è assistito anche a un crollo della disponibilità all’adozione da parte delle famiglie italiane. È quanto emerge da un calcolo basato su una proiezione, con un margine di errore del 2,5-3%, fondata sui dati del 2012. Il dato esatto del 2013 non è ancora disponibile perché il Tribunale di Milano non ha rivelato quello di sua competenza.

Le domande per l’adozione internazionale sono passate da 5.057 del 2012 a meno di 4.550 del 2013, con un calo del 10%: in un solo anno, quindi, una coppia su 10 non intende più adottare. E il dato delle famiglie disponibili ad accogliere un bambino straniero è in calo costante dal 2005, quando le domande furono 7.882, con una sola leggerissima risalita nel 2010 (con 6.092 contro le 5.961 del 2009).

Di conseguenza si assiste a una crisi dei decreti di idoneità per l’adozione internazionale. Nel 2012 furono 4.342, mentre nel 2013, sempre secondo le proiezioni, non sarebbero arrivate a 3.650, il 16% in meno: più di un decreto di idoneità su 7, quindi, si è perso per strada nel breve volgere di un solo anno. Anche in questo caso, il calo è costante da diversi anni: nel 2006 i decreti furono il doppio di quelli del 2013 (6.441 contro 3.270).

Anche l’adozione nazionale è stata colpita da analogo fenomeno. In questo caso, le dichiarazioni di disponibilità ad accogliere un minore sono scese da 10.244 del 2012 a meno di 9.600 del 2013, ovvero il 6,4% in meno. E, quel che è più drammatico, è che questo dato corrisponde a poco più della metà di quello fatto registrare nel 2006, quando le domande furono 16.538. In meno di 10 anni, quindi, la disponibilità delle famiglie italiane all’adozione nazionale si è quasi dimezzata.

È dalla presa d’atto di questi numeri che le istituzioni devono ripartire per salvare il mondo dell’adozione dalla sua scomparsa. Un deciso cambio di rotta nella gestione dell’istituto adottivo in Italia è il primo compito che la politica deve assumersi. Presso la società italiana, e in particolare le famiglie, deve essere favorita una vera rivoluzione culturale che permetta di superare l’attuale sfiducia verso la realtà dell’adozione. Per centrare questo obiettivo, il primo passo da compiere è comprendere il valore di un figlio adottivo inteso come vero e proprio dono. Da qui nasce l’iniziativa di Ai.Bi. con la sua nuova campagna #iosonoundono, il cui primo passo è l’accoglimento dei primi 100 incarichi per l’adozione internazionale con le nuove modalità di formazione. Prima di tutto serve approvare finalmente la riforma del settore: un rinnovamento che ormai non può più essere rimandato.